SIMON SCARROW.
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IL GLADIATORE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 9.
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Parte 2.
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Titolo originale: The gladiator. 2009. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Roberto Lanzi e Lucia Mori.
2010. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO DICIANNOVE.
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Aiace, in compagnia di Kharim, osservava attentamente i progressi del suo messaggero.
Chilone si era dimostrato coraggioso, da quando si era aggregato alla piccola banda di fuggiaschi che si
erano uniti ad Aiace fin dai primi giorni della rivolta. Ma nel suo coraggio cera unindifferenza che
Aiace aveva notato fin dalla prima schermaglia con una pattuglia romana. Era come se Chilone non
avesse alcuna paura di morire, anche se amava la sua nuova vita, libero dalle costrizioni terribili della
schiavit. Nelle file di luogotenenti pi vicini ad Aiace, Chilone era certamente il pi popolare. Era
nato libero, figlio di un mercante ateniese. Quando il socio in affari del padre era sparito portandosi
dietro fino allultimo denaro dargento prima del pagamento dei tributi annuali, la sua famiglia era
andata in rovina. Lesattore delle tasse, comera suo diritto, aveva costretto il mercante a vendere se
stesso e la sua famiglia in schiavit. Chilone a quel tempo aveva cinque anni ed era stato separato dalla
sua famiglia al mercato, dove era stato comprato da un ufficiale romano e spedito come schiavo
domestico sui suoi possedimenti a Creta.
Aiace era venuto a conoscenza della sua storia davanti al fuoco degli accampamenti, mentre
conduceva la sua banda di schiavi fuggiaschi attraverso la provincia in rovina. Ma Chilone aveva
raccontato pochissimo dei suoi anni di schiavit e le poche volte che ne aveva fatto cenno gli occhi gli
si erano incendiati di un odio profondo  un sentimento che Aiace poteva facilmente capire. Da molto
tempo aveva imparato a cogliere la differenza tra gli uomini nati schiavi e quelli che lo erano diventati.
Nei primi vi era una certo grado di accettazione. Certo, si erano uniti al suo esercito e combattevano
abbastanza bene, ma non avevano il fanatismo di Chilone e di coloro che avevano sopportato la
schiavit come un marchio dinfamia. Ogni affronto, ogni singola ingiustizia che avevano dovuto
subire, aveva scavato un solco nella loro anima. Era come un veleno ad azione lenta, aveva compreso
Aiace, riflettendo sulla sua stessa esperienza.
Suo padre era stato al comando di una piccola flotta di navi pirata, che aveva sfidato i romani
per molti anni prima di essere intrappolata e distrutta in una baia sulla costa illirica. Suo padre aveva
pagato con la crocifissione la sua sfida a Roma. Aiace e gli altri che erano stati catturati erano stati
venduti in schiavit. Per una crudele ironia fu comprato dal proprietario di una scuola di gladiatori e
venne addestrato a combattere: ora stava ripagando i suoi vecchi padroni per quello che aveva imparato
nellarena causando loro pi sofferenza possibile. Ogni romano che aveva ucciso, ogni tenuta che
aveva saccheggiato e ogni respiro di aria libera che aveva riempito i suoi polmoni, avevano lentamente
fatto defluire il veleno della schiavit.
Lunica preoccupazione che tormentava la sua mente era lincertezza del futuro. Non aveva
nemmeno lontanamente immaginato di provare a lanciare una rivolta, quando era fuggito dal palazzo
del governatore in seguito al terremoto. Era soltanto un desiderio innato di correre, essere libero,
scappare da Creta e trovare la sua strada in un angolo tranquillo del mondo, dove il marchio della
schiavit potesse essere gradualmente cancellato.
Era con la moglie del governatore quando ledificio aveva cominciato a tremare, e Poseidone
aveva scatenato la sua collera sullisola. Si trovavano in uno dei magazzini sul retro delle cucine, dove
lei lo aveva convocato. Antonia era appoggiata alla parete, mentre lui la possedeva, quando le sue
lunghe unghie e i suoi anelli di pietre preziose gli avevano graffiato la schiena. Il muro aveva vacillato,
lei aveva gridato e lo aveva spinto via e in quel momento Aiace aveva preso la decisione di essere
libero. Libero da lei, libero dalloltraggio di essere il suo giocattolo erotico, libero dalla schiavit. Un
colpo in testa laveva messa fuori combattimento. Aiace era corso fuori dal palazzo che stava crollando
tenendo in braccio il corpo pingue della donna e nessuno aveva fatto caso a un uomo che stava
salvando una donna ferita.
Una volta fuggito, Aiace era stato tentato di finire Antonia. Strangolarla o spaccarle la testa con
una pietra. Poi aveva pensato che doveva soffrire come aveva sofferto lui. Avrebbe conosciuto la
vergogna di essere schiava prima di avere il permesso di morire. Quindi, con le mani legate e un collare
di pelle al collo, la grassa donna patrizia era stata trascinata qua e l dalluomo che laveva catturata
mentre lui cercava rifugio nelle colline dietro Gortina. Aiace non era certo lunico schiavo in cerca di
rifugio. La prima notte della sua libert ritrovata, si era imbattuto in diversi uomini e donne logori che
erano fuggiti da una delle tenute di campagna. Lo avevano accolto accanto al fuoco, avevano spartito il
cibo con lui e nel giro di un giorno avevano cominciato a considerarlo il loro capo. Anche loro
avrebbero voluto uccidere Antonia e Aiace aveva avuto la tentazione di lasciarglielo fare, ma alla fine
aveva deciso che non aveva sofferto ancora a sufficienza.
Altri schiavi, da soli o in bande pi numerose, avevano ingrossato le loro file: erano arrivati
uomini che avevano esperienze gladiatorie e persino ex-soldati caduti in disgrazia o costretti in
schiavit. Aiace aveva dato lincarico a questi ultimi di addestrare alla battaglia gli altri schiavi.
Allinizio avevano poche armi ma avevano improvvisato legando lunghi coltelli a dei bastoni, usando
forconi e falci e rubando ogni spada in cui si imbattevano nelle tenute di campagna e nei villaggi che
avevano cominciato a saccheggiare.
Dapprima Aiace si era accontentato di guidare gli schiavi solo fino a saziare il suo bisogno di
vendetta: poi avrebbe seguito il suo piano originario di lasciare lisola e trovare una casa lontano dai
suoi vecchi padroni. Ma pi gli schiavi fuggiaschi guardavano a lui come al loro capo  pi la loro
devozione diventava chiara  meno si sentiva pronto ad abbandonarli. Cera un legame di fedelt di cui
lui si rendeva conto e che accettava. Una cosa che non aveva mai sperimentato negli anni in cui era
stato schiavo.
Se non poteva lasciarli era suo dovere fare in modo che non venissero riportati alla loro
precedente condizione di morti che camminavano. Aveva convocato gli uomini migliori e li aveva
nominati comandanti delle diverse bande. Dovevano mostrare ai loro uomini come usare le armi, come
prendere posizione in formazioni semplici e anche come organizzare la distribuzione delle razioni e dei
bottini. Da subito Aiace aveva chiarito che il cibo razziato era di propriet di tutti. Si era rivolto alla
plebaglia dalla cima di un muro in rovina e aveva detto che avrebbe guidato tutti quelli che avessero
accettato le sue regole. Gli aveva promesso che avrebbero ottenuto vendetta sui loro vecchi padroni e
che li avrebbe portati alla libert. Soltanto un piccolo gruppo di paurosi o di disillusi aveva rifiutato e
aveva lasciato laccampamento dei ribelli. La folla che era rimasta aveva chiesto di combattere i loro
vecchi padroni fino alla morte.
Il primo combattimento era stato contro un piccolo drappello, una colonna di
approvvigionamento romana che si era avventurata fuori da Matala. Nonostante le perdite pesanti,
Aiace era rimasto colpito dal coraggio impavido con cui i suoi ribelli avevano caricato le lance e gli
scudi delle truppe romane. In seguito il loro coraggio era stato ripagato con la distruzione della colonna
che per arroganza era caduta in unimboscata. E poi, solo tre giorni prima, avevano ottenuto un
successo ancora pi grande. Un successo che avrebbe avuto il piacere di raccontare a quei romani, a
patto che avessero il fegato di venir fuori dalle loro difese per parlare con lui.
Guarda!. Kharim indic la citt. Sembra che i romani stiano cedendo al fascino di Chilone.
Aiace fiss Gortina e vide che una delle porte cominciava ad aprirsi. Ne emersero diversi
uomini. Ausiliari. Si disposero in formazione a poca distanza dalla porta. Un attimo dopo uscirono altri
due uomini e presero posizione dietro ai soldati. Chilone, allarmato dalla loro comparsa, volt il cavallo
e si diresse verso di loro, tirando le redini davanti al pi vicino soldato nemico che arretr
nervosamente di qualche passo. Ci fu un breve scambio di parole prima che Chilone facesse voltare la
sua cavalcatura e galoppasse verso Aiace e i suoi compagni.
Il crepuscolo stava scendendo sulla piana mentre Chilone si avvicinava al piccolo trotto,
sollevando polvere e pietrisco.
Generale, sogghign. Sembra che siano disposti a parlare.
Parlare?, rispose Aiace con sdegno. Oh, s. Certo che parleranno. Ma saranno pronti ad
ascoltare?
Se vogliono rimanere in vita allora ascolteranno, disse Kharim calmo. Vuoi che faccia
avanzare il carro?.
Aiace annu. Tienilo coperto e portalo a cinquanta passi.
S, generale.
Kharim fece voltare il cavallo e galopp verso il convoglio delle salmerie. Aiace fece un respiro
profondo e fece segno a Chilone di cavalcare al suo fianco. I sei uomini che aveva scelto come sue
guardie del corpo, tutti ex gladiatori, fecero avanzare i cavalli e seguirono il loro capo, osservando cauti
i romani che li stavano aspettando, pronti a cogliere qualsiasi segno di imboscata. Aiace non si faceva
illusioni, sapeva bene che il nemico era tranquillamente pronto a infrangere le regole del parlamentare.
Si ferm a distanza di sicurezza dai giavellotti dei soldati romani e fece segno ai suoi uomini di
attendere.
Chilone, tu e i tuoi uomini restate qui. Se tentano qualche trucchetto allora venite.
Generale, non puoi fidarti dei romani. Fa che siano loro a venire da noi.
No, voglio che vedano che non ho paura. Aiace schiocc la lingua e fece avanzare il suo
cavallo. Resta qui, Chilone.  un ordine. Quando Kharim arriva col carro voglio che tu lo faccia
fermare dietro le mie guardie del corpo.
S, generale.
Aiace attravers al passo il campo aperto. Gli uomini davanti a lui erano ben visibili sotto i
raggi del sole che tramontava, immersi nella stessa luce ambrata che faceva risplendere lerba e le
pietre fuori dalla citt. Gli ausiliari invece lo guardavano a fatica, accecati dalla luce diretta, e alcuni
avevano poggiato a terra la lancia per schermarsi gli occhi. Sapeva che ai soldati che lo fissavano
sarebbe apparso come una sagoma scura, pi grande e minacciosa man mano che si avvicinava. Certo,
a ogni passo diventava un bersaglio pi facile, ma qualsiasi romano che avesse provato a lanciare un
giavellotto sarebbe stato costretto a proteggersi gli occhi dalla luce del sole. Si ferm a venti passi dal
pi vicino degli ausiliari. Il cavallo sbuff e scalci sollevando una nube di polvere.
Chi sei?, chiese un uomo dietro le file romane.
Aiace, generale dellesercito degli uomini liberi. Indic con il braccio la schiera che si
accampava per la notte. Sono qui per presentare le nostre richieste. Al governatore in persona. O al
suo favorito, se il governatore ha troppa paura di parlare con me.
Non ho alcuna paura. N di te n della tua armata di ribelli.
Allora provalo! Vieni avanti ad affrontarmi. Aiace abbass il braccio, indicando il terreno.
Qui, oltre la protezione dei tuoi uomini.
Le due figure in piedi dietro ai lancieri si fecero avanti fieramente, oltrepassando i loro uomini e
fermandosi a dieci passi di distanza da Aiace. Uno indossava larmatura, un mantello scarlatto, lelmo e
il bastone di vite dei centurioni ed esaminava il comandante dellesercito di schiavi. Aiace sent un
brivido freddo scorrergli lungo il collo. Riconobbe il suo volto. Era lufficiale al comando della
colonna di approvvigionamento. Ma laveva gi visto da qualche altra parte, ne era certo, anche se al
momento non riusciva a ricordarsi dove. Rivolse lattenzione allaltro romano che era pi alto e
indossava una tunica bianca con unampia banda purpurea. Incroci le braccia mentre avanzava
impettito verso Aiace.
Fissa il tuo prezzo, schiavo.
Aiace trattenne la sua irritazione. Non mi considero pi uno schiavo. Nessuno degli uomini e
delle donne del mio esercito  uno schiavo.
Esercito? Non c alcun esercito. Semplice plebaglia.
Aiace non pot far a meno di sorridere. Quella plebaglia ha massacrato un migliaio dei tuoi
uomini migliori, Sempronio.
I romani fecero una smorfia.
Inoltre, continu Aiace, il mio esercito controlla al momento la maggior parte del territorio
meridionale. Andiamo dove vogliamo mentre voi romani vi nascondete dietro le vostre difese e dite le
vostre preghiere. Ma i vostri di vi hanno abbandonato. Non c nulla a separarvi da una morte certa,
tranne me.
Capisco. Sei venuto a salvarci, sogghign Sempronio.
Sono venuto ad offrirvi unopportunit di salvare le vostre vite e le vite di tutti gli uomini, le
donne e i bambini dentro alle mura di Gortina.
E come posso salvarli?
Dandoci la libert e assicurandoci il libero transito da questisola fino alla frontiera orientale
dellimpero.
Sempronio sorrise amaro. Tutto qui?
 uno scambio equo per le vostre vite, non pensi?
No.  fuori questione. Non ho lautorit per farlo.
Ma sei il governatore. Agisci in nome dellimperatore e del Senato. Puoi garantirci la libert.
A quale scopo?, disse Sempronio con un ghigno. Pensavo che non foste pi schiavi.
Voglio che sia messo per iscritto, disse Aiace con fermezza. Voglio che sia garantito nel
nome di Roma.
Perch?, insist Sempronio. Che differenza fa?.
Aiace sorrise. So quanto siete attaccati alle scartoffie. Voglio che la nostra libert venga resa
ufficiale.
Sempronio rimase in silenzio per un attimo. Hai intenzione di sbatterci in faccia la tua
vendetta.
S.... Limmagine di suo padre inchiodato ai pali della croce, lasciato a morire da solo, si
affacci nelle mente di Aiace  cruda e dolorosa. Merito la vendetta per le sofferenze che ho subito
per mano della vostra gente. E lo stesso vale per tutti i miei seguaci. Il vostro imperatore dovrebbe
considerarsi fortunato che le mie richieste siano cos modeste.
Ma sai benissimo che Claudio non pu accettarle. Il Senato non approverebbe mai. E neppure
il popolo. Se accettasse le richieste di un comune schiavo la folla lo farebbe a pezzi.
Scoprirai che sono uno schiavo piuttosto fuori dal comune, governatore, disse Aiace.
Altrimenti non saremmo qui.
Bene, allora. Diciamo pure, per amore della discussione, che io accetti la tua richiesta. Cosa ti
fa pensare che anche gli altri ufficiali romani la onorino? In ogni caso non avresti modo di trovare navi
sufficienti a trasportare la tua gente lontano da Creta. Come pensi di convincere Roma ad attenersi agli
accordi?
 semplice. Prender in ostaggio te, tutti i romani e le famiglie pi importanti della citt.
Verrete con noi lungo tutto il cammino. Quando raggiungeremo la frontiera, e non prima, vi
rilasceremo. Se limperatore o qualunque suo subordinato tentasse di ostacolarci, allora inizier ad
uccidere i prigionieri, a cominciare da te.
Sempronio fece un respiro profondo. Non funzioner. Te lho detto, Roma non pu accettare
le tue richieste.
Allora sta a te convincere limperatore. Suppongo che tu abbia preso lezioni di retorica da
giovane. Senza dubbio da un costoso schiavo greco. Adesso  il momento di mettere a frutto le tue
capacit. Ne va della tua vita.
 assurdo. Non posso accettare le tue richieste. E tu lo sai. Sempronio fece una pausa e
respir profondamente. Ora ti dir le mie condizioni. Uno: deponi le armi e ti arrendi. Due: mi indichi
tutti i fomentatori della rivolta. In cambio spedir te e i facinorosi a Roma, e sarete processati davanti
allimperatore e al Senato. Far tutto quello che  in mio potere per limitare la punizione degli schiavi
che torneranno dai loro padroni di loro spontanea volont.
Aiace fiss freddamente il romano. Si era aspettato tale disprezzo da parte di Sempronio, sapeva
che le sue richieste sarebbero state rifiutate. Era tempo di dimostrare a quei romani che erano
seriamente in pericolo.
Senatore, le tue condizioni non sono pi accettabili delle mie. Ma la differenza tra noi  che tu
non sei nella posizione di fare richieste. Aiace si volt e grid: Chilone! Porta qui il carro!.
La fila di cavalieri si apr e avanzarono quattro buoi che trasportavano un carro coperto. Un
carrettiere sedeva sulla pedana con un altro uomo terribilmente sporco. La sua tunica era a pezzi e
rivelava la pelle striata di lordura e sangue e segnata da tagli e lividi. Aveva mani e caviglie incatenate
al carro e teneva la testa bassa.
Che cos?, chiese Sempronio.
Aiace si volt nuovamente verso di lui. Sospetto che vi siate chiesti perch non abbiamo
puntato su Gortina subito dopo limboscata. La risposta  sul carro. Sapete, il mio esercito ha
oltrepassato Gortina nella notte, otto giorni fa. Ci siamo diretti a Matala. Il comandante della
guarnigione si  dimostrato arrogante quanto te, Sempronio. Ha radunato tutta la cittadinanza
sullacropoli. Quelli che sono rimasti nel campo dei rifugiati li abbiamo passati a fil di spada. Ho
mandato un messaggero alla porta dellacropoli per chiedere che si arrendessero. Ho detto al tuo
centurione Portillo che volevo il loro cibo, non lui e la sua gente. Se si fosse arreso potevano andarsene
in libert. Ma se non si fosse arreso entro due giorni, avrei preso lacropoli e massacrato tutta la gente
allinterno delle mura. Sono contento di dire che Portillo mi ha dato ragione e si  arreso il giorno
seguente. Aiace fece una pausa e il carro avanz rumorosamente, si gir di lato e si ferm dietro di lui.
Si sent una zaffata di morte e decomposizione e il ronzio della mosche, mentre lui proseguiva.
Purtroppo, per quanto riguarda la popolazione di Matala,  stato necessario far di loro un esempio
perch voi poteste prendere sul serio le mie richieste.
Che coshai fatto?, chiese il centurione alle spalle di Sempronio.
Ho fatto ci che era necessario. I miei uomini sono entrati nellacropoli e hanno ucciso lintera
guarnigione e la popolazione di Matala.
Sempronio scosse la testa. Menti.
S, immaginavo questa reazione. Per cui ho portato la prova. Chilone, scopri il carro.
Arricciando il naso dal disgusto, Chilone fece avanzare il suo cavallo e afferr un angolo della
tela che copriva il carro. Con uno sforzo selvaggio la tir via e la fece cadere a terra. Un vortice di
insetti si alz nellaria della sera. Sempronio si copr la bocca con una mano e fece un passo indietro. Il
pi vicino degli ausiliari diede unocchiata al contenuto del carro e si volt per vomitare. Aiace
osservava le loro reazioni mentre guardavano le teste mozzate impilate sul carro con calma
soddisfazione.
Questo  ci che rimane dei soldati della Dodicesima Ispanica. Il resto labbiamo lasciato alle
carogne e ai cani.
Aiace si volt verso il carro e indic luomo in catene. Liberatelo! Poi lasciate qui il carro e
tornate allaccampamento.
S, generale, rispose il carrettiere e apr il gancio che legava le catene al carro. Poi spinse
rudemente luomo gi dalla pedana facendolo cadere a terra con un tonfo. Luomo rest supino, tra
lamenti di dolore.
Alzati!, ordin Aiace. Chilone afferr luomo per i capelli rimettendolo in piedi, poi gli diede
un calcio e luomo si trascin in avanti, verso Aiace e i due romani.
Magari adesso non lo riconoscete, disse Aiace squadrando luomo, ma credo che vi
ricordiate del centurione Portillo, gi comandante della guarnigione di Matala. Ho pensato di
risparmiarlo in modo che potesse confermare quello che vi ho appena detto. Ecco, senatore, il
prigioniero  tuo.
Chilone spinse Portillo verso Sempronio, che non pot evitare di indietreggiare davanti alla
creatura sporca e puzzolente che gli si era parata davanti. Il senatore deglut e si sforz di parlare in
tono tranquillo mentre interrogava Portillo.
 tutto vero?
S, signore, mormor Portillo, che non osava incrociare lo sguardo del suo superiore.
E sono tutti morti?
S, signore, la voce del centurione si incrin. Li ho visti morire. Tutti i miei uomini. Tutti i
civili, persino i bambini.
Capisco. Sempronio lo fiss. Ed  vero che ti sei arreso senza combattere?
Non avevamo scelta, protest Portillo. Minacciavano di passarci a fil di spada. Lavete
sentito.
Sembra che labbiano fatto comunque. Lespressione di Sempronio divenne severa. Hai
disonorato te stesso.
Non essere troppo duro con lui, intervenne Aiace. Lho tradito. Non poteva saperlo.
Non poteva sapere cosa?, gli intim Sempronio. Che non ci si pu fidare della parola di uno
schiavo?
Cosa centra la mia parola? O la tua?. Aiace tacque per un attimo. Tutto quello che conta 
che ora conosci le conseguenze se ti rifiuti si accondiscendere alle mie richieste. Per lultima volta,
senatore. Farai in modo che Gortina si arrenda a me. Se non lo fai, allora tu e tutti gli altri condividerete
il destino della gente di Matala. Hai tempo fino a mezzogiorno di domani per decidere.
Gir il suo cavallo verso laccampamento, poi si ferm e si volt indietro, indicando Portillo.
Ti restituisco questuomo. Non ne ho pi bisogno.
Sempronio gett unocchiata al centurione Portillo e poi si schiar la gola. Non lo voglio. N io
n i miei uomini verremo contaminati dalla sua codardia.
Aiace scroll le spalle. E cos sia. Chilone!.
S, generale?
Finiscilo.
Chilone annu e smont da cavallo. Tir fuori un pugnale dalla cintura e avanz verso Portillo
con un sorriso crudele. Questultimo sgran gli occhi dal terrore e barcoll verso Sempronio crollando
in ginocchio.
Risparmiatemi! Per piet, non permettete che lo faccia!.
Sempronio arretr velocemente. Non osare implorarmi, vigliacco!.
Chilone era alle spalle di Portillo e lo prese per il collo. Portillo non ebbe neppure il tempo di
emettere un sospiro che la lama gli squarci la gola. Un fiotto di sangue schizz sul terreno. Chilone
lasci la presa e fece un passo indietro. Per un attimo Portillo serr freneticamente le mani alla gola,
poi cadde allindietro e rotol su un fianco, scosso dai tremori mentre si dissanguava.
Chilone pul la lama sulla tunica.
Bastardo, borbott il centurione che accompagnava Sempronio. Sguain la spada e si fece
avanti.
Metti via la spada!, grid Sempronio.
Il centurione lo ignor e continu a procedere verso Chilone. Vediamo come te la cavi con un
uomo che pu combattere.
Lascialo stare!, Sempronio afferr la spalla dellufficiale.
Ti ho dato un ordine, centurione Macrone! Lascialo andare.
Aiace raggel. Si ferm un attimo poi si volt e fiss lufficiale romano. Macrone? Il
centurione Macrone?.
Il suo cuore si riemp di emozioni. Odio profondo, rabbia e una strana esaltazione. Fremette
deccitazione e avvert un desiderio quasi inumano di avventarsi su Macrone e farlo a pezzi. Il sangue
gli pulsava nelle vene mentre alzava la mano, con le dita serrate come se volesse prendere per il collo il
centurione. Poi lattimo pass, e si sforz di controllare i suoi pensieri. Non ora. Non quando cera in
ballo una posta pi alta.
Aiace, il figlio del pirata. Macrone annu lentamente, con la spada alzata e pronto a difendersi
da qualunque attacco. Ti ricordi di me, allora?.
Aiace emise un gemito soffocato mentre lottava per soffocare la rabbia.
Mi ricordo molto bene di te, prosegu Macrone. E mi ricordo di tuo padre. Quando tutto
questo sar finito avrai il suo stesso destino. Per gli di, te lo giuro... A meno che tu non voglia
combattere contro di me ora. Fatti avanti!. Sollev la spada. Da uomo a uomo.
Aiace respirava profondamente. I suoi sensi erano amplificati e pronti a cogliere ogni suono,
ogni sguardo e odore, come tutte le volte che era sceso nellarena dopo il segnale dellinizio dei
combattimenti. Pian piano si sforz di calmare il suo desiderio di avventarsi su Macrone. Appoggi la
mano che impugnava la spada su un fianco e si ricompose sulla sella, fissando ancora il romano.
Avremo il nostro combattimento, romano. Non qui, non ora. Ma verr il momento. Nessun
dio, nessun destino, nessun uomo mi toglier il diritto di ucciderti con le mie stesse mani.
Aiace improvvisamente volt il cavallo e lo spron al galoppo verso il suo esercito. Il suo cuore
era pieno di determinazione. Una volta sconfitto Macrone, gli avrebbe insegnato cosa voleva dire
morire nel modo pi umiliante e angosciante, proprio come era stato per il padre di Aiace.
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CAPITOLO VENTI.
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Cosa pensavi di fare, laggi?, disse bruscamente Sempronio non appena furono tornati al loro
quartier generale sullacropoli. Lo stavi sfidando. Hai visto la sua espressione alla fine. Era impazzito.
Per un attimo ho pensato che ti sarebbe saltato addosso a mani nude.
Sarebbe stato meglio per noi se lavesse fatto, signore, rispose freddamente Macrone. Avrei
potuto batterlo. Senza Aiace quanto resisterebbe quella plebaglia?.
Sempronio lo scrut con unocchiata calcolatrice. Cosa ti fa pensare che lo avresti battuto?
Sembra un valido combattente, come tutti i gladiatori che ho visto nellarena, ed  addestrato ad
uccidere.
Vale anche per me. E ho molta pi esperienza. E poi il suo addestramento da gladiatore non gli
avrebbe giovato, se avesse perso la testa e si fosse gettato in un combattimento cieco di rabbia.
Sempronio annu. Capisco. Contavi su questo. Per questo lhai provocato.
Certamente, signore. La prima regola della guerra  cerca sempre di portare il nemico alle tue
condizioni.
Be, allora ti devo delle scuse. Per un attimo ho pensato che avessi perso il controllo.
Io?. Macrone sembr offeso. Perdere il controllo?
Ad ogni modo, grazie al tuo intervento dubito che Aiace risparmier qualcuno se riesce a
prendere Gortina. Sempronio si sedette al tavolo e si volt a guardare la citt. Macrone aveva dato
ordine di accendere torce e lucerne lungo le mura, nel caso che i ribelli avessero tentato un attacco con
il favore delle tenebre. Aveva raddoppiato il numero di uomini di guardia, e il resto delle truppe era
acquartierato in case vicine alle mura di cinta. A un chilometro dalla citt si vedevano fal disposti in
un grande arco che circondava le colline alle spalle dellinsediamento. Non appena la notte cal, alcune
squadre di uomini furono mandate fuori da Gortina per iniziare a spargere i chiodi lungo gli accessi alle
parti pi deboli delle mura. Cera un silenzio teso mentre i difensori osservavano la schiera nemica in
attesa.
Sempronio si allontan dalla finestra. Se la citt cade prender i suoi ostaggi e uccider tutti
gli altri. Ne sono sicuro.
Allora dobbiamo fare in modo di tenere Gortina.
Facile a dirsi, Macrone. Dobbiamo pensare a tutte le scelte che abbiamo.
Macrone spalanc gli occhi. Non starete seriamente pensando di arrenderci?
No, rispose Sempronio. Ma  comunque una possibilit. Dovremmo presentare la situazione
al consiglio cittadino. Devono essere informati.
Macrone scosse la testa. Signore, se permettiamo a una manica di civili di esprimersi in
proposito, ovviamente sceglieranno lofferta di salvare la pelle.
Allora dovremmo persuaderli che Aiace non  affidabile.
Ma perch chiederglielo? Diciamo loro soltanto che non ci arrenderemo e che combatteremo i
ribelli fino allultimo uomo, o fino a quando Catone non torner con i rinforzi.
Dobbiamo averli dalla nostra parte, anche se dubito che lidea di battersi fino allultimo otterr
molto consenso. Dobbiamo enfatizzare lidea che la citt verr liberata. Sempronio sbadigli e si
pass una mano tra capelli striati di grigio. Comunque vada, dobbiamo radunare il consiglio ed
esporre la situazione. Li far condurre qui entro unora. Ti voglio con me.
Macrone scroll le spalle. Sarebbe meglio che io rimanessi sulle mura, signore. Nel caso il
nemico tentasse un attacco.
No. Resterai qui.  un ordine. Se questa citt pu essere difesa, allora avranno bisogno di
sentirselo promettere da un soldato professionista. Dobbiamo dissuaderli dal considerare la resa, per cui
dovrai essere convincente, Macrone. Lultima cosa di cui abbiamo bisogno  una citt divisa quando
affronteremo i ribelli.
I consiglieri cittadini, decimati dal terremoto, entrarono nellufficio con espressioni ansiose e
presero posto sulla panca che Sempronio aveva ordinato di portare per loro. Aveva pensato di farli stare
in piedi, ma poi aveva deciso che era meglio che lui rimanesse in piedi e loro seduti. Era una vecchia
tecnica per ristabilire lautorit che aveva appreso dal suo maestro di retorica greco. Quando lultimo di
loro fu entrato e si fu accomodato sulla panca, Sempronio diede unocchiata a Macrone che era seduto
in un angolo dellufficio. Il centurione era proteso in avanti, con i gomiti sulle ginocchia e il mento
appoggiato ai pugni, e guardava il pavimento con aria rassegnata. Sempronio aggrott le sopracciglia
per un attimo, prima di voltarsi verso il suo pubblico che stava parlottando a bassa voce.
Grazie di essere venuti, signori.... Attese che tutti si zittissero e gli rivolgessero la loro
attenzione. Come certamente saprete, i ribelli sono arrivati a Gortina. Alcuni di voi sono a conoscenza
del fatto che io e il mio ufficiale militare pi anziano abbiamo incontrato il loro capo, Aiace il
gladiatore, al crepuscolo. Ci ha presentato le sue richieste: pretende la libert e un salvacondotto fino
alle frontiere dellimpero per lui e i suoi seguaci.
Allora perch non accettiamo le sue condizioni?. Uno dei consiglieri, un grasso mercante, si
sporse in avanti. Diamogli quello che vuole e facciamolo andare via.
Molti dei suoi compagni annuirono e mormorano parole dapprovazione.
Sempronio lo fiss. Polocrite, vero? Esportatore di olio doliva.
Luomo annu e incroci le braccia mentre Macrone mormorava tra s: Tale padre, tale figlio.
Niente fegato.
Non  cos semplice, Polocrite. Anche se accettassi le sue richieste, Aiace vuole prendere
ostaggi per assicurarsi che manterremo la parola. A tal fine vuole che la citt si arrenda e ci
consegniamo a lui.  sua intenzione tenere gli ostaggi finch non  fuori dal territorio romano.
Mentre il peso delle sue parole gravava nel loro animo, un altro consigliere prese la parola. 
ridicolo. Non pu sperare di portare con s lintera citt. Come potrebbe nutrire una tale moltitudine?
Come farebbero i ribelli a evitare le fughe?
Aiace non intende portare con s tutti. Soltanto i romani....
Polocrite annu.  giusto.
E il resto delle famiglie ricche di Gortina, continu Sempronio.
Questo  un oltraggio! La lotta di questo gladiatore  contro Roma. Noi non centriamo nulla.
Perch non vai da lui a dirglielo?, chiese Sempronio. Ora fate silenzio e ascoltatemi. Aiace
vuole ostaggi che abbiano un qualche valore. Spera che limperatore ci pensi due volte prima di venir
meno a qualsiasi accordo che io possa fare sulla liberazione di quegli schiavi. Devo dirvi che non penso
assolutamente che Claudio permetter che una rivolta in massa degli schiavi possa aver successo.
Certamente, credo che far tutto quello che  in suo potere perch Aiace e i suoi ribelli vengano
inseguiti e distrutti. Se questo vuol dire che verremo uccisi, allora  un prezzo che Roma  preparata a
pagare. Fece una pausa, armandosi di coraggio per continuare. E ci sono notizie peggiori. Credo
fermamente   una mia convinzione  che se Gortina si arrende ai ribelli, gli schiavi prenderanno gli
ostaggi e passeranno a fil di spada il resto della popolazione.
Come potete saperlo?, disse Polocrite con tono beffardo.
 molto semplice. Alcuni giorni fa la guarnigione e la popolazione di Matala si sono arrese ai
ribelli e ora sono tutti morti.
Per un attimo ci fu un assoluto silenzio nella stanza, prima che uno dei consiglieri chiedesse:
Morti? Come fate a saperlo?
Ce lo ha detto Aiace, disse Sempronio indicando Macrone. Ci ha portato le teste della
Dodicesima Ispanica e il loro comandante ha confermato tutti i dettagli. Poi Aiace lo ha assassinato
davanti ai nostri occhi. Se non mi credete potrete vederlo da voi alle prime luci dellalba. Ha detto che
voleva darci una prova, a noi e a Roma, della sua determinazione.  possibile che volesse bruciarsi i
ponti alle spalle per essere sicuro che i suoi seguaci capissero che non c alcun modo di tornare
indietro. Non dopo aver massacrato unintera citt. Per gli schiavi dora in poi ci sono soltanto libert o
morte.
Se ha gi dato prova della sua risolutezza, allora non avr bisogno di uccidere la nostra gente,
disse Polocrite.
Non sono daccordo. Dopo Matala non ha pi paura delle conseguenze delle sue azioni.
Sempronio richiam alla mente la rabbia selvaggia e lodio che aveva visto negli occhi del gladiatore e
il suo crudele piacere per la morte di Portillo. E andrei oltre. Ama uccidere e ha una sete insaziabile di
vendetta nei confronti di quelli che un tempo erano i suoi padroni. Sarebbe folle fidarsi di lui. Metterci
nelle sue mani sarebbe una specie di suicidio.
Cosa suggerisci di fare, allora?. Polocrite alz le mani.
Dobbiamo difendere Gortina. Non dobbiamo sottostare alle sue richieste.
Come possiamo difendere Gortina contro quella moltitudine?. Polocrite si rivolse a Macrone.
Sei tu il soldato, qui. Che speranze abbiamo di tenere la citt?.
Macrone alz gli occhi al cielo. Pi o meno le stesse possibilit di sopravvivere se i ribelli ci
prendono in ostaggio.
Il consigliere spalanc la bocca, poi si rivolse ai suoi compagni. Avete sentito? La situazione 
senza speranza.
Non  senza speranza, lo contraddisse Macrone con decisione. Non ho detto questo. Tutto
dipende da una serie di fattori. Il nemico  in superiorit numerica ma non hanno un buon
equipaggiamento e non sono addestrati. Non hanno strumenti di assedio e dovranno imparare ad
attaccare una citt improvvisando. Daltra parte, considerando la lunghezza delle mura che dobbiamo
difendere e il fatto che alcune sezioni, che abbiamo riparato in fretta, sono pi deboli, il numero pu
fare la differenza. Tuttavia, se resistiamo finch non arriva Catone con i rinforzi, allora la vittoria 
nostra.
E quante possibilit ci sono che il tuo amico abbia raggiunto lEgitto?.
Macrone nutriva i suoi dubbi. Cerano molti pericoli sulla strada per il porto, poi Catone doveva
attraversare il mare fino alla costa africana, un tratto infestato dai pirati che attaccavano vascelli
mercantili solitari. Anche se fosse riuscito a raggiungere Alessandria avrebbe dovuto affrontare
nuovamente il mare per il viaggio di ritorno.
Macrone fece un profondo respiro ed emise un sibilo di frustrazione. Il centurione Catone...,
fece una pausa e guard Sempronio. Voglio dire, il tribuno Catone,  uno degli ufficiali pi in gamba
dellesercito romano. Se c qualcuno che pu arrivare ad Alessandria e portarci gli uomini di cui
abbiamo bisogno per porre fine a questa rivolta,  lui.
Capisco. E quanto tempo pensi ci voglia prima che torni con un esercito abbastanza forte da
distruggere il gladiatore e i suoi seguaci?
Difficile a dirsi. Macrone fece una smorfia. Altri dieci giorni come minimo, ma pi
realisticamente almeno venti.
Polocrite lo fiss per un attimo prima di scuotere la testa con un sorriso. Per qualche ragione
questa notizia non mi incoraggia.
Si alz in piedi e si rivolse agli altri consiglieri. C un altro modo per salvare Gortina. Per
salvare la nostra gente.
Allora diccelo, rispose Sempronio. Sono sicuro che saremo tutti felici di scoprirlo.
Polocrite lo ignor deliberatamente mentre si rivolgeva ai suoi compagni. Aiace sa che perder
centinaia se non migliaia di uomini se sar obbligato ad assaltare Gortina. E ci possono volere molti
giorni. Tutti fattori che scoraggeranno i suoi seguaci. Ogni giorno in pi in cui saranno obbligati a
combattere aumenter il loro desiderio di sangue. Non ci sar piet se prenderanno la citt. Saremo
uccisi. Le nostre donne verranno violentate e torturate e i nostri figli massacrati.
Macrone annu. Tutte ragioni in pi per combattere fino allultimo.
No, rispose fermamente Polocrite. Tutte buone ragioni per trovare un altro modo di
allontanare il pericolo. Prosegu con voce astuta. E se proponessimo ad Aiace di consegnargli i
romani? Se cooperassimo per fornirgli gli ostaggi allora sarebbe grato alla gente di Gortina per aver
salvato gli uomini che perderebbe in un assedio alla citt, e per avergli risparmiato il tempo e lo sforzo
di un assedio. Polocrite si ferm un momento, poi concluse: Penso che potremmo stringere una pace
separata con i ribelli.
Ci fu un silenzio imbarazzato prima che Macrone scoppiasse a ridere. Insolente di un bastardo
greco! Per un attimo ho pensato che facessi sul serio.
Polocrite si gir verso di lui, impassibile. Sto facendo sul serio.
No, non  vero, sorrise Macrone. Perch altrimenti saresti uno sporco traditore che pugnala i
suoi alleati alle spalle. E se cos fosse, allora non avrei scelta: dovrei tagliarti la gola e gettare la tua
inutile carcassa al di l delle mura di cinta nel fossato, in pasto ai cani.
Non oseresti, disse Polocrite con calma.
Mi dispiace, Macrone alz le spalle. Come dicevo, non avrei scelta. Sarebbe spiacevole ma
necessario. Sono certo che capiresti... Ma dato che ci stavi facendo uno scherzo e non stavi davvero
meditando di disonorarti in maniera tanto vigliacca, non c da preoccuparsi. Ti sei divertito. La resa e i
negoziati con Aiace sono fuori questione. Fece una pausa ed estrasse con noncuranza il pugnale,
usando la punta per pulirsi le unghie. Ho ragione, vero?.
I consiglieri guardarono attentamente Polocrite, che fissava Macrone e valutava la possibilit di
sfuggire a quel triste destino.
Scusa?. Macrone sollev lo sguardo dalle unghie. Hai detto qualcosa?
No.
Macrone alz le spalle e si tir lentamente in piedi.
Voglio dire s, Polocrite arretr di un passo.
S?
S, si affrett a dire Polocrite. Stavo scherzando.
Bene, annu Macrone riponendo il pugnale. Allora avevo ragione io.
Be, Sempronio si schiar la gola imbarazzato. Sembra che siamo tutti daccordo sul da
farsi, signori.  importante che ci presentiamo uniti ai difensori e alla popolazione di Gortina. Non si
far menzione di negoziati col nemico. Il nostro obiettivo comune  difendere la citt, fino alla fine se
necessario. Confido che sia chiaro a tutti. Ora, su questo comune accordo, pongo fine al nostro
incontro. Grazie della vostra attenzione e del vostro continuo sostegno. Inchin il capo e indic la
porta. Polocrite fu il primo ad andarsene, affrettandosi a lasciare rapidamente la stanza. Gli altri
seguirono il suo esempio, alcuni lanciando occhiate di fuoco in direzione di Macrone mentre uscivano.
Quando anche lultimo di loro se ne fu andato, Sempronio sospir e si accasci sulle sedia.
Non mi  sembrata una grande dimostrazione di unit.
No, signore. Macrone si morse le labbra. Ma penso che terranno la bocca chiusa per un
po.
Lo spero. Sempronio si gratt la tempia e chiuse gli occhi. Alla fine dipende tutto da
Catone, non  cos?
S. Macrone and alla finestra e si mise ad osservare laccampamento principale dei ribelli.
Ero sincero quando ho detto che  luomo migliore per quel lavoro. Il problema  che a volte essere il
migliore non  sufficiente. La fortuna lo ha aiutato spesso in passato, non pu durare per sempre.
Non darlo per spacciato troppo presto. La voce di Giulia fendette la stanza.
I due uomini si voltarono e la videro ferma sulla porta. Fiss Macrone per un momento e poi si
diresse verso la panca. Si sedette nel posto pi vicino al tavolo di suo padre.
Non lo stavo dando per spacciato, spieg Macrone. Sono solo preoccupato per lui.
Lo siamo tutti, aggiunse Sempronio. E per buone ragioni. Spero che non ci deluda.
Non lo far, disse Macrone con fermezza.
Sempronio si rivolse a sua figlia. Cosa ti porta qui?
Sono venuta ad informarti sul consumo giornaliero di cibo. Le tue guardie mi hanno detto che
eri in riunione. Ho aspettato fuori finch non  finita.
Suppongo che tu abbia sentito tutto.
Quasi, annu Giulia. Non posso dire di avere unottima opinione dei notabili locali. Cosa
intendi fare con loro, padre?
Fare? Nulla. A meno che non comincino a crearci problemi. Se questo dovesse accadere, li
spedir a far compagnia a Glabio nelle celle dellacropoli.
Se fossi in te metterei quel Polocrite sotto stretta sorveglianza.
Ha ragione, disse Macrone. Quelluomo  un problema. Sarebbe meglio metterlo sotto
chiave adesso, prima che possa spargere i suo veleni.
Sempronio valut il suggerimento per un attimo prima di scuotere la testa. Lo lasceremo libero
per ora. Non posso permettermi di farmi dei nemici dentro la citt quando abbiamo un pericolo molto
maggiore da affrontare. Corriamo un gravissimo rischio. Ed  per questo che ho preso una decisione.
Si sporse in avanti a guardare sua figlia. Voglio che tu lasci Gortina.
Andarmene?, Giulia scosse la testa sorpresa. Di cosa parli? Io rimango qui. Con te.
Non  possibile.  un rischio troppo alto. Ci sono buone probabilit che Aiace e il suo esercito
riescano a prendere Gortina. Se la citt cade non riuscirei mai a sopportare quello che potrebbe
succederti.
Padre, non  la prima volta che ci troviamo sotto assedio.
No, ma lultima volta non avevo altra scelta. Eravamo intrappolati a Palmira. Ora hai ancora
tempo per lasciare Gortina e rifugiarti nella parte settentrionale dellisola. Puoi aspettare l.
Non me ne andr, rispose decisa Giulia. Rimarr al tuo fianco. E aspetter Catone. E se la
citt dovesse cadere allora morir per mia stessa mano prima che i ribelli possano toccarmi. Te lo
giuro, padre.
Sempronio sembrava addolorato delle sue parole. La fiss, cercando di soffocare la paura per la
sua salvezza. Giulia, sei la mia unica figlia. Sei la cosa pi importante della mia vita. Non posso farti
restare qui, dove la tua vita  in pericolo.
Ehm..., si intromise Macrone imbarazzato. Volete che lasci la stanza?
No, disse Sempronio. Rimani.
Giulia sorrise teneramente e si sporse in avanti per prendergli la mano. Padre, so quello che
significo per te.
No, non lo sai. Nessuna figlia lo capisce finch non ha anche lei dei bambini.
Lei resse il suo sguardo e scosse la testa triste. Non posso andarmene. Non voglio lasciarti e
devo esserci quando torner Catone.
Sempronio torn stancamente ad appoggiarsi allo schienale. Ho preso la mia decisione.
Lascerai Gortina.
Giulia lo fiss, poi abbass il capo e si guard le mani. Quando riprese a parlare non riusc a
celare la tensione nella voce. Quando vuoi che me ne vada?
Stanotte. Sospetto che Aiace vorr tagliare ogni via di accesso alla citt una volta scoperto che
non abbiamo intenzione di accettare le sue condizioni. Se parti col buio, sarai a diversi chilometri da
Gortina allalba. Ti fornir una piccola scorta. Le sentinelle ribelli non vi scopriranno se vi muoverete
in silenzio e vi dirigerete a nord, verso le colline. Andate a Cnosso. Poi disse a Macrone: Voglio che
tu scelga dei bravi soldati per scortare mia figlia fuori dalla citt.
Signore?
Devi andare con loro finch non raggiungeranno una distanza sufficientemente sicura da
Gortina. Poi potrai tornare. Un lieve sguardo di imbarazzo oscur il volto del senatore. So che c la
possibilit che sia difficile tornare, per cui non ti ordiner di farlo. Te lo chiedo come un favore, in
nome della nostra amicizia.
Non preoccupatevi, signore, rispose Macrone con fermezza. Sono felice di farlo. Per voi e
per Catone.
Grazie. Sempronio si alz e attravers la stanza per andare alla finestra, dove strinse il
braccio di Macrone. Sei un bravuomo. Uno dei migliori.
Ho detto che lo far, signore. Non dovete aggiungere altro.
Sempronio sorrise. Molto bene. Andate ora. Prendi i tuoi uomini scelti, i migliori cavalli e
razioni sufficienti per il viaggio. Vieni a fare rapporto non appena ritorni.
S, signore, annu Macrone, e Sempronio gli lasci il braccio. Mentre Macrone si dirigeva
alla porta Giulia abbracci suo padre. Sempronio la baci sulla fronte. La tenne stretta per un istante e
poi la lasci andare. Lei si volt e corse via dalla stanza senza guardarsi indietro.
Sempronio sent il ticchettio leggero dei suoi sandali, che fu presto coperto dal secco rumore dei
calzari borchiati di Macrone, e poi scese il silenzio quando i due lasciarono ledificio. Il senatore fece
un respiro profondo per placare il dolore che aveva nel cuore e fiss fuori dalla finestra i bagliori dei
fal che illuminavano laccampamento dei ribelli.
Catone, ragazzo mio, mormor tra s, ti prego, non mi deludere ora.
...
.
...
CAPITOLO VENTUNO.
...
.
...
Alle prime luci dellalba Yannis svegli Catone per indicargli una colonna di fumo che saliva
verso il cielo allorizzonte. Alla loro destra, a tre chilometri di distanza, si stagliava la costa egiziana,
piatta e quasi deserta tranne qualche occasionale gruppetto di piccole capanne e barche da pesca.
Avevano veleggiato lungo la costa dopo aver attraccato brevemente a Derna per approvvigionarsi di
acqua. Non cerano strade lungo la costa e a Catone era stato consigliato di proseguire il viaggio via
mare. Una volta che Catone aveva appreso i rudimenti della navigazione, lui e Yannis avevano fatto a
turno a governare la nave da pesca mentre gli altri romani facevano del loro meglio per non essere
dintralcio, ammassati nella barchetta puzzolente. Il tempo era bello e una brezza da ovest indicava che
avrebbero proseguito a velocit sostenuta. Non cera stato bisogno di attraccare ogni notte dopo aver
lasciato Derna poich la luna si rispecchiava lievemente sul mare, permettendogli di seguire la rotta.
Anche se avevano fatto progressi Catone era di pessimo umore: continuava a pensare ai suoi amici che
erano a Gortina. Stava schiacciando un sonnellino pensando a Giulia quando Yannis gli scosse le spalle
delicatamente e il pescatore guard divertito Catone che si stiracchiava e gli chiedeva di ripetere quello
che aveva appena mormorato.
S, cosa c?
Siamo in vista del faro. Pensavo che lo volessi sapere.
Catone scatt in piedi e bilanci i piedi per contrastare il movimento brusco della barca mentre
Yannis si alzava di fianco a lui. Scorse subito la colonna di fumo e la scintillante superficie metallica.
Quanto siamo distanti?
Ho sentito dire che si pu scorgere la cima del faro da una distanza di trenta o quaranta
chilometri. Sono stato ad Alessandria qualche volta, quandero un soldato. Vedi quello scintillio?  un
enorme pezzo di ottone che viene regolarmente lucidato. Di giorno riflette la luce del sole e di notte le
fiamme del fuoco che brucia in cima alla torre.
Catone aveva letto del grande faro di Alessandria e sentiva un fremito di eccitazione al pensiero
di vedere una tale meraviglia architettonica. Da quello che ricordava, il faro era soltanto una delle
attrazioni della citt fondata dal pi grande generale della storia. Ad Alessandria vivevano le menti pi
brillanti del mondo, attratte dalla vasta collezione di opere della grande biblioteca. Se ci fosse stato il
tempo, Catone era fermamente deciso a vedere qualcosa della citt.
Tutte le vele erano gonfiate da una brezza costante, la barca da pesca fluttuava sulle onde e,
mentre il sole saliva in alto nel cielo, gli altri romani si svegliarono e si misero a guardare la struttura
lontana che avanzava lentamente sulla curva dellorizzonte. Le ore passarono e Catone tir fuori il suo
copricapo di feltro e se lo calc bene in testa per schermarsi gli occhi dal sole. A mezzogiorno anche il
porto divenne chiaramente visibile, come lenorme distesa della citt alle sue spalle. Nel cuore di
Alessandria vi erano i vari complessi templari, i mercati, i palazzi e la grande biblioteca, edifici enormi
degni di una citt che aveva una popolazione numerosa quasi come quella di Roma. Yannis indic i due
porti: il pi vicino doveva essere avvicinato con cautela a causa delle secche e degli scogli che ne
delimitavano lentrata. File di navi erano ancorate o ormeggiate allattracco, e una moltitudine di
piccole figure cariche di merci si muoveva tra le navi e le sfilze di magazzini che si affacciavano sul
molo.
Yannis manovr la barca intorno allisola di Faro verso il secondo porto, pi piccolo. Fu
soltanto quando furono vicini allisola che Catone fu in grado di apprezzare pienamente la dimensione
della struttura, costruita sulle indicazioni di Tolomeo secondo. Unampia base quadrata con mura e
torri basse costituiva la piattaforma della torre principale che svettava nel cielo, alta pi di centoventi
metri. Il primo livello della torre era quadrato, traforato da file di finestre. Era sovrastato da una sezione
ottagonale che conduceva al livello pi alto, circolare. Il fuoco veniva acceso nei piani pi alti
dellultimo livello e al di sopra di esso brillava lenorme specchio riflettente di ottone. Cera una
nuvola di puntini bianchi che turbinava in cima al faro, poich un guardiano stava gettando pezzettini
di cibo ai gabbiani. Catone e gli altri romani rimasero sbalorditi. In tutta la loro vita non avevano mai
visto nulla di paragonabile, nemmeno a Roma, con i suoi monumenti imponenti. Yannis rise del loro
stupore.
In qualche maniera  umiliante, non  vero? Non siete pi sicuri che Roma sia il centro del
mondo.
Non avevo idea che fosse cos maestoso, ammise Catone. Mi chiedo come siano riusciti a
costruirlo.
Era stato cresciuto con il mito dellonnipotenza dellimpero. Roma era la citt pi grande,
abitata dal popolo migliore, e i suoi di erano i pi potenti. Non era mai stato cos stupido da credere
ciecamente a tutto questo autocompiacimento, ma aveva viaggiato per lintero impero, dalla Britannia a
Palmira, e non aveva mai visto nulla che potesse competere con la magnificenza di Roma. Almeno fino
a quel momento.
La barca doppi lisola e poco dopo Yannis cambi rotta e si diresse verso il porto che si apriva
alle spalle del faro. Il vento di levante inclinava la barca mentre Yannis sistemava le vele. La maggior
parte delle barche si trovava sulla destra e Catone vide una flotta di grossi vascelli che si dirigevano
direttamente verso di loro. Yannis vir per evitarli.
La flotta del grano, spieg.
Catone annu mentre esaminava i vascelli da una distanza pi ravvicinata. Erano simili alla
Horus ma ben pi grandi, con imponenti fiancate. Un pennone color porpora svettava dalla cima di
ogni albero. Catone osserv le navi che li oltrepassavano con una grazia quasi maestosa, dato che le
lievi onde non avevano alcun effetto su di loro. Ciascun vascello era pieno di grano destinato a Roma,
dove avrebbe sfamato la plebe per i quattro mesi a venire mentre la flotta tornava ad Alessandria per la
consegna successiva. Da quando limperatore Augusto aveva annesso lEgitto allimpero
trasformandolo in provincia romana, i campi fertili inondati dal grande fiume Nilo erano divenuti
lapprovvigionamento di cibo principale di Roma. Sfortunatamente la folla aveva finito per contare su
quel sussidio gratuito e gli imperatori seguenti non avevano osato porre fine a quel dono, nonostante la
gran quantit di oro che andava sprecata.
Le rotte della flotta e della barca da pesca cominciarono a divergere quando Yannis diresse il
timone verso un porticciolo alla base della penisola che proteggeva lattracco. Una flotta di navi da
guerra romane era ancorata nelle acque protette e alle sue spalle scale e rampe salivano verso un grande
complesso.
Quello  il vecchio porto reale, disse Yannis. E i palazzi costruiti dai Tolomei. Tranne
ledificio sulla destra. Quella  la Grande Biblioteca.
Catone guard ledificio che Yannis gli stava indicando. Aveva supposto che fosse un altro
palazzo, ma ora che lo guardava pi attentamente riusc a scorgere la gente che entrava ed usciva
dallingresso ad arco. Sui balconi dei piani superiori si vedevano altre persone intente ad esaminare pile
di papiri o a parlare in gruppetti.
Mentre la nave da pesca si avvicinava a una delle rampe che uscivano dal mare, Yannis
ammain la vela e pass le corde a due degli uomini di Catone. Lasciatele andare non appena ve lo
dico.
Valut attentamente lapprodo e quando la barca fu a non pi di quindici metri dalla riva grid:
Ora.
La vela sventol liberamente mentre la barca rallentava. Appena prima di attraccare, Yannis
vir e limbarcazione ruot fino ad urtare dolcemente la rampa di pietra a poca distanza dalla
superficie. Il loro arrivo era stato notato da alcune sentinelle a guardia delle scale di accesso al palazzo
e una squadra di legionari guidati da un optio arriv marciando gi dalla rampa.
Che succede?, grid loptio. Voi marinai sapete che non potete attraccare qui.  vietato
laccesso.  soltanto per i militari, quindi sgombrate.
Catone sent il sangue che cominciava a ribollire. Dopo diversi giorni quasi senza sonno,
relegato nella piccola barchetta da pesca, non vedeva lora di mettere piede sulla terraferma. Era sul
punto di fare una lavata di capo alloptio per insubordinazione, quando si rese conto che era troppo
stanco per pensare lucidamente. I suoi abiti e quelli dei suoi uomini erano sudici e non si radevano da
quando avevano lasciato Gortina. Non cera da meravigliarsi che loptio li avesse presi per semplici
pescatori.
Che state aspettando?. Loptio incroci le braccia. Andatevene prima che ordini ai ragazzi
di darvi una bella bastonata.
Catone si schiar la gola. Ti do un consiglio, optio. Non fidarti delle apparenze se non vuoi
incappare in errori grossolani. Sono il tribuno Quinto Licinio Catone, e questi uomini sono la mia
scorta.
Loptio strizz gli occhi mentre esaminava quel branco di disperati. Scosse la testa. Siete degli
impostori.
Catone apr il suo sacchetto di pelle e tir fuori la lettera firmata e sigillata da Sempronio.
Ecco. Leggi.
Loptio diede unocchiata al mare che gli lambiva i calzari e scosse la testa. No. Portala qui.
Ma soltanto tu. Gli altri restano sulla barca per ora.
Catone scavalc agevolmente il bordo della nave e cadde con un tonfo nellacqua che gli
arrivava al ginocchio. Sal sulla rampa e porse la lettera alloptio. Luomo prese il documento, lo
srotol e lo esamin per un momento prima di guardare minacciosamente Catone. Tribuno Catone?
Proprio cos. Devo vedere il legato Petronio immediatamente.
Aspettate un attimo. Che sta succedendo?.
Catone lo fiss e gli rispose con un tono di ghiaccio. Optio, devo veramente spiegare a te le
mie ragioni?.
Loptio si morse il labbro e poi fece il saluto. Mi dispiace, signore. Sono ai vostri ordini.
Cos va meglio. Ora voglio che i miei uomini siano rifocillati e possano riposare. Fai in modo
che la tua squadra si prenda cura di loro e dai a questuomo, il proprietario della barca, tutto ci di cui
necessita per il suo viaggio di ritorno. Tu mi condurrai dal legato.
Loptio annu e diede indicazioni ai suoi compagni di assicurare la barca e scortare i nuovi
arrivati alle caserme della guarnigione. Poi si rivolse nuovamente verso Catone e chin il capo. Se
volete seguirmi, signore.
Condusse Catone su per la rampa, attraversando larco decorato con un fregio raffigurante le
divinit egizie. Sul lato opposto vi era un ampio cortile, circondato su tre lati da un elegante colonnato.
Di fronte allarco, a circa cento passi di distanza, una rampa di scalini saliva verso lentrata del palazzo.
Una squadra di legionari stazionava davanti allingresso, con gli scudi e i giavellotti poggiati a terra
sotto il sole cocente. Un altro arco sulla destra si apriva su una strada affollata di notevole ampiezza,
che brulicava di gente e animali da soma. Il baccano della strada era in parte attutito dal colonnato e il
tumulto delle vie affollate era molto simile a quello di Roma.
Loptio si volt verso di lui mentre attraversavano il cortile, sorridendo per landatura
barcollante del tribuno. Siete in mare da diversi giorni?.
Catone annu.
Vi dispiacerebbe dirmi che cosa facevate su una barca da pesca?
S.
Oh?. Loptio rimase un attimo smarrito prima di capire. Chiuse la bocca e proseguirono in
silenzio, salendo i gradini di un bianco splendente che conducevano allingresso del palazzo. Le
sentinelle sollevarono i giavellotti in segno di saluto al passaggio delloptio, e cercarono di guardare
dritto davanti a loro senza badare a quello sconosciuto trasandato che puzzava di pesce. Dentro
allingresso cera unampia sala piena di questuanti in attesa di presentare le loro lamentele al legato o
a uno dei suoi ufficiali. Alla fine della sala cera una grande porta sorvegliata da otto legionari. Davanti
alla porta vi era un tavolo, dietro al quale sedeva un centurione che indossava una tunica leggera. Stava
leggendo una delle petizioni quando loptio e Catone si avvicinarono al tavolo.
S?, disse senza alzare lo sguardo.
Loptio rimase sullattenti. Annuncio larrivo del tribuno Quinto Licinio Catone, signore.
S. Attendi un attimo, mormor il centurione meccanicamente, prima di capire cosa avesse
detto. Alz gli occhi, lanci uno sguardo alloptio e poi fiss Catone. Lui? Un tribuno? Che
sciocchezza  questa?
 la verit, signore. Mi ha mostrato la sua lettera dincarico.
Davvero? Fa vedere.
Catone mostr di nuovo il documento, con impazienza. Il centurione lo lesse attentamente e poi
esamin con cura il sigillo prima di sbuffare e restituirlo a Catone. Sembra autentico. Cosa vi porta
qui, tribuno Catone? A giudicare dal vostro odore si direbbe che avete fatto naufragio e poi siete stato
salvato dai pescatori.
Sono qui per vedere il legato, per una questione della massima urgenza. Sono stato inviato dal
senatore Sempronio, attuale governatore di Creta.
Volete vedere il legato?
Immediatamente.
 complicato, signore.  nella sua sala da bagno privata. Ha dato ordine di non disturbarlo.
Mi dispiace. Devo parlare con lui subito.
Il centurione soppes gli ordini ricevuti e lovvia impazienza di Catone, poi annu. Molto
bene. Loptio pu condurti al giardino sul tetto. Il bagno privato del legato.
S, signore. Loptio salut e fece cenno a Catone di seguirlo, mentre il centurione tornava alle
sue petizioni cercando di capire quali potessero fornirgli pi possibilit di guadagnarsi una consistente
bustarella. Le sentinelle aprirono la porta per far entrare Catone e loptio. Si ritrovarono in una sala
interna. A destra e a sinistra si snodavano numerosi corridoi e davanti a loro una scala conduceva
allaperto. Catone segu loptio che saliva i gradini. Emersero in uno spazio aperto fiancheggiato da alte
mura. I rumori della citt erano attutiti e non coprivano il lieve sciabordio delle fontane. Le palme che
crescevano su letti di fiori fornivano ombra ai sentieri lastricati che attraversavano il giardino. Sul lato
opposto Catone scorse una serie di piccoli edifici e il luccichio di una piscina. Sottili nuvole di fumo
salivano dalla fornace che forniva il vapore e il riscaldamento delle stanze della sala da bagno privata
del legato.
Mentre si avvicinavano alla piscina, Catone vide un gruppetto di uomini seduti nellacqua che
chiacchieravano oziosamente. Altri due erano distesi su panche dotate di cuscini, mentre degli schiavi
massaggiavano le loro schiene luccicanti di olio.
Che succede?, disse uno degli uomini alla vista di Catone e delloptio. Abbiamo visite!
Legato, uno degli uomini ha rapito un barbone.
Ci furono delle grasse risate e gli ufficiali si guardarono intorno incuriositi; loptio si ferm e si
mise sullattenti, salutando uno degli uomini che si stava sottoponendo al massaggio. Signore, chiedo
il permesso di informarvi che il tribuno Catone desidera parlarvi.
Il legato si gir verso loptio e un lieve barlume di irritazione gli ombreggi il viso alla vista di
Catone. Il tribuno Catone? Mai sentito. Sei il suo schiavo? Di al tuo padrone di prendere un
appuntamento attraverso i canali usuali se vuole incontrarmi. Ovvero, digli di parlare con i miei
ufficiali. Ora va. Catone rimase immobile con unespressione determinata. Sono io il tribuno
Catone.
Tu? Un tribuno? Non ci credo.
Ho gi mostrato la mia presentazione scritta a due dei tuoi ufficiali. Posso mostrartela ancora,
se desideri.
Pi tardi. Prima dimmi che ci fa un tribuno ad Alessandria. Chi ti ha mandato? Narciso?.
Catone non pot fare a meno di sorridere sentendo il nome del segretario privato
dellimperatore. Oltre ad essere il consigliere personale di Claudio, Narciso aveva anche una rete
formidabile di spie e assassini a protezione del suo padrone.
Non vengo da Roma, signore. Ho navigato fin qui da Creta.
Petronio fece una smorfia di disgusto. Puzzi di pesce marcio, tribuno.
Non ho trovato niente di meglio di una barca da pesca per arrivare fin qui. Ora manda via
queste persone, legato Petronio. Dobbiamo parlare.
Mandarle via? Come osi?
Devo parlarti di una questione di vitale importanza. Sono stato inviato su ordine del sostituto
governatore di Creta.
Sostituto governatore? Quellidiota di Irzio  stato rimpiazzato?
Irzio  morto, insieme alla maggior parte degli ufficiali della provincia.
Morto? Il legato spinse via il massaggiatore e si mise a sedere sulla panca per guardare
Catone in faccia. Come?
C stato un terremoto sullisola. Stava intrattenendo i suoi ufficiali e i dignitari locali quando
la terra ha tremato. Il palazzo  crollato quasi completamente, seppellendo Irzio e i suoi ospiti.
Terremoto?. Il legato alz le sopracciglia. Ho sentito dire che Creta  stata distrutta da
unonda gigante.
Lisola c ancora. Ma c stata unonda terrificante dopo il terremoto, e praticamente tutte le
citt e i villaggi sono stati ridotti in macerie.
Quindi chi ha il comando al momento?
Il senatore Lucio Sempronio. Stavamo viaggiando insieme quando c stato il terremoto. La
nave  stata costretta a dirigersi al porto pi vicino ed  cos che abbiamo saputo del disastro che aveva
colpito lisola. Ha preso il comando della situazione.
Sempronio?, riflett il legato. Lo conoscevo un tempo. Un buon ufficiale. Quindi ha preso il
comando di Creta? Bene, buon per lui. Ma perdonami, come posso essere certo che stai dicendo la
verit? Sei appena comparso dal mare con una storiella fantasiosa. Perch dovrei crederti?.
Catone prese lanello dal sacchetto di pelle che teneva al collo e lo porse a Petronio. Ecco,
riconosci lemblema?.
Petronio lo sollev ed esamin lo stemma, la testa di un lupo su due fulmini incrociati. Annu.
Appartiene a Sempronio. Bene allora, perch ti ha mandato qui?.
Catone squadr lentamente gli altri ospiti, i quali stavano ascoltando la conversazione in un
avido silenzio. Devo veramente insistere per parlarti in privato.
Da soli, eh?. Petronio squadr Catone per un attimo prima di battere le mani. Fuori!
Lasciateci soli! Subito.
I suoi ufficiali e gli altri ospiti si affrettarono ad uscire dalla piscina raccogliendo le loro vesti
dalle panche e dai sedili e se ne andarono verso langolo pi lontano dei giardini, dove cera una
terrazza da cui si godeva una splendida vista del porto. Quando tutti si furono allontanati, il legato fece
un cenno alloptio: Rimani laggi, al margine della piscina. Se ti chiamo, corri.
S, signore. Loptio fece il saluto e si allontan a grandi passi.
Catone non pot fare a meno di sorridere per la prudenza del legato. Non avevo idea che il tuo
fosse un lavoro tanto pericoloso.
Un uomo nella mia posizione deve sempre essere prudente, sospir Petronio. LEgitto  una
provincia imperiale. Il legato viene nominato dallimperatore in persona. Perci  sempre il bersaglio di
senatori invidiosi e allo stesso tempo corre il grave pericolo di deludere limperatore. In quel caso, sai
come va a finire.
Certamente.
Dunque, Petronio prese la sua tunica di lino dalla panca dei massaggi, che cosa vuole da me
il senatore Sempronio? Provviste demergenza, ingegneri per la ricostruzione?
Tutto ci sarebbe ben accetto, signore, ma la situazione  molto pi seria. C una rivolta di
schiavi su larga scala a Creta. Al momento  confinata alla met meridionale dellisola ma sta
rapidamente andando fuori controllo. Gli schiavi hanno spazzato via lesercito mandato ad affrontarli e
gli altri soldati e ufficiali sono bloccati in pochi villaggi e citt.
Sembra una pessima situazione. Petronio guard Catone con aria furba. Immagino che tu
stia per chiedermi uomini per aiutarvi a schiacciare la rivolta.
Catone annu. Era il tempo di sfoderare le sue abilit di persuasione ma il suo corpo stava
ancora lottando contro le conseguenze dei numerosi giorni in mare e la sua mente era obnubilata dalla
stanchezza. Apr il sacchetto di pelle e ne estrasse un secondo papiro. Questo  da parte del
governatore.
Porse la lettera a Petronio che ruppe il sigillo e lapr. Cominci a leggere e guard Catone.
Immagino che tu gradisca qualcosa da bere. E qualcosa da mangiare.
S.
Petronio indic i tavoli abbandonati dai suoi ufficiali. Vi erano diversi vassoi di frutta e
prelibatezze con brocche di vino in argento. Siediti l e serviti da solo mentre io la leggo.
Grazie. Catone si diresse ai tavoli e prese delluva e delle arance, assaporandone il gusto
dopo giorni di pesce secco e pane raffermo. Si sedete su uno sgabello fornito di cuscino e si vers una
coppa di vino allungato con acqua, mentre Petronio leggeva il breve rapporto. Alla fine il legato
arrotol il papiro e and a raggiungere Catone, sedendosi di fronte a lui e versandosi una coppa di vino.
I massaggi mi fanno venire una gran sete, sorrise. In effetti praticamente tutto in Egitto ti fa
venire sete. Almeno qui ad Alessandria il clima  sopportabile. Ma pi a sud, lungo il Nilo, diventa
caldo in maniera intollerabile e nel deserto non pu vivere niente. A Creta si sta meglio. Fece una
pausa e tocc il papiro. O almeno si stava meglio.
Non posso dire di aver avuto il tempo di scoprirlo, rispose Catone.  stata una sfortuna
trovarsi vicino allisola quando c stato il terremoto.
Sfortuna per voi, forse. Ma  stata una vera fortuna per Creta che ufficiali di rango cos elevato
fossero nei paraggi per prendere il potere.
Immagino di s, disse Catone cautamente. Finora il legato non gli aveva chiesto il suo rango
ed era necessario convincerlo ad accorrere in aiuto di Sempronio, prima che si interrogasse sulla sua
discutibile promozione a tribuno.
Sempronio accenna alla necessit di un aiuto militare ma non dice di quanti uomini ha
bisogno. Sai che cosa ha in mente?
S, signore. Catone fece un profondo respiro. Il senatore e i suoi due ufficiali superiori
hanno considerato attentamente le forze necessarie a garantire la vittoria sui ribelli. Una legione, due
coorti di fanteria ausiliaria, due coorti di cavalleria e uno squadrone di navi da guerra per provvedere al
trasporto e al supporto delle operazioni costiere.
Petronio lo fiss e poi rise. Non puoi dire sul serio.  quasi met della guarnigione di questa
provincia. E siamo gi al limite.
Ma non siete impegnati in alcuna campagna al momento.
No, ammise Petronio.
E non ci sono rivolte da tenere a bada?
No. Ma solo perch ho abbastanza uomini per tenere sotto controllo la popolazione locale e i
beduini del deserto.
Capisco, signore, ma Sempronio avr bisogno delle tue forze solo fino a quando la rivolta
degli schiavi non sar placata. Non appena Aiace....
Aiace?
Il capo degli schiavi. Un gladiatore. Non appena verr sconfitto le truppe torneranno in Egitto
immediatamente. Il governatore ti d la sua parola su questo punto.
 rassicurante. Petronio fece un sospiro di esasperazione. Ascolta, tribuno, sar lieto di fare
quello che posso per venire in aiuto di unaltra provincia, ma quello che chiede Sempronio 
impossibile. Ho due legioni qui. La Ventiduesima  a Eliopoli. La Terza Cirenaica si trova sparsa lungo
la costa e i miei ausiliari presidiano le citt del delta. Ci vorrebbero giorni, mesi perfino, per radunare
lesercito richiesto da Sempronio. Per quel tempo, probabilmente, la vostra rivolta sar gi finita.
Ne dubito, rispose Catone. Si rafforza ogni giorno che passa. Signore, vedo che non riuscite
a cogliere la gravit della situazione. Gli schiavi hanno massacrato un migliaio dei nostri uomini in un
solo attacco. In qualche modo Aiace  riuscito a far di loro un esercito e temo che ambisca a liberare
tutti gli schiavi dellisola.
Allora che sia Roma ad intervenire. Se la situazione  cos critica, limperatore avr bisogno di
radunare un esercito per placare la rivolta.
Se agiamo ora non dovr farlo. Catone fece una pausa e decise di cambiare tattica. Se ti
rifiuti di inviare rinforzi a Sempronio Creta sar perduta. Come hai detto tu, ci sar bisogno di un
esercito pi grande e forse ci vorranno anni per riconquistare lisola e reprimere ogni focolaio di
ribellione. Il costo sar elevato per limperatore. Ma se viene a sapere che la ribellione poteva essere
schiacciata, se si fossero rese disponibili prima delle truppe? Lhai detto tu stesso, il tuo  un lavoro
difficile. Se non agisci ora, scontenterai di certo limperatore e, come hai detto tu, sappiamo come va a
finire.
Petronio lo fiss. Stai cercando di ricattarmi?
No, signore. N io n Sempronio lo faremmo mai. Lopportunit persa sar sotto gli occhi di
tutti e la folla,  triste dirlo, ama avere qualcuno da incolpare ogni volta che c una cattiva notizia.
Catone si ferm un momento. Se agisci ora diventerai luomo che ha salvato Creta.
Il legato si appoggi allo schienale e incroci le braccia. E che succede se, diminuendo le
truppe in Egitto, scoppia una rivolta e perdiamo questa provincia? Secondo te come reagirebbe la
gente, tribuno?
Questa  una possibilit remota, ammise Catone. Ma al momento la situazione  sotto
controllo e non  uneventualit verosimile.
Ma se accadesse?
Allora sei morto comunque, signore. La cosa migliore da fare  salvare Creta e salvarla
rapidamente, e poi far tornare i tuoi uomini ad Alessandria.
La fai sembrare una cosa semplice.
Sto soltanto elencando le tue possibilit per come le vedo io, signore.
Petronio si alz  cominci a camminare lentamente intorno alla piscina, immerso nei suoi
pensieri, con le mani dietro la schiena. Quando torn al tavolo aveva deciso. Io non posso lasciare
lEgitto. Se succede qualcosa in mia assenza limperatore chieder la mia testa su un vassoio dargento.
E non sono pronto a darvi tutte le truppe che chiedete. Per cui troviamo un compromesso, tribuno. Ho
otto coorti della Terza Legione qui, con coorti ausiliarie e di cavalleria accampate a trenta chilometri
dalla citt. Se tengo due delle coorti ausiliarie ad Alessandria dovrei essere in grado di mantenere
lordine. Per quanto riguarda le altre unit, dovr spostare gli uomini nella regione del delta ma sar
possibile organizzare la cosa. Questa  la mia offerta. Sei coorti di legionari e una di ausiliari e di
cavalleria. In aggiunta alla flotta navale. Prendere o lasciare.
Catone consider lofferta. Sarebbero stati sufficienti duemilacinquecento legionari a
distruggere lesercito di schiavi di Aiace? Certo, la quantit non era paragonabile alla qualit, e i
legionari bene armati avrebbero fatto strage degli schiavi molto peggio equipaggiati. Ma persino cos,
sarebbero stati in netta inferiorit numerica. Non aveva molto senso impegnare truppe che non avevano
la forza di raggiungere lobiettivo. Daltra parte, se Sempronio avesse attaccato abbastanza
rapidamente, avrebbe potuto riportare una vittoria schiacciante prima che i ribelli avessero il tempo di
organizzarsi al meglio. Catone si schiar la gola.
 unofferta generosa, signore. Sono certo che il senatore Sempronio ti sar eternamente
grato.
Me ne infischio di Sempronio. Voglio solo che Narciso stia lontano da me. Ora, se siamo
daccordo, suggerisco che tu vada a riposare. Fatti un bel bagno e rasati bene. Dar ordine allesercito
di radunarsi ad Alessandria. Immagino che i miei ufficiali saranno piuttosto occupati nei prossimi
giorni. Non  un male. A molti far bene tornare a qualche attivit militare, tanto per cambiare.
S, signore. Catone ebbe limpressione che un grosso peso gli venisse tolto dalle spalle.
Grazie.
Non mi ringraziare. Non ancora. Credo che nessuno di noi potr rilassarsi finch quel
gladiatore non verr catturato e crocefisso.
...
.
...
CAPITOLO VENTIDUE.
...
.
...
Il primo attacco a Gortina fu sferrato solo qualche ora dopo che Aiace era tornato al suo
accampamento. I suoi compagni pi intimi non lavevano mai visto cos furioso, quando super le sue
guardie del corpo per entrare nella magione diroccata che aveva scelto come quartier generale. Si
strapp via il mantello e lo scagli di lato mentre prendeva la brocca di vino e i pezzi di pane e
formaggio tenuti da parte per la cena. I suoi uomini si erano goduti i cibi pi raffinati, presi dalle ricche
ville che lesercito degli schiavi aveva saccheggiato. Aiace non aveva condannato simili lussi. Dopo
una vita in schiavit avevano tutto il diritto di assaporare la libert in tutte le sue forme. Lui preferiva
una dieta semplice che nutrisse il corpo senza appesantirlo e non aveva fatto mistero del suo vitto
semplice, sapendo che avrebbe reso pi solido il vincolo che lo legava ai suoi seguaci.
Ma quella sera si forz di sedersi al tavolo e versarsi una coppa di vino. Lo bevette
deliberatamente dun fiato e poi se ne vers dellaltro e ci inzupp il pane prima di masticarlo
metodicamente, fissando il muro pieno di crepe di fronte a lui. Il proprietario di quella casa era un
uomo benestante ma con un gusto limitato. Le mura della sua sala da pranzo erano state decorate con
affreschi che raffiguravano unorgia baccanale. Proprio di fronte ad Aiace vi era limmagine di una
coppia di gladiatori: un secutor, come Aiace, cautamente rannicchiato mentre fronteggiava un retarius,
che maneggiava la rete. Intorno a loro cerano gli ospiti che bevevano, si abbuffavano e ridevano
incitando i gladiatori. Una delle donne, pesantemente truccata, teneva in mano il pene di un uomo
mentre guardava il combattimento, eccitata. Al centro del baccanale sedeva lospite, un uomo grasso,
allegro e calvo che indossava una corona di foglie sulla zucca pelata e sollevava la coppa in alto,
riempita fino a traboccare.
Bastardi! rugg Aiace, afferrando la brocca e tirandola contro il muro con tutta la forza. La
brocca esplose in mille pezzi, schizzando cocci e spruzzi di vino in ogni direzione. Laffresco fu
coperto istantaneamente da un liquido scuro che colava lungo il muro e colorava di rosso le immagini.
Il cuore di Aiace batteva allimpazzata mentre fissava la parete con occhi spalancati, terrificanti. Sent
un cigolio alle sue spalle: la porta si stava aprendo.
Generale? Tutto bene?, chiese Chilone preoccupato. Ci fu una pausa mentre osservava i
frammenti della brocca e il vino sul muro. Generale?.
Per un attimo Aiace rimase in silenzio, trattenendo la rabbia che gli bruciava in petto. Il ricordo
della sua schiavit era ancora una ferita aperta e sopra ogni altro pensiero vi era limmagine del
centurione Macrone, uno dei responsabili della crocifissione di suo padre. Macrone e laltro, lufficiale
magro e alto della sua stessa et, e poi il legato che era al loro comando, Vespasiano. Anche se gli altri
erano troppo lontani, in servizio in qualche altro luogo del maledetto impero di Roma, Macrone era
nelle sue mani, alla sua merc. Aiace giur a tutte le divinit a cui era devoto che avrebbe vendicato
suo padre, e avrebbe vendicato se stesso, assicurandosi che Macrone soffrisse ogni tormento
immaginabile prima di concedergli la morte.
Chilone toss. Generale, c niente che possa fare?.
Aiace fece un profondo respiro e si volt. Chilone era al comando degli uomini migliori
dellesercito. Erano stati equipaggiati con le armature e le armi migliori. S, raduna i tuoi uomini. Falli
mettere in formazione. Se mi ricordo bene, abbiamo delle scale da assedio.
S, generale, ma sono ancora divise nei singoli pezzi e ci vorr del tempo per montarle.
Allora provvedi allistante. Attaccheremo non appena saranno pronte.
Attaccare?. Chilone non riusc a celare il suo stupore. La sua schiettezza era una delle ragioni
per cui Aiace lo aveva scelto come uno dei suoi pi fidi compagni. Non riusciva a tener nascosto nulla
al suo generale, e non avrebbe mai potuto celare alcun segno di dubbio o tradimento.
Ma generale, gli uomini hanno marciato quasi tutto il giorno. Si staranno preparando per la
notte.
E non va bene. I romani avranno visto che ci siamo accampati. Non si aspetteranno un attacco
cos presto.  per questo che dobbiamo agire subito. Per coglierli alla sprovvista. Aiace ci pens su un
momento. Attaccheremo la parte del muro vicina alla porta principale.  stata riparata ma sembra
ancora debole e non sono riusciti a ricostruirla alla stessa altezza del resto del muro. Annu. S.
Attaccheremo l, nelle tenebre.
Gli elmi brillanti delle sentinelle erano chiaramente visibili, illuminati dalle fiamme delle torce
lungo le mura. Aiace alz una mano per fermare la colonna dietro di lui. Chilone ripet il gesto e gli
uomini si arrestarono, immobili e silenziosi come ombre. Aiace aveva ordinato di lasciare
allaccampamento ogni equipaggiamento non necessario e qualunque cosa facesse rumore. A un
chilometro di distanza le truppe, molto pi numerose, di Kharim erano pronte allassalto, se si fosse
aperta una breccia o se avessero preso la porta. I suoi uomini avevano armi di fortuna e non
disponevano della minima protezione. Ma i loro cuori erano pieni di determinazione, e non vedevano
lora di scagliarsi contro il nemico, se fosse giunta lopportunit.
Gli uomini di Chilone erano scalzi e indossavano armature ed elmi. Avevano scudi e lance e
pugnali infilati nel cinturone della spada. Aiace fece un gesto con la mano e gli uomini posarono
lentamente lo scudo a terra e si rannicchiarono. Aiace abbass scudo e lancia e si tolse lelmo,
ordinando a bassa voce a Chilone di fare lo stesso.
Fece cenno a Chilone di seguirlo e strisciarono verso le mura. Si tenevano bassi e si muovevano
lentamente, avanzando verso il bagliore che le fiamme delle torce riversavano sopra le mura. La porta
era sulla loro destra e le fiamme di un braciere montato sulla tozza torre sopra lentrata brillavano nella
notte, emanando piccole volute di scintille che guizzavano rapide prima di spegnersi. Aiace si avvicin
abilmente alle mura per vedere i punti in cui le riparazioni erano pi deboli. Se fossero riusciti a fare
breccia e irrompere nella citt, allora la porta sarebbe stata presa velocemente e i cancelli sarebbero
stati aperti per far penetrare Kharim e i suoi uomini. Stava per muoversi in avanti per unispezione pi
accurata, quando Chilone improvvisamente gli afferr il braccio e lo trattenne.
Cosa c?, sibil Aiace, furioso, mentre si voltava a guardarlo.
Guarda l. Chilone lasci la presa per indicare lerba a pochi centimetri davanti a loro.
Allinizio Aiace non riusc a vedere nulla di strano, poi Chilone indic una punta scura, innaturalmente
eretta rispetto ai fili derba che la circondavano. Si avvicin piano e tocc loggetto. Freddo metallo.
Lo raccolse e se lo avvicin agli occhi per osservarlo con attenzione. Lo teneva per una delle quattro
punte, ognuna era lunga quanto un dito, estremamente appuntita.
Molto acuti, i nostri amici romani sussurr. Hanno disseminato gli accessi con questi...
affari. Bloccherebbero facilmente una carica.
Fiss il chiodo per un attimo e poi lo gett di lato. Dobbiamo liberarci la strada prima di
mandare avanti gli uomini. Chilone annu e poi si immobilizz allimprovviso. Si gir a destra e disse:
Laggi.
Aiace guard nella direzione indicata e vide una figura scura che arretrava verso le mura, curva
su un cesto da cui pescava dei chiodi per spargerli dappertutto.
Aspettiamo che abbia finito, generale?
No. Ci potrebbe vedere o tornare indietro da questa parte. Aspetta qui, ordin, e sguainando il
pugnale si volt lentamente verso destra. Il soldato nemico proseguiva nel suo compito, facendo ogni
tanto una pausa e sollevando la testa verso laccampamento dei ribelli, e ogni volta Aiace si
immobilizzava finch il romano non tornava al suo dovere, per poi avanzare nuovamente. Una volta
che fu arrivato alle spalle delluomo si avvicin lentamente, passo dopo passo, per poi balzargli
addosso nellultimo tratto, stringendo il pugnale in mano. Il romano sent il fruscio dellerba e si volt,
ma Aiace era gi partito alla carica. Lo butt a terra. Mise la mano sulla bocca delluomo e gli spinse la
testa a terra, mentre soffocava il pi esile romano e gli puntava la lama al collo. Alla debole luce delle
torce vide che il suo nemico era attempato e magro, un veterano ormai prossimo a ritirarsi.
Un gesto, un lamento e sei morto. Premette la lama in modo che il romano si rendesse conto
del pericolo. Capito?.
Luomo annu lentamente con gli occhi sbarrati dal terrore. Trem quando la lama gli scalf la
pelle.
Bene, sussurr Aiace, poi sollev lentamente la mano. Sei solo qui fuori?
N-no. Non uccidermi.
Vivrai se mi rispondi sinceramente. Aiace ritir il pugnale di qualche centimetro. Allora,
quanti ce ne sono qua fuori?
Quattro. Siamo in quattro, due dallaltro lato della porta e uno che sta andando nella direzione
opposta.
Torner indietro da questa parte?.
Il romano ci pens un momento e scosse il capo. Non per adesso. Aveva pi terreno da
ricoprire.
Aiace indic il cesto che luomo portava. Quegli oggetti che state disseminando a terra.
I triboli?.
Aiace fece un mezzo sorriso  allora era cos che si chiamavano.
S, i triboli. A che distanza li hai collocati?
Ogni tre, quattro metri.
Capisco. Aiace allimprovviso strinse il pugno e conficc il pugnale nella gola delluomo
fino al cranio, rigirando la lama a destra e a sinistra per arrivare al cervello. Il soldato ebbe un violento
spasmo ma non emise alcun suono, solo un lieve sussulto prima di spirare. Aiace sollev la mano ed
estrasse il pugnale, sentendo un fiotto caldo di sangue riversarsi sul suo pugno. Ripul la lama sulla
tunica delluomo prima di riporlo nella cintura e tornare da Chilone.
Ce n un altro laggi a sinistra, disse piano mentre si inginocchiava. Manda uno dei tuoi
uomini ad occuparsi di lui. Io e te dobbiamo ripulire la strada fino al muro.
Aiace strisci verso i suoi uomini e prese quattro lance prima di raggiungere il tribolo pi
vicino. Conficc due lance a terra, a cinque metri di distanza luna dallaltra, e poi si mise in ginocchio
a tastare nellerba finch non trov il tribolo successivo. Lo gett di lato e prosegu fino a quando non
ne ebbe trovato un altro. Chilone lo raggiunse alla sua sinistra, insieme ad un terzo uomo, e avanzarono
in questo modo verso le mura di cinta. Erano a circa met strada quando sentirono un grido strozzato
alla loro sinistra e si immobilizzarono per un istante, fissando la citt per sentire se ci fosse qualche
segnale di allarme. Aiace vide la sentinella pi vicina, ma non sembrava aver udito il rumore e
continuava il pattugliamento lungo il suo tratto di muro.
Tornate al lavoro, sussurr Aiace e continu ad avanzare lentamente nellerba, allungando le
mani per cercare la punta successiva. Fece un sospiro di sollievo, non era stato dato alcun allarme. In
quel momento sent un grido proveniente dalle mura, che veniva ripetuto di sentinella in sentinella, e
poi lo squillo acuto di un corno che fendette laria fresca della notte. Aiace salt in piedi e corse
indietro a prendere lo scudo e lelmo. Punt la lancia contro le mura e grid a Chilone e ai suoi uomini:
Carica! Attacchiamoli e mostriamo a quei bastardi come muore uno schiavo.
Chilone balz accanto a lui. Non abbiamo ancora finito di rimuove i triboli! Generale, devi
fermare gli uomini.
Era troppo tardi. Le truppe con le scale stavano correndo in avanti nelle tenebre. Aiace indic le
lance a terra. Passate in mezzo a quelle lance. Dritti verso le mura.
Gli schiavi si misero a correre trasportando le scale frettolosamente montate e attraversarono la
cintura delle difese romane. Tutti passarono senza problemi tranne un uomo dellultima squadra che
allimprovvis url di dolore, lasci la presa e cadde a terra, gemendo mentre si estraeva la punta dal
piede ferito. Aiace lo ignor mentre si avventava verso il muro. Dietro di lui veniva il resto degli
uomini, incitati da Chilone, che gridava loro di andare avanti passando tra le lance.
Sulle mura, i difensori urlavano le loro grida di avvertimento. Altri romani comparvero sui
bastioni al di sopra della porta, e un momento dopo ci fu un bagliore di fiamme scintillanti e un fagotto
di stracci intrisi di olio venne lanciato oltre il parapetto. Ricadde con un gran fragore, rotolando verso il
fossato. Alla luce delle fiamme i portatori di scale vennero facilmente individuati e le sentinelle
cominciarono a sollevare i giavellotti per scagliarli contro le figure che sbucavano fuori dalloscurit
della notte. Le note acute della tromba erano state udite in citt e sullacropoli e Aiace sapeva che il
fattore tempo adesso era contro di loro.
Raggiunse il fossato e si ferm per ordinare agli uomini con le scale di avanzare.
Attraversatelo. Pi in fretta che potete.
I primi quattro uomini con la scala inciamparono e scivolarono dentro il fossato, ma
camminando sul fondo iniziarono a risalire lungo la scarpata sul lato opposto. Si aiutavano con la mano
libera in cerca di ogni appiglio, dei pi piccoli ciuffi derba o delle radici. La punta di un giavellotto si
conficc al suolo a poca distanza da Aiace e il gladiatore istintivamente sollev lo scudo e si
accovacci, avvertendo il pericolo. Altri uomini erano comparsi lungo la sommit delle mura e per la
prima volta avvert una fitta fredda di preoccupazione nelle viscere. Aveva fatto bene a correre quel
rischio? Quellattacco era motivato solo dalla necessit di prendere il nemico di sorpresa, oppure il
desiderio di scovare e uccidere quel centurione lo aveva accecato?
Laltro gruppo con le scale lo super di corsa, arrampicandosi oltre il fossato e poi avanzando
verso la base del muro per sistemarvi la scala. Altri stracci infuocati volarono dallalto, rivelando
chiaramente le scale e gli uomini nel lurido bagliore arancione delle loro fiamme. I ribelli costituivano
ora un bersaglio facile e Aiace vide il primo uomo cadere infilzato da un giavellotto che lo colp alla
schiena per trapassarlo fino alla gamba. Luomo lasci la presa e cadde agonizzante. Le sue mani
afferrarono lasta del giavellotto e cercarono debolmente di estrarlo. Ma cos il dolore divenne ancora
pi lancinante, e luomo si mise a urlare disperato. Un secondo schiavo fu ucciso sotto la prima scala
da una pietra pesante che lo colp alla testa.
Ci fu un assalto improvviso di uomini che superarono Aiace: il resto della banda di Chilone
emerse dal fossato prima che le scale fossero disposte sulle mura. Ora sempre pi missili venivano
lanciati dallalto e raramente mancavano il bersaglio tra la massa di ribelli che si riversava verso le
mura.
Andate avanti!, grid Aiace. Posizionate le scale!.
Balzando in avanti Aiace raggiunse il drappello di uomini che cercavano di oltrepassare il
fossato. Teneva lo scudo alzato, e per poco non perse la presa quando un corpo cadde contro il bordo
anteriore. Spost il peso su un piede per mantenere lequilibrio, poi diede uno strattone affinch il
corpo cadesse via. Prosegu stringendo i denti quando una pietra colp un angolo dello scudo e alla fine
raggiunse una scala, col cuore che gli martellava nel petto.
Spostati!, grid alluomo che stava per salire il primo gradino. Ce nera un altro sopra di lui,
gi a met della scala. Da ogni parte sempre pi uomini avevano raggiunto le scale e stavano salendo
verso la sommit delle mura. Aiace spost la lancia nella mano che teneva lo scudo, afferr la scala e
cominci ad arrampicarsi sui gradini. Not che le pietre del muro erano state disposte a secco, senza
malta, e maledisse il fatto che il suo esercito non avesse strumenti di assedio di alcun tipo. Una
catapulta o un ariete avrebbero abbattuto senza difficolt quel muro riparato frettolosamente. Si
sentirono delle urla quando i romani si resero conto che il nemico cominciava a salire. Guardando in
su, vide le sagome indistinte dei soldati che si sporgevano dal parapetto e sent un tonfo quando
unaltra pietra sfior il suo scudo.
Mirate a quegli uomini sulle mura!, grid Chilone. Usate le pietre! I sassi! Qualunque cosa
ci tirino addosso!.
Alcuni uomini si piegarono a raccogliere ogni oggetto a portata di mano e li scagliarono contro
il nemico, riuscendo a farne arretrare qualcuno. Spesso per le pietre ricadevano indietro, colpendo gli
uomini sottostanti, ma procuravano lievi danni poich rimbalzavano sulle armature che erano state
rubate agli uomini di Marcello. Lo schiavo davanti ad Aiace raggiunse lultimo scalino vicino al
parapetto. Lo scavalc con la gamba e spar mentre Aiace saliva al suo posto. Il suo cuore batteva
furiosamente e sent una forte sensazione di vulnerabilit e paura che andava oltre lusuale ansia
dellarena, oltre il timore di ogni altra battaglia che avesse combattuto fino a quel momento. Con la
mano destra cerc a tastoni lungo il muro per trovarne lestremit. Facendo scivolare la mano oltre il
parapetto, afferr la parte interna del muro e si sollev aiutandosi con i piedi. Anche se aveva una
buona presa, dovette sforzarsi per sollevare il suo corpo appesantito dallarmatura e dalla lancia. Ma
alla fine si iss al di sopra del parapetto e sal oltre il muro.
Aiace atterr con agilit e spost rapidamente la lancia nella mano destra, mentre si riparava
dietro allo scudo. Si tir su guardandosi intorno. Luomo che era salito prima di lui stava lottando alla
sua destra, difendeva disperatamente il punto di appoggio che aveva conquistato in cima alla scala.
Aiace si volt dallaltro lato e vide un drappello di romani che cercavano di buttare gi le scale
scagliando i giavellotti. Fortunatamente erano completamente presi dalla minaccia di fronte a loro e
non si erano accorti di lui. Guardando verso la citt vide un mucchio di nemici che accorrevano dalle
stradine laterali verso la base della porta, per dare man forte ai loro compagni che stavano affrontando i
ribelli.
Aiace sollev la lancia e cambi impugnatura, pronto a colpire. Si guard rapidamente indietro
e vide che un altro schiavo aveva raggiunto il muro.
Seguimi, ordin mentre avanzava lungo lo stretto camminamento. Arriv a pochi metri dal
romano pi vicino senza essere visto. Il soldato ebbe appena il tempo di voltarsi prima che il gladiatore
si avventasse su di lui, trafiggendolo con la lancia. La punta di ferro colp la sua mano alzata in un vano
tentativo di respingere il colpo, la trafisse e si conficc nella gola, tagliando trachea e spina dorsale
prima di fuoriuscire dalla parte posteriore del collo. Aiace, spingendo con lo scudo, fece cadere il corpo
di lato ed estrasse la lancia, liberandola prima di concentrarsi sul suo avversario successivo. Un optio
corpulento era riuscito a buttar gi una della scale e ora si era voltato per affrontare Aiace, sguainando
la spada mentre sollevava lo scudo.
Per un attimo i due uomini si studiarono. Aiace cap allistante che loptio era un combattente
abile ed esperto. Aveva un ottimo senso dellequilibrio e si era abbassato fino ad accovacciarsi, pronto
a scattare in un attacco fulmineo alla prima opportunit.
Sollevando un po la lancia, Aiace fint un attacco al volto. Luomo lo par con facilit e torn
in posizione. Poi, con un ringhio improvviso, si scagli in avanti puntando la lama contro linguine di
Aiace. Il gladiatore par il colpo ruotando lo scudo e subito scagli la lancia prima che loptio potesse
arretrare.
Ma il soldato era incredibilmente agile per la sua stazza e si pieg velocemente, schivando il
colpo. Aiace arretr di un passo e arrischi una rapida occhiata per vedere come stava andando la
battaglia. Stavano accorrendo altri romani sulle mura, e nelle strade sottostanti il nemico si precipitava
verso le scale che portavano alla sommit. Aiace realizz che non cera pi molto tempo. Se i ribelli
non fossero riusciti a portare un numero sufficiente di uomini sul muro lassalto sarebbe fallito.
Loptio batt la spada contro il bordo dello scudo e sogghign: Ne hai avuto abbastanza,
allora?.
Aiace non pot fare a meno di ridere. Era una battuta cos scontata che persino il pi giovane
dei gladiatori si sarebbe rifiutato di pronunciarla. Riprese ad avanzare, determinato ad aprire la strada a
Chilone e ai suoi uomini. Loptio sollev lo scudo, preparandosi a parare il successivo colpo di lancia.
Aiace fece finta di mirare in alto, costringendo il romano a sollevare ancora di pi lo scudo, poi si
inginocchi colpendo con il bordo dello scudo lo stinco del romano. Si sent un rumore sordo e loptio
grid per il dolore e la rabbia mentre cadeva a terra. Aiace si rimise in guardia, piomb sulla sua
vittima e la trafisse sotto lascella. La lama penetr fino al torace. Aiace appoggi un piede sul romano,
liber la lancia e calpest il corpo senza vita. Dopo la morte del loro optio, gli altri romani arretrarono,
riparando verso i primi compagni che erano saliti sulle mura in loro aiuto.
Il gladiatore si guard alle spalle. Dieci suoi uomini erano ora sul muro, insieme a Chilone.
Quando tre di loro arrivarono di corsa lungo il camminamento, Aiace si appoggi al parapetto per farli
passare.
Teneteli occupati!, ordin. Non fateli passare.
Si ritrasse di un paio di passi prima di voltarsi e correre verso Chilone indicando la porta. Da
quella parte! Fai andare gli uomini in quella direzione. Dobbiamo prendere la porta adesso!.
Chilone annu, chiamando i suoi uomini. Seguitemi!.
Insieme ad alcuni compagni, Chilone corse lungo il muro verso il passaggio che conduceva dal
camminamento al corpo di guardia della porta. Era a meno di una lancia di distanza quando
dallapertura usc un romano, che si ferm sorpreso scorgendo i ribelli che correvano verso di lui. Un
attimo dopo Chilone si avventava su di lui e i due cadevano allindietro, attraverso luscio, direttamente
allinterno della porta. I suoi uomini lo seguirono e il clangore di scudi e lame che cozzavano echeggi
allesterno. Aiace aveva gi spostato la lancia insanguinata nella mano che impugnava lo scudo e stava
aiutando un uomo a superare il parapetto, spingendolo verso la porta. Vai!.
Mentre aspettava luomo successivo, Aiace si guard alle spalle e vide che soltanto due scale
erano ancora in piedi. Nelle strade il rumore dei calzari borchiati era assordante e sempre pi romani si
affrettavano verso il settore in pericolo. Il gladiatore intu che i suoi non sarebbero riusciti a far salire
abbastanza uomini, e non avrebbero tenuto il camminamento ancora a lungo. Uno dei tre uomini che
avevano il compito di proteggere laccesso al camminamento era a terra, piegato in due, con una ferita
allinguine. I suoi compagni stavano indietreggiando e un istante dopo lo schiavo ferito fu ucciso da un
romano. Un altro uomo scavalc il parapetto e Aiace lo prese per il braccio. Con me!.
Corse in avanti per aiutare i due schiavi che stavano affrontando unimpresa impossibile.
Quattro persone forse sarebbero riuscite a trattenere lorda nemica abbastanza a lungo da permettere a
Chilone di prendere possesso della porta. Si fermarono con gli scudi parati contro i romani, attaccando
con le lance. Un altro legionario cadde, tenendosi la gola mentre precipitava oltre le mura. Poi il
nemico si fece pi vicino, incalzando scudo contro scudo, sbuffando per lo sforzo di spingere indietro i
ribelli. Passo dopo passo, Aiace e gli altri furono costretti a cedere terreno, arrivando nei pressi
dellunica scala rimasta. Uno dei suoi uomini cadde colpito dalla lama di una spada che era riuscita a
infilarsi nelle intercapedini tra i loro scudi. Alle sue spalle sent il frastuono del combattimento dal
corpo di guardia della porta, e poi Chilone che ordinava ai suoi uomini di arretrare.
No!, grid Aiace con tutta la voce che aveva in corpo. Chilone! Tieni duro!.
Ma la sua voce fu coperta da unaltra che fendeva la notte. Era un ufficiale romano che gridava
a pieni polmoni: Uccidete quei bastardi! Abbatteteli! Avanti, ragazzi, a me!.
Aiace si sent sfiorare da uno dei suoi uomini che era appena salito sul muro per unirsi a quella
lotta disperata. Gli fece prendere il suo posto e si volt per vedere come se la stava cavando Chilone. Il
terrore gli strinse lo stomaco quando vide un distaccamento fresco di romani che avevano gi spinto i
ribelli verso lunica scala rimasta. La lotta era perduta, Aiace lo cap allistante, e cap immediatamente
cosa doveva fare per salvare i suoi uomini.
Url: Indietreggiate! Ritiratevi!.
I volti degli schiavi sotto le mura, in basso, erano appena visibili al bagliore fioco delle torce e i
loro sguardi di disperazione gli trafissero il cuore come lame, ma non cera nientaltro che potesse fare.
Ritiratevi, ho detto! Ora!.
Lo schiavo pi vicino si volt e scapp verso il fossato.
Generale!, Chilone lo raggiunse, con il fiato rotto e la faccia sporca di sangue. Indic lultima
scala. Prima tu.
Per un attimo Aiace fu tentato di rifiutare, poi la razionalit prese il sopravvento. Lattacco era
fallito e i suoi uomini avevano bisogno di lui vivo.
Va bene. Ma tu e gli altri venite pi in fretta possibile.
S, generale.
Aiace si cal oltre il parapetto e cerc col piede scalzo il primo scalino. Fece cadere la lancia a
terra e scese gi. Una volta raggiunto il suolo, gli uomini di Chilone cominciarono a scendere.
Non fateli scappare!, grid lufficiale romano coprendo il frastuono del combattimento sulle
mura, e ad Aiace si contorsero le budella al suono di quella voce. Guard in alto e sibil a denti stretti:
Macrone....
Uno per volta i suoi uomini scesero e attraversarono il fossato. Aiace ud grida di stupore e
dolore, e cap che alcuni di loro dovevano aver calpestato i triboli nella fretta di scappare. Chilone
atterr pesantemente al suo fianco.
Sei lultimo?
Ce ne sono altri due.
Non cera nulla che potessero fare per loro. Aiace diede una pacca sulle spalle a Chilone.
Andiamo.
Si voltarono e cominciarono a correre verso il fossato, mentre sulle mura si stavano spegnendo
gli ultimi fragori della lotta. Poi una voce esplose nel buio: AIACE!.
Il gladiatore esit e si guard indietro. Alla luce di una torcia che bruciava a breve distanza dal
muro, vide il centurione romano. Aveva un giavellotto nella mano destra e stava per lanciarlo con
lobiettivo di colpire il capo dei ribelli. Poi, con un urlo, scagli larma con tutta la sua forza. Lasta
scura sfrecci verso Aiace. Prima che potesse reagire un altro schiavo lo urt, facendolo cadere. Il
giavellotto atterr con un rumore simile a quello di un piccone conficcato nella sabbia bagnata. Il
gladiatore si mosse di impulso, rotol allindietro e si accucci. Chilone giaceva ai suoi piedi, guardava
in alto e annaspava mentre le sue dita tastavano lasta che lo aveva infilzato a terra trapassandogli lo
stomaco.
Generale, vai, riusc a rantolare.
Aiace afferr lasta e la estrasse. Poi prese Chilone, se lo mise sulle spalle e scese gi per il
fossato, si cal sul fondo e risal sullaltro lato. Un altro grido dalle mura.
Non statevene l fermi, pigri bastardi! Colpitelo!.
Un altro giavellotto si conficc nel terreno mentre Aiace arrancava sul bordo del fossato. Molte
lance lo seguirono, ma Aiace non smise di correre, guardando il suolo con attenzione per non calpestare
i triboli. Una volta sicuro di aver superato il tratto pi pericoloso e di essere fuori dalla portata dei
giavellotti, pos Chilone a terra. Il suo fedele seguace rotol con un grido acuto di dolore e si premette
una mano sulla ferita.
Oh merda, merda, fa male mormor.
Aiace vide altri uomini a poca distanza. Venite qui, subito!.
Pur riconoscendo la voce del loro generale, esitarono un attimo prima di eseguire lordine.
Aiace indic Chilone ferito. Portatelo al quartier generale e andate subito a chiamare Kharim, capito?
Andate, ora!.
Raccolsero Chilone e sparirono nella notte. Il cuore di Aiace batteva forte per lo sforzo e rimase
in piedi ad ansimare mentre guardava indietro, verso le mura. Lelmetto del centurione era chiaramente
visibile tra gli altri uomini. Aiace ud un fischio di derisione e poi grida beffarde. Sput a terra e si
schiar la gola.
Macrone!, si port la mano alla bocca per amplificare il suo grido. Macrone! Quando
prender la citt, ti strapper il cuore dal petto con le miei mani! Te lo giuro!.
...
.
...
CAPITOLO VENTITR.
...
.
...
Maledizione!.
Macrone batt il pugno sul parapetto e trasal per il dolore che gli saliva su per il braccio. Il suo
giavellotto avrebbe sicuramente ucciso o ferito Aiace se non fosse stato per laltro uomo, quel
maledetto. Con Aiace fuori combattimento, Macrone era certo che il morale dei ribelli sarebbe crollato.
Anche se fosse emerso un nuovo capo della rivolta, la morte di Aiace avrebbe concesso qualche giorno
di tregua ai difensori. Diede le spalle ai ribelli che si stavano ritirando ed esamin la scena davanti ai
suoi occhi. Cerano corpi sparsi sul camminamento e in alcuni punti il parapetto era stato tirato gi dal
nemico. Se lerano cavata per poco. Gli uomini di guardia provenivano dalle unit formate dai civili.
Erano sotto il comando di optio e centurioni scelti tra i ranghi delle coorti ausiliarie. Se non fosse stato
per loro i civili avrebbero potuto fuggire.
Macrone chiam il centurione pi vicino. Flacco!.
Signore?
Ripulisci il camminamento. E fai portare i nostri morti nella fossa comune.
S, signore. Flacco esit. E gli altri corpi?.
Macrone indic in basso. Puoi lasciarli in piena vista, verso laccampamento dei ribelli.
Magari ci penseranno due volte prima di tentare un altro attacco.
S, signore.
Lasciando Flacco e i suoi uomini ad eseguire il lavoro, Macrone scese in strada e si diresse al
bastione successivo passando lungo il lato interno del muro di cinta. Fortunatamente aveva preso la
decisione di schierare le truppe vicino alle mura non appena lesercito ribelle si era accampato appena
fuori della citt, altrimenti lattacco a sorpresa avrebbe avuto successo.
Nelle ore precedenti, Macrone aveva scelto gli uomini per la scorta di Giulia e aveva ordinato
loro di tener pronte le cavalcature per la quarta ora della notte. Si era appena ritirato in una locanda per
riposare unora quando lallarme era suonato. Aveva afferrato larmatura e la spada ed era corso alla
porta, arrivando appena in tempo per dare una mano agli uomini che stavano salendo la scala verso il
muro. Anche se i ribelli erano male equipaggiati e in inferiorit numerica rispetto ai difensori, la loro
fiera determinazione aveva quasi ribaltato le sorti della battaglia. Macrone aveva spinto i suoi uomini
verso il torrione della porta, gridando urla di incoraggiamento mentre lottava per farsi largo e porsi al
comando. Quando era riuscito a raggiungere le mura i ribelli erano in ritirata. Ne rimanevano soltanto
alcuni a difesa della sommit della scala dalla quale scendevano i loro compagni, ed erano stati
abbattuti rapidamente. Poi aveva scorto un gruppo di uomini che si allontanavano dalle mura e aveva
afferrato un giavellotto strappandole dalle mani di uno dei suoi sottoposti, prima di urlare il nome del
gladiatore. Era probabile che Aiace fosse laggi, a condurre lattacco. Alla luce rossastra delle torce,
Macrone lo aveva subito riconosciuto quando si era voltato.
Era stato un buon lancio, pens amaramente. Un ottimo lancio, in effetti. Aiace avrebbe dovuto
lasciarci le cuoia. Per qualche ragione gli di lo avevano risparmiato, per ora. Ma la volta successiva,
divinit o meno, Macrone lavrebbe ucciso e posto fine ai suoi massacri. Mormorando una rapida
preghiera di scuse a Giove e alla dea Fortuna per la sua piccola empiet, prosegu ad ispezionare gli
altri segmenti delle mura prima di andare a fare rapporto a Sempronio.
Il senatore era nel suo ufficio, una sola lucerna forniva lilluminazione, appena sufficiente a
vedere le pareti della stanza.
Dove sei stato?, chiese freddamente Sempronio. Lattacco  finito pi di due ore fa. Avresti
gi dovuto essere partito con mia figlia.
Mi dispiace, signore. Dovevo accertarmi che altri tratti delle mura fossero pronti a sostenere
lurto dei ribelli, se avessero lanciato un nuovo attacco.
Non possiamo escludere altri assalti, ma abbiamo perso troppo tempo. Desidero ancora che tu
porti Giulia fuori da Gortina il prima possibile, questa notte stessa.
Macrone si sent improvvisamente oppresso da un grosso macigno. Signore, far luce tra un
paio dore. Non penso sia una buona idea cercare di portare vostra figlia fuori dalla citt. Potrebbe
essere pi al sicuro qui.
A dire la verit, dai rapporti preliminari sembra che i ribelli abbiano quasi preso una delle
porte al primo tentativo.
Li abbiamo respinti abbastanza facilmente, signore.
Forse. Ma se il prossimo attacco avesse successo? Allora saremmo intrappolati quass
sullacropoli. In migliaia, ammassati insieme. Non resisteremmo a lungo, prima o poi qualcuno ci
tradirebbe, o forse la gente consegnerebbe tutti i romani ad Aiace. Non sottoporr mia figlia a questa
tortura. Deve lasciare la citt ora, finch  ancora in tempo.
Signore, disse Macrone con voce gentile. Capisco la vostra preoccupazione per Giulia, ma
penso che sia gi troppo tardi per cercare di portarla via da Gortina.
Perch?
I ribelli sono determinati a chiudere laccerchiamento il prima possibile. Lattacco di stanotte
ne  una prova. Anche se sono accampati sulla piana, ci sono buone probabilit che a breve
pattuglieranno tutti i lati della citt.
Una ragione in pi per portare mia figlia via di qui ora. Prima che inizino i pattugliamenti.
Andate ora, finch la strada per le colline a nord  ancora aperta.
Macrone fiss il suo superiore, esasperato. Signore, vi confesso che non  unazione saggia.
Fidatevi del mio giudizio.
Mi dispiace, Macrone. Penso che tu stia sbagliando. Dubito che gli schiavi siano abbastanza
organizzati da aver gi disposto delle pattuglie sulle colline. E anche se lo fossero, ci sono cos tante
strade che attraversano le colline che non ne potrebbero coprire se non una parte. Il rischio c. Non lo
nego. Ma a mio giudizio il rischio  maggiore se Giulia rimane. Inoltre non riesco a concentrarmi sulla
difesa di Gortina se la vita di mia figlia  in pericolo. Per favore, comprendimi.
Macrone alz le spalle. Come desiderate, allora, senatore.
Bene. Te ne sono grato, Macrone. Pi di quanto tu non sappia. Ora mia figlia ti sta aspettando
con la sua scorta. Portala fuori dalla citt, e arriva a distanza di sicurezza prima di tornare.
S, signore. Macrone si alz stancamente in piedi, fece il saluto e lasci lufficio di
Sempronio. Si diresse verso le stalle di fianco al palazzo del governatore. I dieci uomini scelti si
alzarono al suo arrivo. Ogni uomo indossava una cotta di maglia sotto il mantello e portava una spada
al fianco. Alle spalle avevano provviste per qualche giorno e bisacce dacqua. I cavalli erano sellati e
custoditi da due stallieri, con due cavalcature libere per Macrone e Giulia. La ragazza emerse
dallombra e guard Macrone con aria indagatrice.
Tuo padre non ha cambiato idea.  tempo di andare, ordin. Alla porta settentrionale.
Condurremo a piedi i cavalli per le strade fino alle mura. Non ha senso rischiare che qualcuno cada in
una buca.
Mentre la piccola colonna attraversava le strade buie di Gortina, Giulia chiese a bassa voce:
Pensi che attaccheranno ancora stanotte?
Ne dubito. Scommetto che hanno colto loccasione favorevole, pensando che ci aspettassimo
un attacco allalba o addirittura a giorno inoltrato. Erano convinti di prenderci di sorpresa, mentre
dormivamo. Ad essere onesto, io mi ero quasi addormentato. Ma gli abbiamo inflitto una bella batosta.
Hanno perso molti uomini e si staranno leccando le ferite. Dubito che si faranno prendere dalla fretta di
tentare qualche sortita con il buio. Adesso non riuscirebbero a scorgere i triboli. Sorrise, soddisfatto
del suo ordine di realizzare e piazzare i triboli prima dellattacco. Fino a quando indirizzeranno i loro
assalti contro determinati tratti delle mura, dovremmo essere in grado di affrontarli. Il problema sar
quando si renderanno conto che abbiamo troppi pochi uomini per difendere lintero perimetro. Se
lanciano un attacco generale su tutta la citt prenderanno le mura.
E poi?
Se vedo arrivare un attacco del genere, far radunare la gente sullacropoli e resisteremo il pi
a lungo possibile.
Giulia guard la sagoma scura della collina che dominava Gortina. Per quanto tempo potrete
tenere lacropoli?
Per diversi giorni. Saremo abbastanza al sicuro dallattacco dei ribelli lass. Il problema sar il
rifornimento dacqua e le misure igieniche. Una volta sceso il livello dellacqua soffriremo la sete e ci
saranno malattie e poi dovremo arrenderci. Macrone si sforz di sorridere e cerc di alleggerire
latmosfera. Ma non accadr. Catone torner molto prima.
S, lo spero. Giulia gli prese la mano e la strinse delicatamente. Abbi cura di mio padre.
Aver cura di lui?. Macrone sollev le sopracciglia. Lidea che il senatore Sempronio avesse
bisogno di essere accudito era sorprendente. Ma avvertiva lansia della ragazza e annu. Lo terr
docchio.
Raggiunsero la porta settentrionale, una piccola struttura con volta ad arco e una porta cos
stretta che potevano accedervi soltanto un carretto o dei cavalieri disposti su una singola colonna.
Macrone ferm la scorta e sal le scale fino alla piattaforma. Loptio in servizio salut il suo superiore
non appena lo vide emergere dal vano della scala. Era stato informato in precedenza che una comitiva
avrebbe attraversato la porta nella notte.
Tutto tranquillo?
S, signore. Nessun movimento.
Bene.
Si sentiva rumore di lotte verso la porta principale.
Niente di cui preoccuparsi, disse pacato Macrone. Soltanto un fottuto tentativo di prendere
le mura. Li abbiamo subito rispediti indietro.
Loptio sembrava molto sollevato e Macrone gli diede una pacca sulla schiena. Tu tieni gli
occhi aperti e lascia fare agli altri il loro lavoro.
S, signore.
Macrone lanci unocchiata oltre il parapetto. Al di sotto della porta uno stretto sentiero
conduceva verso le colline. Il terreno scuro era costellato dalle sagome nere di alberi e cespugli, ma
sembrava tutto perfettamente tranquillo. Si rivolse nuovamente alloptio: Bene, allora, voglio che ti
ricordi che torner indietro da questa parte. Se tutto va bene sar ancora buio. Assicurati che le tue
sentinelle siano informate. Non ho voglia di essere infilzato da un bastardo assonnato che mi scambia
per un ribelle.
No, signore. Ci penso io.
Conto su di te. Macrone annu  scese le scale per raggiungere Giulia e la scorta. Prese le
redini del suo cavallo e schiarendosi la gola disse ai due uomini alla porta: Aprite.
Loro sfilarono la sbarra che chiudeva la porta, tirarono lanello di ottone e con un rumore
stridente la porta si apr verso linterno. Macrone fece uscire il suo cavallo nella notte. Giulia e gli altri
lo seguirono fuori dalla citt. Non appena lultimo di loro fu passato i soldati richiusero la porta e
spinsero al suo posto la sbarra. Macrone ordin alla scorta: In sella.
Mentre i soldati montavano Macrone and ad aiutare Giulia. Congiunse le mani affinch la
ragazza potesse metterci il piede sopra e salire a cavallo.
Una volta in sella, la ragazza ripieg lorlo della sua lunga tunica dietro le gambe e prese le
redini.
Sai cavalcare?, le chiese Macrone.
Giulia annu. Cavalcavo sempre, da piccola. Sono certa che mi ricorder tutto quando saremo
partiti.
Macrone annu e sal sul suo cavallo. Una volta in sella, afferr saldamente le redini e sollev il
braccio per attirare lattenzione degli uomini. Avanti.
La piccola colonna part al trotto lungo la stretta strada. A un centinaio di passi dalla porta il
sentiero cominciava a salire su per la collina e diventava una pista dissestata, su cui dovevano essere
passate innumerevoli carovane di muli. Una volta raggiunta la cima della prima colina, Macrone si
volt e si guard indietro. La sagoma della citt era delineata dallanello di torce e fuochi, le fiamme
guizzavano lungo il muro. Tra le case e le rovine, come in cima allacropoli, brillavano altre luci, di
torce e lucerne. Su entrambi i lati della citt si estendevano i fal dellarmata ribelle e mentre Macrone
esaminava con occhio esperto il campo nemico per stimarne rapidamente le forze, si chiedeva se la
colonna di soccorso di Catone sarebbe stata abbastanza corposa da riuscire ad aprirsi la strada con le
armi fino a Gortina. Lanciare un attacco massiccio per abbattere i ribelli sembrava unimpresa
impossibile. Quando fosse giunto il momento, ci sarebbe voluta tutta lesperienza, labilit e
lequipaggiamento dei legionari romani e degli ausiliari per contrastare le forze sovrastanti dei fanatici
disperati. Macrone non era certo dellesito di un tale scontro; non aveva mai visto una cosa del genere.
Proseguirono sulle colline, e Macrone rimase sempre allerta: continuava a guardarsi alle spalle
e da ogni lato, in ascolto, pronto a percepire qualsiasi rumore sospetto. Avevano percorso allincirca
otto chilometri quando scorse le prime luci dellalba verso est; una lieve luminosit nella notte che
delineava nettamente la sagome delle montagne. La pista era confluita nel letto di un fiume
prosciugato. Su entrambi i lati si ergevano ripidi pendii rocciosi. Macrone alz il braccio: Alt.
Gli altri tirarono le redini e il centurione fece voltare il cavallo e fece un cenno a Giulia. Siamo
giunti a ragionevole distanza dalla citt. Dubito che ci siano pattuglie di ribelli cos distanti. Non c
nulla quass. Buona fortuna.
Grazie, Macrone, rispose lei a bassa voce, fissando lorizzonte. Saresti dovuto tornare
prima. Presto sar giorno e tu sarai ancora lontano da Gortina.
Andr tutto bene. I ribelli ci metteranno un bel po a riprendersi dalla batosta che gli abbiamo
inflitto stanotte.
Lo spero.
Per qualche istante si guardarono in silenzio, poi Giulia gli diede un bacio sulla guancia. Abbi
cura di te, Macrone. E di a Catone che lo amo, quando arriva a Gortina.
Lo far. Macrone era ancora rosso per limbarazzo di esser stato baciato dalla ragazza
davanti alla scorta. Sar felice di sapere che sei al sicuro. Non appena sar tutto tranquillo, ti verr a
cercare.
Lei annu e Macrone spron il cavallo e si diresse verso loptio al comando della scorta. Hai
capito bene gli ordini?
S, signore, loptio prosegu a ripetere le istruzioni che aveva avuto. Ci dirigiamo verso
Cnosso e se i ribelli risalgono verso nord prendiamo una nave per Atene, dove la figlia del senatore
devessere posta sotto la protezione del governatore.
Molto bene. Ora  meglio che andiate.
Si scambiarono il saluto e Macrone spron il cavallo al trotto. Loptio diede lordine di
avanzare e Macrone ud il rumore degli zoccoli dei cavalli che si allontanavano, ma non si guard
indietro. Giulia era al sicuro e lui doveva tornare a Gortina. In verit non avrebbe mai dovuto
abbandonare la citt, ma il senatore aveva insistito affinch si assicurasse che sua figlia fosse in salvo.
Anche se non era daccordo con quellordine, Macrone si rendeva conto che Sempronio ora sarebbe
stato pi tranquillo, e il senatore non poteva permettersi alcuna distrazione, con Aiace e la sua orda di
ribelli accampati davanti alle mura della capitale.
Prosegu lungo il letto del fiume, salendo poi nuovamente sul sentiero in collina che svoltava
bruscamente intorno a un grosso affioramento roccioso, attraversava una piccola foresta e poi
cominciava a scendere. Laria era fredda e respir lodore intenso dei pini mentre rifletteva con calma
sul pericolo verso il quale stava cavalcando. Non appena Aiace si fosse ripreso dal fallimento del suo
assalto iniziale, avrebbe capito ben presto che doveva disperdere le risorse dei difensori. Una serie
coordinata di attacchi sui tratti maggiormente danneggiati delle mura avrebbe sicuramente creato una
breccia da qualche parte. Un punto di accesso era tutto quello di cui i ribelli avevano bisogno; poi si
sarebbero riversati in massa dentro la citt e avrebbero massacrato chiunque non fosse riuscito a
raggiungere lacropoli in tempo.
Macrone era talmente preso dai suoi pensieri che ud i ricognitori nemici solo poco prima di
avvistarli. Ci fu un grido improvviso, tir forte le redini e si guard intorno, colto da un attimo di
panico. Il sentiero attraversava il fianco di una collina e gli alberi sparivano allimprovviso alla sua
sinistra. A poca distanza di fronte a lui la pista faceva una curva e scendeva a zigzag gi per la collina.
Duecento passi pi in basso, Macrone vide un corposo gruppo di uomini a cavallo, forse una trentina,
che scendevano lungo la pista, vestiti con tuniche e mantelli marroni e grigi. Uno di loro lo aveva visto
e lo stava indicando, mentre gridava per richiamare lattenzione degli altri. Tutti si fermarono e
guardarono in alto, localizzando la veste rossa di Macrone in un attimo. Il capo grid un ordine e subito
gli uomini si lanciarono al galoppo risalendo la pista.
Oh, merda, borbott Macrone. Era successo quello che temeva e per un istante una scintilla di
rabbia gli incendi il cuore. Maledetto Sempronio....
Per un attimo pens di portarli lontano da Giulia e la sua scorta. Ma non poteva andare in
nessunaltra direzione. Il pendio su entrambi i lati era troppo scosceso. Poteva solamente proseguire in
avanti o tornare indietro da dove era venuto. Gli ci volle solo un minuto per rendersi conto che poteva
fare soltanto una cosa. Doveva tornare indietro e ordinare agli altri di spronare i cavalli e cercare di
seminare i loro inseguitori. Tirando le redini selvaggiamente, fece voltare il cavallo e si lanci al
galoppo. Alle sue spalle poteva sentire il rumore incalzante degli zoccoli e le grida dei suoi inseguitori.
Si sporse in avanti, sferzando le redini sul collo del cavallo mentre gli gridava ruvidi
incoraggiamenti e si teneva stringendo forte le cosce. Raggiunta la sommit del pendio, aggir
nuovamente lo sperone di roccia, si precipit sul letto del fiume e continu a correre, alzando ciottoli e
sassi in aria. Riusciva a vedere la strada davanti a lui per circa duecento passi prima che la strada
curvasse intorno a un pendio, e non cera traccia della scorta. Stim che gli uomini alle sue spalle si
trovassero a meno di mezzo chilometro di distanza e mentre si avvicinava alla curva le loro grida e il
frastuono degli zoccoli riecheggiarono sulle pareti rocciose. Mentre il cavallo si precipitava verso la
curva, vide Giulia e gli altri davanti a lui.
Lausiliario che chiudeva la fila si gir. Non appena vide Macrone grid alla scorta di fermarsi.
Giulia aveva fatto voltare il cavallo ed era sorpresa e preoccupata di vedere Macrone sfrecciare verso di
loro.
Macrone, che succede?
Abbiamo compagnia!, grid mentre sferzava le redini selvaggiamente. Dobbiamo
andarcene, ora! Seguitemi!. Spron ancora il cavallo per raggiungere la testa della colonna, seguendo
il letto del fiume che cominciava a incurvarsi in meandri sempre pi tortuosi man mano che saliva sulle
montagne. Continuava a guardarsi indietro per essere sicuro che Giulia tenesse il passo e la vide
cavalcare con il resto degli uomini, decisa e concentrata. Il suono degli zoccoli e le grida degli
inseguitori riempivano laria. Sopra di loro, lorizzonte era illuminato dai primi raggi del sole nascente,
ma il letto del fiume era ancora avvolto nelle tenebre e nel freddo.
Mentre seguivano lennesima svolta del percorso, la strada si divise in due sentieri: entrambi
sembravano proseguire in direzione della cima. Macrone ferm la colonna, cercando disperatamente di
prendere una decisione. Il sentiero alla destra era stretto e aveva una lieve pendenza. Laltra strada era
pi ampia ma pi ripida. Macrone sperava che la seconda via raggiungesse la sommit pi rapidamente
e alz il braccio.
Da quella parte.
Puntarono sulla biforcazione alla loro sinistra e spronarono i cavalli su per il pendio. I cavalli
alzavano polvere e ciottoli, accecando quelli che venivano dietro. Macrone rimase alla testa della
colonna, davanti a Giulia. Su entrambi i lati i declivi diventavano pi ripidi, e alla fine si ritrovarono in
una gola. A quel punto, mentre superavano al galoppo lennesima ansa, il sentiero si interruppe
bruscamente davanti alla parete liscia di un precipizio, che li obblig a fermarsi bruscamente. Il respiro
pesante dei cavalli e i loro zoccoli che grattavano il suolo spezzavano il silenzio. Macrone fiss il
precipizio col cuore in gola.
Merda!. Strinse i pugni e si colp la coscia. Merda!.
Macrone, Giulia lo guardava impaurita. Che cosa facciamo?.
Macrone si volt verso la scorta. Sguainate le spade! Dobbiamo aprirci la strada!
Alcuni uomini lo fissarono sorpresi per un attimo finch loptio grid: Avete sentito il
prefetto! Sguainate le spade! Pronti alla carica!.
Macrone indic il pi vicino degli ausiliari. Resta con la signora. Se hai la possibilit di
portarla via durante il combattimento, fallo. Dirigiti a Cnosso.
S, signore.
Macrone port il cavallo al comando e alz la spada. Andiamo!.
Spronarono le cavalcature, sfrecciando di nuovo indietro lungo la gola. Davanti a loro udivano
chiaramente i rumori degli inseguitori che riecheggiavano aspri e distorti tra le pareti di roccia. Le due
fazioni si ritrovarono a fronteggiarsi allimprovviso, dopo unansa del fiume. I cavalli incrociarono le
cavalcature avversarie e si bloccarono; i cavalieri si aggrapparono disperatamente alle selle prima di
cominciare a menare fendenti. Macrone e gli altri erano equipaggiati con lusuale spada corta mentre i
nemici avevano una serie di armi diverse, spade corte e lame pi lunghe, la letale falcata ricurva e
alcuni giavellotti del tutto inutili nella calca di cavalli e uomini in quello spazio ristretto. Laria si
riemp dello stridore delle lame, di sbuffi, nitriti e grugniti degli uomini che menavano colpi e grida di
dolore. La polvere vorticava in dense nuvole intorno agli uomini a cavallo ammassati nel
combattimento.
Macrone sferr un fendente e squarci il volto di un uomo mentre si preparava per il colpo
successivo. Con la coda dellocchio vide che il primo soldato della scorta era stato abbattuto, infilzato
da una spada tutta ammaccata. Lausiliario si pieg in due e poi rotol a terra mentre il suo nemico
sfilava via la lama. Un rapido sguardo fu tutto laiuto che Macrone pot offrirgli, mentre tornava a
parare un altro colpo e trafiggere lavversario seguente. Il nemico si tir indietro per evitare il colpo e
cadde. Macrone si accorse che la scorta stava per essere battuta, era costretta ad arretrare. Un altro dei
suoi uomini venne trafitto da un colpo selvaggio alla testa che gli spacc il cranio in unesplosione di
sangue e cervella. I cavalli caricarono, spingendoli in avanti nella mischia, e Macrone si ritrov
compresso tra i suoi uomini, nuovamente vicino a Giulia.
Lei gli rivolse uno sguardo interrogativo. Macrone scosse la testa. Non cera alcuna possibilit
adesso. Macrone fece fare un giro al suo cavallo. Voleva fare un ultimo tentativo. Si prese un momento
per prepararsi allazione.
Vieni con me.
Dove?.
Macrone non rispose. Fece un cenno alluomo che le aveva assegnato per proteggerla. Rimani
qui, ragazzo. E fa che ogni tuo colpo vada a segno.
Poi percorse fino alla fine la strada che risaliva la gola. Smont da cavallo e porse la mano a
Giulia. Quando anche lei scese da cavallo si guard intorno, osservando la roccia scoscesa davanti a
loro.
Non c via duscita, disse con voce tremante. Non  vero?
No. Macrone la guard triste.
Giulia guard indietro, verso la gola, mentre il frastuono del combattimento si avvicinava. Che
mi faranno se mi catturano?.
Macrone lo sapeva bene. Quasi certamente non ci sarebbe stata alcuna piet, solo atroci
sofferenze prima che la finissero. Meglio non pensarci.
Come  possibile?. Lo fiss e disse, in lacrime: Non voglio morire. Non voglio soffrire.
Lo so. Macrone le mise goffamente un braccio intorno alle spalle. Da questa parte.
La condusse su per il pendio e si voltarono verso la gola. Con un ultimo selvaggio rumore di
spade e un grido finale di dolore il combattimento si estinse. Poi ci fu il frastuono dei cavalli che
arrivavano al galoppo. Giulia si strinse a Macrone.
Ho paura. Non voglio morire.
Certo che no, rispose Macrone con gentilezza.  naturale.
E tu?.
Macrone sorrise. Io sono pronto da tanto tempo. Mi sono abituato allidea. So soltanto una
cosa. Non si scorderanno tanto presto di me.
Il primo dei nemici piomb davanti a loro, poi il secondo, e mano a mano altri ancora emersero
dalloscurit. Venivano avanti a passo regolare, con le armi pronte a colpire. Alcuni sanguinavano, e
tutti fissavano Macrone e Giulia. Macrone si par davanti a Giulia e sfoder la spada.
Venite avanti, bastardi! Guardate come muore un romano!.
Non ci fu risposta, soltanto sguardi freddi e mortali mentre i cavalli continuavano a trottare.
Giulia strinse forte Macrone e lui la sent tremare mentre parlava.
Macrone, per favore, non farmi catturare.
Un fremito gelido di spavento gli strinse il cuore quando sent quelle parole. Non cera modo di
evitare quello che doveva fare. Macrone si sent mancare. Ingoi la bile che gli stava risalendo in bocca
e si volt verso di lei.
Mi dispiace, Giulia.
Lei guard gli uomini che si stavano avvicinando, poi gli afferr le spalle e lo fiss negli occhi.
Fallo rapidamente.
I lineamenti di Macrone si contrassero in unespressione di pura disperazione, poi annu e
abbass la punta insanguinata della spada contro il suo stomaco, appena sotto la gabbia toracica. Il suo
corpo era caldo anche se stava tremando. Giulia chiuse gli occhi e fece un ultimo respiro, mentre uno
dei ribelli url un avvertimento e si avvent verso di loro.
Che gli di ti proteggano, Catone, amore mio, sussurr. Macrone, sono pronta.
...
.
...
CAPITOLO VENTIQUATTRO.
...
.
...
Ci stava volendo davvero troppo tempo per radunare le truppe, pensava nervosamente Catone
mentre si incamminava lungo il frangiflutti che si estendeva dal vecchio quartiere reale al porto nuovo.
Alla sua sinistra cera un gran numero di mercantili fermi in attesa di un ormeggio, e alle loro spalle vi
era lHeptastadion  il lungo camminamento che dalla terraferma si congiungeva allisola di Faro.
Catone non pot fare a meno di ammirare nuovamente lambizione degli abitanti di Alessandria. La
citt era una meraviglia, come aveva scoperto in attesa che Petronio radunasse le truppe di soccorso da
inviare a Creta. La biblioteca lo aveva impressionato. Non aveva mai visto una tale concentrazione di
sapere. Oltre al gran numero di opere su ogni materia concepibile, era piena di studiosi che discutevano
pacatamente i loro interessi comuni o si incaponivano in discussioni veementi su qualche questione.
Si sedette su un gradino del tempio di Timone alla fine del frangiflutti. Da l godeva di una
buona visuale della flotta che si stava assemblando nel porto reale. Oltre a uno squadrone di navi da
guerra, Petronio aveva fornito quattro navi leggere da ricognizione dello stesso tipo di quelle su cui
Catone e Macrone avevano prestato servizio quando erano stati assegnati alla flotta a Ravenna alcuni
anni prima. Vi erano poi otto grosse navi da carico per trasportare i cavalli e lequipaggiamento delle
truppe. Contando i contingenti della marina, il legato aveva assegnato quasi cinquemila uomini
allesercito che stava inviando in soccorso del suo vecchio amico, il senatore Sempronio.
Scegliere il comandante delle truppe si era rivelata una questione delicata. Oltre agli ufficiali
esperti alla testa delle coorti di legionari e delle unit ausiliarie, Petronio aveva un certo numero di
tribuni militari nel suo entourage che reclamavano il comando. Catone aveva rammentato al legato che
Sempronio avrebbe scelto personalmente il comandante dellesercito una volta giunti a Creta. Inoltre
aveva chiesto che fosse lo stesso Catone a mettersi alla testa del contingente durante il viaggio per
raggiungere la provincia. Alla fine Petronio aveva nominato il centurione della Ventiduesima fino al
loro arrivo a Gortina. Decio Fulvio era un veterano pieno di cicatrici, calvo, con la corporatura di un
pugile e una voce profonda e roca. Catone era rimasto impressionato dalla sua competenza e dalla sua
aura di autorit e aveva accettato senza problemi la decisione del legato.
Anche se il comandante era stato nominato e le navi erano pronte, le unit ausiliarie erano
ancora in marcia e non avrebbero raggiunto la citt prima del giorno seguente. I prefetti, a lungo
abituati ai comodi compiti di guarnigione dellEgitto, si erano dimostrati riluttanti a partecipare a una
campagna militare e avevano sollevato ogni obiezione possibile per ritardare la partenza, finch il
legato aveva minacciato di rimpiazzarli e fare rapporto allimperatore. La minaccia aveva funzionato e
ora le due coorti erano partite.
Erano passati diversi giorni da quando era arrivato ad Alessandria, rifletteva Catone depresso,
mentre cercava un po di ombra sui gradini del tempio. Da qualche parte in mezzo al mare cera lisola
di Creta, dove i suoi amici erano in pericolo. Avevano bisogno di aiuto mentre lui era bloccato l ad
Alessandria, a girarsi i pollici fino a quando le truppe di soccorso non fossero state pronte per la
partenza. Pens a Giulia e per un attimo chiuse gli occhi e sollev il volto verso la brezza marina,
lasciando che gli carezzasse la pelle come faceva sempre lei con le sue dita talmente leggere che tutto il
corpo di Catone fremeva al contatto.
Improvvisamente interruppe quel flusso di pensieri. Le conseguenze sarebbero state
imbarazzanti in pubblico e lagonia della sua assenza lo avrebbe soltanto depresso ulteriormente e
avrebbe aumentato ancora la sua smania. Quando apr gli occhi sent che il vento si alzava e il telo che
copriva una bancarella di pesce cominci a gonfiarsi e si tese fino a spezzarsi. Il venditore guard
preoccupato verso occidente mentre cominciava a raccogliere la sua merce nelle ceste per trasportarla
in citt. Catone si alz e percorse il perimetro del tempio. Il cielo sopra lHeptastadion era scuro e
nuvoloso e le onde diventavano sempre pi alte. Stava arrivando una tempesta.
Per un momento Catone scrut lorizzonte chiedendosi se dovesse fare ritorno alle stanze che il
legato gli aveva fornito allinterno del palazzo, che un tempo era stato la residenza dei faraoni
tolemaici. L sarebbe stato costretto a intrattenersi nelle futili conversazioni e negli stupidi divertimenti
degli ufficiali annoiati del personale di Petronio, mentre la tempesta si scatenava.
Quel pensiero lo amareggi e decise di restare a vedere. Una raffica di vento freddo lo colp al
volto, mentre tornava a guardare la tempesta che era quasi giunta sopra la citt. Grosse onde si
frangevano contro il basamento del faro dallaltra parte della baia ed esplodevano in nuvole massicce di
spruzzi, spazzate via dal vento che aumentava. In mare aperto una coltre grigia di pioggia si stava
spostando verso la costa, al di sotto di nubi scure che imbrattavano il cielo allorizzonte.
La pioggia si fece pi intensa, pungendogli il volto, e Catone non pot fare a meno di tremare
leggermente per il vento freddo che soffiava intorno al tempio. Allimprovviso ci fu un lampo
abbagliante e un attimo dopo il rombo metallico di un tuono, mentre la tempesta si abbatteva sul porto.
Una nave da carico, a un chilometro di distanza, stava lottando per raggiungere il porto, con quasi tutte
le vele ammainate mentre la prua cercava di fendere le onde. Allimprovviso la vela collass; Catone
vide che lalbero si era spezzato e vela, albero e sartiame erano caduti. Appena i rottami aggrovigliati
colpirono lacqua, agirono da freno trascinando selvaggiamente la barca di lato e dirottandola verso le
grandi ondate dal mare. Per un attimo Catone riusc a scorgere gli uomini che si accovacciavano sul
ponte. Poi unenorme muro grigio dacqua si avvent sulla barca inghiottendola. La chiglia emerse
sulla superficie come il dorso di una balena e rimase sullacqua finch londa successiva la colp e la
barca scomparve. Catone fiss quel punto sperando di scorgervi qualche traccia dei sopravvissuti, ma
non si vedeva nulla e la sua curiosit si tramut in orrore per la fine improvvisa della nave e dellintera
ciurma.
Poveri bastardi, mormor, poi si volt e si incammin lentamente al riparo del tempio,
mentre le fiamme al vento nella cupola in cima al faro brillavano luminose contro le nuvole scure
trasportate dal vento del temporale. Una volta al riparo sotto la torre Catone diede unultima occhiata
verso il mare, col cuore pieno di compassione per tutte le navi che si trovavano l fuori in balia della
tempesta.
Due giorni dopo, di mattina presto, la flotta era pronta a salpare. Petronio scese sul pontile del
porto reale per salutare Catone e il primipilo centurione Decio Fulvio. La tempesta era passata il giorno
prima dopo aver affondato diverse barche nel porto commerciale. Fortunatamente la flotta aveva
perduto soltanto una trireme, che era stata trascinata con le ancore contro il frangiflutti.
Abbi cura dei miei uomini. Petronio sorrise a Catone. Li rivoglio in buone condizioni una
volta sedata la ribellione. Gli di sanno che mi sto prendendo un rischio enorme a spedire cos tanti
uomini della guarnigione dEgitto in soccorso di Sempronio. Assicurati che lui lo capisca.
Mi assicurer che il messaggio arrivi al senatore, signore.
Bene, e di al mio vecchio amico che se dovesse avere ancora bisogno del mio aiuto in futuro,
ci pensi due volte prima di richiedere i miei servigi, per favore.
Catone sorrise alla battuta, ma Fulvio aggrott le sopracciglia e poi scroll le spalle prima di
salutare il suo comandante. Mi prender cura dei ragazzi, signore. Non penserete che una calca di
schiavi rinnegati possa darmi troppi problemi, spero. Comunque non prender rischi non necessari.
Bene.
Catone segu Fulvio sulla passerella della nave ammiraglia, una vecchia quadrireme che si
chiamava Tritone. Non appena furono a bordo i marinai tirarono dentro la passerella e i vogatori
spinsero il vascello lontano dal pontile. Quando raggiunsero una distanza sufficiente il navarca al
comando della flotta diede lordine di partire e le pale dei remi furono immerse in acqua. Lufficiale al
comando dei rematori stabil un ritmo tranquillo e il Tritone cominci a scivolare sulle acque calme del
porto reale dirigendosi verso il mare aperto. Il resto della flottiglia prese posizione, mentre le navi da
trasporto salparono dietro a quelle da guerra.
Era un bello spettacolo, riflett Catone alla vista di centinaia di persone che erano uscite
sullHeptastadion a vedere la flotta che salpava. Le navi si diressero verso il faro e lo doppiarono,
mentre la prua del Tritone si sollevava una volta raggiunte le onde del mare aperto. Catone afferr la
balaustra e gli balen alla mente limmagine della barca affondata durante la tempesta. Il navarca,
Decio Balbo, sorrise nel vedere la sua preoccupazione.
Non avete una grande esperienza come marinaio, vero?
Non molta, ammise Catone. Ma ho fatto fin troppi viaggi in mare di recente.
Be, non preoccupatevi. La tempesta si  allontanata definitivamente. Balbo osserv
lorizzonte e annus laria. Avremo bel tempo e raggiungeremo Creta entro tre giorni al massimo.
Sai predire il tempo che verr annusandolo?, chiese Catone stupito.
No. Ma i miei passeggeri si tranquillizzano se credono che io lo sappia fare, disse il navarca
facendogli locchiolino.
Catone si diresse a poppa per guardare Alessandria. A mezzogiorno la citt e la costa erano
scomparse ma il faro era ancora chiaramente visibile, e il fumo del suo segnale di fuoco si levava nel
cielo alla brezza leggera. Con il bel tempo la flotta procedeva a buon ritmo. Avvistarono la costa
cretese la sera del terzo giorno. Dopo un esame accurato della linea costiera, Balbo diede ordine di
virare a ovest e seguire la costa verso Matala.
Dovremmo raggiungere il porto domani, annunci a Catone e Fulvio mentre consumavano la
cena nella piccola cabina. Poi disse a Catone: Avete detto che il porto  stato duramente colpito da
quellondata. Quali danni ha subito, esattamente?.
Catone fin di masticare un pezzo di pane e inghiott. Non rimane molto in piedi, precis. I
magazzini sono stati abbattuti e il molo  stata spazzato via. Ci sono moltissimi relitti di navi lungo la
sponda e nella baia, ma le spiagge oltre il porto sono abbastanza pulite. Potremmo far attraccare la
flotta laggi.
Molto bene, concord Fulvio. Per quanto ne sappiamo, non dovremmo fronteggiare alcuna
opposizione allattracco.
No. A meno che non sia successo qualcosa a Matala.
 possibile?.
Catone scosse la testa. Ne dubito. In caso di attacco la guarnigione aveva lordine di far
radunare la gente sullacropoli.  una posizione facilmente difendibile. Senza armi dassedio i ribelli
avrebbero avuto ben poche possibilit di conquistare la citt. No, non dovremmo aver alcun problema
ad attraccare a Matala.
Sono contento di saperlo, disse Fulvio. E una volta scesi a terra metteremo fine a questo
gladiatore allistante. Vedrete!.
Il sole era alto nel cielo quando la Tritone condusse la flotta verso la baia. Il navarca non voleva
correre rischi e aveva messo due uomini di guardia a prua per scandagliare le acque davanti alla nave
da guerra, in modo da evitare qualsiasi ostacolo causato dallondata o dal terremoto. I marinai e i
legionari della Ventiduesima erano ammassati ai lati della nave e fissavano le rovine del porto con un
misto di curiosit e impressione. Per la prima volta da quando avevano lasciato Alessandria, Catone
not che Fulvio sembrava leggermente scosso.
Non ho mai visto nulla del genere, mormor il veterano.  come se il porto fosse stato
polverizzato. Poi disse a Catone: Sembra che non abbiate esagerato quando ci avete raccontato
dellondata.
No, e questo  soltanto linizio. Catone indic linterno dellisola. Ci che rimane della citt
 lass, e una volta che avrai visto quello avrai unidea di cos successo in tutta lisola.
Fulvio scosse lentamente il capo e continu a scrutare la devastazione.
Mentre la nave da guerra si faceva strada nella baia, Catone chiam il navarca per indicargli la
Horus, ancora spiaggiata lungo la costa a una certa distanza. Dirigiamoci l. Il fondo  sabbioso e
degrada dolcemente.
Il navarca annu e ordin al timoniere di modificare la rotta e la Tritone vir lievemente, con i
remi che si immergevano allunisono nellacqua limpida. Fulvio stava ancora fissando le rovine.
Strano, disse a bassa voce. Non c alcun segno di vita. Pensavo che qualcuno ci avrebbe
avvistato e avrebbe chiamato il capo della guarnigione. O almeno qualche altro abitante.
Catone guard nuovamente il porto. Hai ragione. Non c anima viva.
Meglio procedere con cautela, allora, non appena attracchiamo, decise Fulvio. Per
precauzione.
Furono interrotti da un ordine del navarca che intimava a tutti coloro che se ne stavano con le
mani in mano, marinai e legionari, di spostarsi a poppa. Gli obbedirono e lo sperone lentamente si alz
dalle acque. Dopo qualche altro colpo di remi il navarca port le mani alla bocca e grid: Remi in
barca! Preparatevi a tirare a riva la nave!.
Le pale dei remi si alzarono e furono tirate in barca mentre la nave da guerra continuava ad
avanzare. Il ponte vibr leggermente quando la chiglia tocc il fondo sabbioso e prosegu un po prima
che lattrito facesse fermare del tutto la nave.
Marinai, avanti! Abbassate le passerelle!.
Mentre i marinai sistemavano le strette rampe, le altre navi da guerra cominciarono ad
attraccare su entrambi i lati. Guardando lingresso della baia, Catone vide le navi da carico che si
avvicinavano caute ammainando le vele. Erano troppo pesanti per toccare terra e sarebbero state
ancorate a poca distanza, in attesa che imbarcazioni pi piccole trasportassero uomini, cavalli ed
equipaggiamento a riva.
Il centurione Fulvio aveva indossato lelmo e si stava allacciando le cinghie. Fece un cenno a
Catone. Meglio che vi prepariate. I ragazzi saranno pronti a perlustrare la citt non appena toccheremo
terra.
Catone si infil a fatica in una cotta di maglia, prese la spada e indoss lelmo prima di
raggiungere Fulvio e i legionari radunati vicino alle passerelle. Oltre al normale equipaggio le navi da
guerra trasportavano due centurie di legionari e gli uomini sgomitavano per scendere a terra il prima
possibile, dopo aver passato lunghi giorni ammassati sul ponte. I marinai erano gi sbarcati e correvano
sulla sabbia a formare una linea di difesa. Fulvio sorrise vedendo che gli uomini erano pronti e grid
lordine: Bene, ragazzi, scendete a terra. Un uomo alla volta su ogni passerella, a meno che non
vogliate atterrare a mollo.
Alcuni uomini risero per lavvertimento mentre i primi scendevano cautamente lungo le strette
passerelle. Fulvio guard nuovamente il porto. Ancora nulla. Piuttosto preoccupante, direi.
Catone non gli rispose, ma dentro di s avvertiva una tensione spasmodica mentre rifletteva
sulle possibili ragioni di una tale calma e un tale silenzio. Rimase fermo in attesa del suo turno mentre
gli uomini sbarcavano e poi segu Fulvio sulla spiaggia. Gli optio stavano gi formando le file mentre
gli uomini scendevano dalle navi da guerra. Quando la prima coorte fu pronta, Fulvio diede lordine di
avanzare e cominciarono a marciare sulla spiaggia verso il porto in assetto da guerra, seguendo la
stessa strada percorsa da Catone quando la Horus si era diretta con difficolt verso la baia, sommersa
dallondata. Una volta raggiunta la zona del porto, la coorte dovette rompere i ranghi a causa dei detriti
e delle rovine. Nonostante le grida, gli ordini e il frastuono di quasi cinquecento uomini che si facevano
largo tra le macerie, nessuno venne ad investigare. Il presentimento che fosse accaduto qualcosa
divenne sempre pi forte e Catone strinse lelsa della spada mentre accompagnava Fulvio su per il
leggero pendio che conduceva alla citt.
Le strade erano immobili e silenziose e Catone guard in su verso lacropoli, ma le mura erano
deserte; non si vedeva un solo uomo di sentinella o a guardia delle porte spalancate. Lunico segno di
vita era lo stormo di uccelli neri che volavano in tondo sullacropoli.
Dove sono tutti?, chiese Fulvio. Si volt verso Catone.  possibile che se ne siano andati?
Forse Sempronio ha dato ordine di andare a Gortina?
Non lo so. Non vedo perch avrebbe dovuto farlo.
Proseguirono lungo la strada che conduceva allacropoli e cominciarono a salire. Una lieve
brezza soffiava lungo il pendio trasportando un fetore tremendo. Fulvio, Catone e la squadra al
comando della coorte si fermarono di colpo. Fulvio stava per sguainare la spada ma poi si blocc e
deglut.
Continuate ad avanzare, borbott ai suoi uomini che proseguirono lungo la rampa e
attraversarono la porta aperta. Mentre passavano sotto larco il fetore disgustoso divenne insostenibile.
Degli uccelli grassi e spaventati emisero i loro richiami e si alzarono in volo appena i primi uomini
entrarono nellacropoli e videro la scena sinistra che si presentava davanti ai loro occhi. Ogni singolo
metro allinterno delle mura era costellato di corpi in decomposizione, gonfi e chiazzati. Le pietre del
selciato erano scure di sangue secco e gli uccelli continuavano ad accanirsi sui cadaveri con il becco e
gli artigli. Non era stato risparmiato nessuno. N i vecchi n gli infermi, n le donne e neppure i
bambini. Tutti colpiti a morte.
Catone si copr la bocca e il naso e si guard intorno.
Che cosa  successo qui?, mormor Fulvio.
Devono essere stati i ribelli. Hanno trovato un modo di entrare, dedusse Catone.  per
questo che sono tutti sullacropoli e non al campo dei rifugiati fuori dalla citt.
Mi sembrava che aveste detto che sarebbero stati al sicuro quass.
Infatti ne ero convinto. Tutto questo non ha alcun senso.
Entrambi rimasero in silenzio per un attimo mentre osservavano il massacro. Poi Fulvio si
gratt nervosamente il mento. Se i ribelli sono riusciti a prendere Matala allora dobbiamo presumere
che anche Gortina sia in pericolo.
Catone sent un brivido gelido scendergli lungo il collo. Gortina... Giulia e Macrone... Si sentiva
distrutto dalla disperazione e dallincertezza. Ingoi la bile che gli stava risalendo in gola e si volt
verso Fulvio.
Dobbiamo far sbarcare il resto della colonna immediatamente e dirigerci a Gortina, prima che
sia troppo tardi.
Potrebbe essere gi troppo tardi.
Catone vacill riflettendo su quelle parole. In quel caso, rispose con agghiacciante furia,
marceremo comunque su Gortina. E non avremo pace finch lultimo dei ribelli non avr pagato con
la vita.
...
.
...
CAPITOLO VENTICINQUE.
...
.
...
Si pu fare qualcosa per salvarlo?, chiese Aiace mentre uscivano dalla magione. Kharim si
asciug le macchie di sangue e pus con una pezza di lino e scosse la testa.
Mi dispiace. Ora  nelle mani degli di. Potresti offrire un sacrificio ad Asclepio e pregare per
lui. Ho fatto tutto il possibile per Chilone, ma la sua ferita si  infettata. Lhai visto anche tu. Suppurer
e gli avvelener il sangue e morir. Mi dispiace.
Capisco, Aiace annu con unaria di stanca rassegnazione.
Kharim soffriva vedendo il dolore che velava gli occhi del gladiatore, che gi doveva
sobbarcarsi tutte le responsabilit del comando. Erano passati cinque giorni da quando larmata ribelle
era arrivata alle mura di Gortina e Aiace aveva lanciato il suo attacco a sorpresa. Era costato caro ai
ribelli. Pi di duecento uomini della truppa di Chilone erano stati uccisi o feriti e molti dei
sopravvissuti erano stati azzoppati dai triboli mentre si ritiravano nella notte. Nellaccampamento dei
ribelli lumore era cupo e bench Aiace fosse deciso a fare un altro tentativo di prendere la citt con le
armi, era consapevole che i suoi seguaci erano stati scossi dal fallimento della prima notte.
Era stata la prima vera battuta darresto dallinizio della rivolta e Aiace doveva affrontare
lamara verit: cerano dei limiti a ci che poteva chiedere a uomini e donne che non avevano alcuna
esperienza delle durezze del combattimento. Erano stati inebriati dalla libert, pronti a difenderla a tutti
i costi. Ma il fanatismo non era sufficiente quando ci di cui Aiace aveva davvero bisogno erano
uomini addestrati allarte dellassedio e abbastanza disciplinati da proseguire nellassalto nonostante il
pericolo. Inoltre aveva scoperto che il fanatismo era volubile. Il coraggio e la ferocia dei primi giorni
avevano lasciato il passo al semplice desiderio di vivere una vita accettabile e godere dei lussi di cui
erano stati privati dai loro padroni.
Aiace diede una pacca sulle spalle di Kharim. Ti ringrazio di aver fatto tutto quello che potevi
per Chilone.
Non devi ringraziarmi, generale. Kharim sorrise tristemente. Chilone  come un fratello per
me. I suoi uomini lo amano. Questo fatto li ha molto colpiti. Speravo di poterlo salvare.
Ti ringrazio comunque. Aiace fiss il suo compagno per un attimo. Ho bisogno di qualcuno
che sostituisca Chilone.
Era la prima volta che accennava a una cosa del genere e Kharim cap che il suo capo stava
cominciando ad accettare il fatto che Chilone non sarebbe guarito.
Hai qualcuno in mente?, chiese Kharim.
Non sono ancora sicuro. Il primo a cui ho pensato sei stato tu.
Io?
Perch no? Sai combattere bene, come sai guarire i feriti. E mi sei fedele, non  vero?
Hai bisogno di chiederlo?, rispose Kharim con aria addolorata.
No. Mi dispiace, amico mio. Non intendevo offenderti. A volte la mia mente torna a formulare
i vecchi, rozzi pensieri di un semplice gladiatore.
Non c niente di comune in te, rispose Kharim, e indic laccampamento. Chiedi a chi
vuoi. Ho persino sentito alcune donne pregare per te. Come se fossi una specie di divinit, o un re.
Aiace aggrott la fronte. Questa  una stupidaggine. Ora siamo liberi, non abbiamo obblighi
nei confronti di nessuno, se non verso noi stessi.
Kharim lo fiss. Tu ci credi davvero, ed  per questo che loro ti amano e ti seguiranno
dovunque li condurrai.
Il gladiatore diede uno sguardo rapido al pi vicino gruppo di tende in cui sedevano
comodamente coloro che in precedenza erano stati schiavi. Alcuni parlavano, altri semplicemente
guardavano il mondo intorno a loro come se lo vedessero per la prima volta. Un gruppetto di bambini
giocava intorno a una gabbia in fondo alla fattoria, colpendo i prigionieri con dei bastoni. Era un
tranquillo quadro di serenit, eppure Aiace sapeva che non poteva durare. Si gir di nuovo verso
Kharim.
Passa la voce. Voglio i capi di tutte le bande combattenti a raccolta nel giardino al crepuscolo.
Dobbiamo parlare. Ci sono decisioni da prendere. Impegni da rinnovare. Capisci?
S generale. Lo dir a tutti.
Kharim si volt e si diresse a grandi passi verso la zona dellaccampamento dove la sua banda
aveva montato le tende. Aiace lo guard un momento e poi torn alla magione. Pass attraverso il
cortile colonnato, con un pozzo poco profondo al centro. Un tempo era stato riempito dallacqua
piovana che scendeva dal tetto, ma il terremoto aveva aperto una grossa crepa sul fondo e ora era
asciutto e pieno di frammenti di intonaco crollato, polvere e qualche tegola rotta. Si diresse verso la
camera migliore della casa, dove Chilone giaceva su un morbido giaciglio. Nonostante le finestre
fossero aperte, laria era calda e un odore nauseabondo gli riemp le narici. Nascose il suo disgusto
mentre si inginocchiava di fianco a Chilone.
La pelle di Chilone era cerea e imperlata di sudore. Giaceva disteso, con una veste fine avvolta
intorno al corpo fino al petto, a nascondergli la ferita. Si accorse della presenza del gladiatore, apr gli
occhi e si sforz di sorridere.
Generale, mi chiedevo quando saresti venuto a trovarmi, disse piano, con un lieve rantolo.
Ero qui soltanto un attimo fa.
Davvero?. Chilone si accigli. Non me lo ricordavo.
 il veleno nel sangue, gli spieg Aiace. Sta giocando dei brutti scherzi alla tua mente.
Ah. Chilone allung la mano per prendere quella di Aiace. La sua pelle era calda e
febbricitante e Aiace dovette reprimere limpulso di tirarsi indietro. Chilone sorrise. Be, ora sei qui,
finalmente.
S.
Ti ho conosciuto per un periodo troppo breve, mio generale.
Lo stesso vale per me, amico mio.
Amico?. Chilone sorrise contento. Grazie. Gli si inumidirono gli occhi e distolse lo
sguardo.
Non c vergogna nelle lacrime, Chilone. Abbiamo visto tanta sofferenza da giustificare un
fiume di lacrime.
Chilone annu. Sofferenza e gioia.
Gioia?
Ho trovato te, mio generale. Mi hai dato la libert e la vendetta.
Aiace si sent stringere la gola da un lieve bruciore. Dovette deglutire prima di riuscire a
parlare. Si sporse in avanti e accarezz i radi capelli che ricoprivano il capo di Chilone.
Chilone allimprovviso chiuse gli occhi e fece un ghigno, mentre il suo corpo si irrigidiva.
Strinse la mano di Aiace mentre lottava contro il dolore che gli attraversava il corpo. Lentamente la
fitta pass e si abbandon sul letto, senza energia. Il cuore batteva a ritmo forsennato, gonfiandogli le
vene del collo, mentre il sudore gli colava dalla fronte. Alla fine il suo respiro si plac e il suo sguardo
si rivolse nuovamente ad Aiace.
Mi dispiace.
Non c nulla di cui devi dispiacerti.
Non potr pi combattere al tuo fianco.
Lo so. Non ti dimenticher. Aiace si interruppe. Mi hai salvato la vita. Perch?
Perch?, Chilone alz le spalle. Perch per me sei come un fratello.
Aiace annu lentamente. Ora devo andare. Torner pi tardi e potremo parlare ancora.
Grazie. Chilone diede unocchiata alla stanza e vide la sua armatura e le sue armi appoggiate
alla parete. Prima di andare, potresti portarmele qui, di fianco al letto?.
Aiace guard le armi. Perch?
La mia spada ha ancora del sangue romano sulla lama. Se dovessi sentirmi meglio, la
ripulir.
Aiace lo fiss per un momento e poi annu. Molto bene.
Raccolse le armi e la cotta di maglia di Chilone e le pos delicatamente sul pavimento di fianco
a lui. Ecco.
Grazie, rispose Chilone a bassa voce mentre fissava il soffitto.
Con il cuore gonfio di dolore Aiace si diresse alla porta, fermandosi sulla soglia. Ti rivedr
ancora, fratello mio.
S, rispose Chilone e poi sussurr: In questa vita o nella prossima....
Una volta fuori, Aiace rimase un attimo immobile, chiedendosi se dovesse tornare da Chilone.
Ci volle tutta la sua forza di volont per resistere al desiderio. Chilone stava soffrendo molto e stava per
morire. Se avesse deciso di porre fine alla sua vita, allora che cos fosse. Era libero di decidere. Era
quello per cui aveva dato la vita. Ma nel cuore del gladiatore cera lo stesso una pena profonda che si
tramut presto in amarezza e odio. Guard la gabbia dove i bambini avevano smesso di pungolare i
prigionieri con i bastoni e ora si erano fermati a poca distanza, a guardare i romani e a ridere delle loro
miserevoli condizioni.
Andate via!.
I bambini si affrettarono ad alzarsi in piedi e a sgattaiolare via. Aiace prosegu verso la gabbia,
una struttura di ferro di due metri per tre. Non cera molto spazio per i prigionieri, che non potevano
neppure ripararsi dalla furia degli elementi. Di notte tremavano dal freddo e di giorno erano tormentati
dal sole. Gli erano stati tolti i vestiti e cos sedevano sul loro stesso lerciume. Aiace aveva ordinato che
non fosse fatto loro alcun male e che avessero cibo e acqua appena sufficienti per sopravvivere. Storse
il naso per la puzza delle feci e dellurina mentre appoggiava una mano sopra la gabbia e si sporgeva
per osservare i due prigionieri, un uomo e una donna seduti alle estremit opposte.
Come vi sentite oggi?.
Luomo lo guard senza rispondere e la donna si strinse le ginocchia mentre guardava fisso a
terra. Aiace sorrise.
Oh, suvvia, la sistemazione non devessere poi tanto male. Sapete, quando fui venduto in
schiavit per la prima volta passai un mese in una gabbia pi piccola di questa con due altri uomini. Ma
ora credo che cominciate a capire che cosa si prova. Immaginarsi una cosa non  come provarla, e ora
state imparando questa lezione sulla vostra pelle.
I prigionieri non si mossero e Aiace li fiss per un momento, finch la donna non gli volt le
spalle. Aiace rise e poi si accovacci per poter squadrare il volto delluomo attraverso le sbarre. Aveva
i capelli scuri e ricoperti dal sangue secco per il colpo alla testa che aveva ricevuto al momento della
sua cattura.
Come va la testa oggi, centurione? O dovrei chiamarti prefetto, ormai?.
Macrone non rispose.
Ti  andata sempre bene dalla prima volta che ci siamo incontrati. A quel tempo eri un
centurione della marina e ora guardati. Comandante della guarnigione di Gortina. Naturalmente la tua
carriera  stata eclissata dalla mia. Da schiavo a generale in pochi giorni.
Ma quale generale. Macrone sput a terra. Non sei altro che un brigante. E questa feccia la
chiami esercito?. Indic con il capo laccampamento intorno alla gabbia.
Oh, non ce la siamo cavata cos male. Non  che voi romani vi siate coperti di gloria da
quando  iniziata la rivolta. Non sei daccordo?.
Macrone lo fiss di nuovo. Devi sapere che tutto questo pu finire soltanto in un modo.
Arriver a Creta un esercito per schiacciare te e i tuoi seguaci. Finora avete affrontato soltanto gli
uomini delle coorti ausiliarie, truppe di seconda scelta. Non potete sperare di battere una legione.
Vedremo, rispose Aiace. Nel frattempo sono il padrone di Creta. O lo sar una volta presa
Gortina e imprigionato il governatore in questa gabbia.
Cosa intendi fare con noi?, chiese Macrone, calmo. Sai benissimo che non serviamo a nulla
come ostaggi. Sempronio non si arrender, anche se gli prometti di risparmiarci.
Lo so. Gli ho fatto lofferta ieri e lha rifiutata. Aiace si rivolse a Giulia. Sarai contenta di
sapere che non ha respinto la proposta immediatamente. Era molto combattuto. Non  facile perdere
una figlia... o un padre. Si volt indietro a guardare la magione. O un amico.
Macrone segu il suo sguardo. Luomo che ti ha salvato la vita. Come sta?.
Aiace fece un profondo respiro e fiss Macrone. Sta morendo, se non  gi morto. Che cosa ti
importa?
Uccidere in guerra non  una cosa personale, spieg Macrone. Ma adesso non siamo pi sul
campo di battaglia.  stato coraggioso. Ammirevole. Mi dispiacerebbe sapere che  morto.
Naturale, il rispetto professionale di un soldato per un suo simile. Ma non ti stai dimenticando
qualcosa? Il mio amico era uno schiavo, non un soldato.
Schiavo o soldato, che cosa importa?, rispose Macrone con aria stanca. Quando un uomo
prende unarma in mano e ti affronta in un combattimento leale, cosaltro importa? Sono sicuro che se
c una persona che pu capire questa verit, sei proprio tu, gladiatore.
Non chiamarmi cos!, disse Aiace aspramente. Non sono pi un gladiatore, romano.
Combatto per me stesso e per la mia gente. Preferirei morire piuttosto che battermi di nuovo per
divertire le folle.
Ci fu un breve silenzio mentre Aiace si sforzava di controllare la rabbia. La tentazione di
spezzare il lucchetto della gabbia, trascinare fuori il romano dal suo lerciume e massacrarlo lo fece
vacillare. Strinse i pugni, chiuse gli occhi e respir profondamente per un attimo per far passare la
rabbia. Poi si alz in piedi e se and.
Aspetta!, gli grid Macrone. Dimmi che progetti hai per noi.
Aiace si volt e sorrise freddamente. Farvi soffrire il pi a lungo possibile. Quando la
prigionia nella gabbia vi avr fatto perdere la testa allora vi far uccidere, centurione. Il pi lentamente
possibile. Voglio che moriate piano piano, e voglio che sentiate lagonia di ogni attimo. Per quanto
riguarda la donna, dato che non mi  utile poich il padre lha abbandonata, pu restare a soffrire con te
e poi la potranno avere i miei uomini. Hanno sviluppato un certo gusto per le donne romane ben
curate. Aiace la guard e schiocc le labbra. Naturalmente, se sono abbastanza fortunato da prendere
Gortina prima, allora mi assicurer che tuo padre, il buon senatore, sia testimone della vergogna di sua
figlia.
Bastardo!. Macrone diede un calcio alle sbarre della gabbia. Fottuto vigliacco! Giuro su tutti
gli di che se le torci un capello, io....
Tu cosa?, rise Aiace. Mi verrai a cercare? Forse dovrei far assistere anche te a quello
spettacolo prima di ucciderti.
Macrone digrign i denti e un rumore secco gli risuon in gola. Afferr le sbarre della gabbia e
cominci a scuoterle con tutta la sua forza.
Macrone!, scatt Giulia allimprovviso. Macrone, guardami!.
Macrone distolse lo sguardo dal gladiatore e fiss gli occhi su di lei.
Ti sta facendo innervosire, Macrone. Non permetterglielo. Non dargli questa soddisfazione.
Dobbiamo essere migliori di lui, pi forti.
Aiace sorrise. Puoi giocare a fare laristocratica coraggiosa, mia raffinata signora, ma vediamo
quanto resisterai una volta che cadrai nelle mani dei miei uomini. Ora devo andare. La nostra
chiacchierata mi  piaciuta. Davvero. Sono sicuro che presto parleremo ancora.
Li salut con un cenno beffardo e and a cercarsi un cavallo per iniziare la sua ispezione
giornaliera alle difese di Gortina.
Quando rientr alla magione a met pomeriggio, Kharim lo stava aspettando.
Chilone  morto, gli disse il parto in tono neutro.
Aiace abbass il capo e annu.  morto per sua mano?
S.
Era quello che voleva. Dov?
Allinterno. Ho dato ordine che il suo corpo fosse avvolto nel lino per la sepoltura, ma ho
pensato che volessi vederlo prima.
Aiace rimase in silenzio per un attimo e poi scosse la testa.  morto e io mi ricorder di lui.
Basta questo. Dai lordine di seppellirlo. Trovagli una tomba in un luogo tranquillo dove il suo corpo
non sia scoperto dai romani.
Kharim lo fiss sorpreso, inarcando le sottili sopracciglia. Pensi che potrebbero sconfiggerci,
allora?
Potrebbero. Nulla  certo in questa vita, amico mio. Se la rivolta fallisce non voglio che il suo
corpo venga usato come trofeo. E neppure il mio. O il tuo.
Capisco.
Bene. Ora ho bisogno di mangiare. Sono in giardino se qualcuno ha bisogno di me.
Kharim chin la testa. S, generale.
Aiace pass l il resto del pomeriggio, seduto su una panca con i gomiti sulle ginocchia e il
mento poggiato sulle mani. Fissava un piccolo altare dedicato a una divinit domestica in un angolo del
giardino, mentre rifletteva sui progressi della rivolta. Lidea di guidare una ribellione non gli era mai
balenata in testa, quando aveva colto loccasione di riguadagnarsi la libert dopo il crollo del palazzo
del governatore. In verit sarebbe potuto scappare in qualsiasi momento dopo il suo arrivo a Creta, ma
la prospettiva di fuggire per il resto della sua vita e di ricevere una punizione terribile se fosse stato
preso lo aveva dissuaso dallintraprendere qualsiasi iniziativa. Il terremoto aveva cambiato tutto.
Allinizio aveva pensato che fosse loccasione migliore per sparire, venir dichiarato morto sotto le
macerie insieme a tanti altri. Aveva progettato di cambiare aspetto, attendere il momento giusto e
trovare un posto a bordo di una nave in partenza. Invece era diventato il capo di una piccola banda di
schiavi fuggiaschi e quasi senza pensarci si era trasformato nel comandante di un esercito di ribelli.
Con quella responsabilit era arrivata anche lopportunit di vendicarsi di Roma, e Aiace ammetteva
adesso che ne era stato sedotto. Il problema era che cosa quella rivolta poteva realisticamente sperare di
raggiungere.
Quellarrogante aristocratico di Gortina si era rifiutato di negoziare un accordo che portasse alla
liberazione dei ribelli. Ma se non potevano ottenere quel salvacondotto, qual era lo scopo della rivolta?
Il centurione Macrone aveva ragione. Prima o poi Roma avrebbe inviato un esercito potente per
schiacciare gli schiavi e le conseguenze sarebbero state davvero tremende a quel punto. Con la morte
nel cuore Aiace realizz che doveva spiegare la situazione ai suoi seguaci pi intimi. Se la ribellione
poteva ottenere un qualche risultato allora doveva essere certo che coloro che lo consideravano un capo
capissero chiaramente e condividessero i suoi scopi.
Quando i comandanti delle bande arrivarono alla fattoria il loro umore era tetro. Si era sparsa
lentamente la voce della morte di Chilone e molti soffrivano apertamente per la sua dipartita. Si
presentarono nel giardino e si sedettero sulle panche libere o per terra, formando un ampio semicerchio
intorno ad Aiace. Kharim e alcuni altri avevano preso un piccolo braciere da uno dei capanni adibiti a
magazzino. Accesero il fuoco al centro del giardino. Erano tutti uomini duri, con delle storie molto
diverse alle spalle. Alcuni erano ex gladiatori, come lui, altri erano stati capibanda nelle fattorie o tra i
prigionieri adibiti al carico delle navi, oppure avevano lavorato nelle cave e nelle miniere dellisola.
Uno era stato uno scalpellino condannato a decorare le tombe dei ricchi, mentre a lui sarebbe toccata la
fossa comune in cui venivano sepolti gli schiavi. Un altro era il fenomeno da baraccone che faceva
divertire i ricchi romani durante le feste, facendo sfoggio della sua possanza. I suoi padroni non si
immaginavano certo che un giorno avrebbe spaccato le teste dei loro compatrioti con la stessa facilit
con cui schiacciava le noci a mani nude.
Nonostante la diversit delle loro vite precedenti ora avevano una causa comune e tutti
consideravano Aiace il capo che li avrebbe condotti a unesistenza migliore.
Si schiar la gola mentre si levava in piedi e si passava una mano tra i ricci capelli neri. Amici
miei, oggi abbiamo perso un uomo che era come un fratello per tutti noi. Perdonatemi, ma il mio cuore
 gonfio di dolore, altrimenti vi avrei dato il benvenuto con vino e carne, e forse Chilone avrebbe
cantato per noi. Vide che alcuni degli uomini sorridevano teneramente a quel ricordo. Ma Chilone se
n andato e non sono dellumore giusto. Il mio cuore  reso ancora pi pesante dalla necessit di
affrontare di petto alcune verit. Verit che devo condividere con voi stanotte. Fece un attimo di pausa
prima di continuare a parlare.
I romani non ci concederanno mai la libert. E non ci lasceranno mai in pace. Questo  certo.
Allora dovremo prendercela, la libert, disse rude Fusco, lo scalpellino. E se fanno obiezioni
allora dovremo soltanto ucciderli.
Ci fu un coro di approvazioni e Aiace annu. Una determinazione che finora ci  stata molto
utile, Fusco. Ma temo che abbiamo gi ottenuto tutto quello che potevamo ottenere. Abbiamo sconfitto
i nemici in battaglia, abbiamo saccheggiato una delle loro citt e ora i romani sono bloccati dietro le
loro fortificazioni. Siamo i padroni dellisola. Al momento. Ora dobbiamo chiederci quale sia il vero
scopo della nostra rivolta.
Sembri un filosofo, disse una voce e alcuni uomini ridacchiarono.
Aiace si sforz di sorridere. Non sono un filosofo. Preferirei agire piuttosto che pensare.
Eppure  giunto per noi il momento di riflettere. Non possiamo pi evitarlo.
Alcuni uomini sembravano perplessi. Aiace incroci le braccia e prosegu: Cosa vogliamo
ottenere?.
Ci fu un breve silenzio poi una voce rispose chiaramente. La libert, generale.  tutto quello
che abbiamo sempre voluto.
Aiace annu. Al momento ce labbiamo. Ma non durer. I romani non avranno pace finch la
rivolta non sar schiacciata, non importa quanti soldati ci vorranno o quanto tempo impiegheranno.
Sono implacabili.  il loro modo di affrontare i problemi. Speravo che potessimo fuggire da questisola
usando degli ostaggi, ma il governatore di Gortina non si arrender. E non ci potremmo procurare
neppure un numero sufficiente di navi per trasportare la nostra gente verso altri lidi. Per cui dobbiamo
trovare la soluzione qui, a Creta, e dobbiamo trovarla prima che i romani mandino un esercito a
risolvere la questione. Abbiamo un tempo limitato per negoziare da posizioni di forza. In questarco di
tempo dobbiamo spingere Roma a pensare che noi rappresentiamo un pericolo tremendo.  per questo
che dobbiamo prendere Gortina al pi presto. Abbiamo bisogno di quanti pi ostaggi romani possibile.
Fratelli miei, dobbiamo proseguire lattacco.
Le sue parole furono accolte con una silenziosa disapprovazione. Fusco si schiar la gola:
Generale, abbiamo perso troppi uomini nel primo assalto. E abbiamo solo attaccato una porta. Se
vogliamo conquistare la citt il nostro attacco dovr essere molto pi imponente. La prossima volta i
caduti saranno migliaia, non centinaia.
 vero, non lo nego. Ma se non riuscissimo a prendere Gortina e Roma non negoziasse, allora
saremo tutti morti.
Ma non c bisogno di attaccare la citt. Possiamo prenderla per fame.
E quanto tempo ci vorr? Pensate che se ne siano stati con le mani in mano mentre ci
occupavamo di Matala? Credo che abbiano colto loccasione per ammassare tutte le scorte di cibo a
disposizione. Potrebbero resistere per mesi. Abbastanza a lungo da permettere a un esercito di arrivare
a Creta e interrompere lassedio. E poi come faremo a dar da mangiare alla nostra gente per tutto quel
tempo? Nel giro di qualche giorno avremo terminato le scorte di questarea e dovremo mandare delle
truppe sempre pi lontano per cercare del cibo. Dobbiamo prendere la citt il prima possibile, a
qualunque costo.
Questa volta molti uomini scossero la testa e mormorarono delle proteste. Un altro capo prese la
parola. Generale, stai chiedendo troppo ai nostri uomini. Sono coraggiosi e hanno ottenuto molto
finora. Ma ci vorrebbe un esercito ben addestrato per conquistare Gortina. Non posso chiedere ai miei
di rischiare la vita in un attacco avventato. E anche se lo facessi dubito che seguirebbero i miei ordini.
Alcuni dei suoi compagni si dichiararono daccordo con lui e Aiace li fiss, frustrato. Allora
potremmo fin da ora mettere fine allelenco delle nostre perdite preparandoci alla resa. Se siamo
fortunati potremmo ottenere un accordo con il governatore, affinch ci conceda condizioni di resa
generose. Sono certo che sarebbe lieto di accordarci lesecuzione soltanto dei sobillatori e di tutti
coloro che verranno identificati per aver alzato le mani contro i loro padroni. E non finirebbe l.
Conoscete la legge. Se un qualunque schiavo risultasse colpevole di aver ucciso il suo padrone, tutti gli
schiavi della sua casa sarebbero condannati a morte. I sopravvissuti sarebbero fortunati a cavarsela con
una bastonatura prima di essere restituiti ai loro padroni. Aiace si guard intorno con aria di sfida.
Dobbiamo seguire questa strada, fratelli miei?.
Ci fu un silenzio teso prima che Fusco si azzardasse a rispondere. Deglut nervosamente mentre
fissava il gladiatore.
Generale, sembra che tu ci stia proponendo di scegliere se morire ora oppure tra qualche
tempo. La nostra gente vive appieno ogni singolo attimo. Ogni giorno di libert  un dono per loro. C
da stupirsi che siano convinti che la loro vita  troppo preziosa per metterla a rischio in un attacco
contro Gortina?.
Lo stomaco di Aiace si strinse in una morsa. Voleva mettersi a gridare contro quegli stolti. Non
si erano gi presi un grosso rischio, non avevano gi fatto molti sacrifici? Ora non era tempo di perdere
il coraggio. Si sforz di mantenere un tono calmo.
Sono sicuro che Chilone pensava che la sua vita fosse preziosa. Eppure lha data per la rivolta
ed  morto senza rimpianti.
Fusco guard a terra mentre rispondeva: Io non sono Chilone.
Questo  certo. E che mi dite voi altri? Tradireste la sua fiducia?.
Nessuno rispose e Aiace si rifiut di interrompere quel silenzio intriso di senso di colpa che li
tormentava. Non sapeva cosa fare e cosa dire e dovette serrare i pugni dietro la schiena per soffocare
limpulso di gridare tutta la sua rabbia, di svergognarli. Per un attimo pens di attaccare la citt da solo.
Avrebbe marciato verso le mura con la spada in pugno, per vedere quanti avrebbero avuto il fegato di
seguirlo. Ma poi un uomo si affacci alla porta che dava allinterno della fattoria, uno dei capi delle
pattuglie che Aiace aveva inviato a perlustrare lisola. Aveva il fiato corto e il sudore gli colava dalla
fronte.
Che succede?, domand Aiace.
Il ricognitore si guard intorno, accorgendosi del raduno dei comandanti, e poi guard di nuovo
Aiace.
Parla, ordin lui. A rapporto.
Luomo annu poi si lecc le labbra screpolate e cominci. Abbiamo trovato delle navi,
generale. Unintera flotta. Sono in una baia a tre giorni di marcia da qui.
Navi? Una flotta?. Aiace sollev un sopraciglio. Navi da guerra?
No, generale. Navi da trasporto. Enormi navi da trasporto piene di grano. Abbiamo catturato
un marinaio della ciurma e lo abbiamo interrogato. Queste navi sono la flotta del grano che  salpata
per Roma. Sono rimaste intrappolate in una tempesta e si sono fermate nella baia per fare le riparazioni.
 l che le abbiamo trovate, spiaggiate mentre aspettavano legname, cordame e vele per le riparazioni
necessarie a proseguire verso Roma.
Aiace riflett in fretta. Tra quanto saranno completate le riparazioni?
Tra un po, signore. Il nostro uomo ci ha detto che ci vorranno diversi giorni per radunare il
materiale e portarlo nella baia.
Dov luomo della ciurma?.
Il ricognitore si pass un dito sulla gola. Mi dispiace, generale. Pensavo che fosse meglio
cos.
Aiace annu. La sua mente aveva gi capito tutte le implicazioni di quella notizia. Sorrise fra s
e mormor: La flotta del grano....
Gli occhi di Fusco si spalancarono per leccitazione. Per gli di, potremmo sfamare la nostra
gente per gran parte dellanno se catturiamo le loro navi.
Aiace ridacchi. Non hai colto il punto, Fusco. Non  la nostra gente ad aver bisogno del
grano.  la popolazione di Roma. Senza il grano della flotta morir di fame. Ci sono pi di un milione
di bocche da sfamare a Roma. Quanto tempo pensi che limperatore sia in grado di resistere ad un folla
di affamati?. Aiace annu soddisfatto. Almeno adesso abbiamo unarma che possiamo puntare alla
gola del nostro nemico.
...
.
...
CAPITOLO VENTISEI.
...
.
...
Alla ciurma delle navi da guerra fu affidato il compito di seppellire i morti di Matala, mentre
Fulvio marciava con la sua colonna verso Gortina. Catone cavalcava in avanguardia con uno squadrone
della coorte a cavallo, consumato dallansia per i suoi amici. Condusse i cavalieri al galoppo,
sfrecciando per la strada polverosa verso la capitale della provincia, terrorizzato da quello che avrebbe
potuto vedere una volta arrivato nei pressi della citt. Cavalli e uomini ricevevano il permesso di
fermarsi a riposare soltanto poco prima di crollare a terra esausti; poi Catone ordinava di proseguire a
piedi finch le cavalcature non fossero di nuovo pronte.
La sua mente era un continuo turbinio di immagini. Vide Gortina in rovine fumanti, con le
strade cosparse di corpi massacrati lungo tutta la via per lacropoli, dove... Chiuse gli occhi per un
istante per scacciare quellimmagine dalla mente e si mise a pregare, implorando in silenzio gli di di
risparmiare Giulia, Macrone e gli altri.
Se li avesse trovati sani e salvi, Catone giur di diventare un fedele servitore degli di  loro
schiavo  e di vivere soltanto per compiacerli. Se il prezzo per la salvezza dei suoi amici era quello,
allora era pronto a pagarlo.
Una vocina interiore lo accusava di essere un ipocrita. Da quando aveva cos tanta fiducia
nellintervento divino? Si sentiva lacerato tra due impulsi opposti, e quindi si mise a pensare piuttosto
alla vendetta. Se Aiace li aveva uccisi, Catone giur di non dare tregua al gladiatore finch non fosse
stato catturato e giustiziato, a qualunque costo. Il suo cuore era colmo di odio, un veleno che gli
scorreva nelle vene, e il suo corpo era consumato dalla cocente determinazione di distruggere Aiace, di
spazzare via dalla faccia della terra il gladiatore. Non aveva mai provato un desiderio di vendetta cos
forte e per un breve momento una parte della sua mente  quella ancora in grado di pensare in maniera
razionale  gli ramment che quella era la stessa sete di sangue che alimentava il fuoco nel cuore di
Aiace.
Maledetto Aiace, mormor Catone tra s e s, a denti stretti.
Il decurione al suo fianco lo fiss. Signore?
Cosa?, Catone lo squadr.
Pensavo che aveste detto qualcosa. Un ordine, forse.
No. Non era nulla. Nulla. Catone afferr la sella e si apprest a montare. In sella!.
I cavalli soffrivano ancora per la tremenda fatica e il decurione squadr Catone, pronto a
protestare, poi si morse la lingua. Il resto dello squadrone si rimise stancamente in sella.
Muoviamoci!, url Catone ai pi lenti. Se arriviamo troppo tardi, che gli di vi proteggano
dalla mia ira.
Signore, il decurione fece accostare il suo cavallo a quello di Catone e abbass la voce. I
ragazzi sono esausti.
Non me ne frega niente. Dobbiamo arrivare a Gortina il prima possibile. Hai capito?
Signore, non far alcuna differenza. Indic i suoi uomini. Siamo soltanto trenta. Se gli
schiavi sono laggi non saremo in grado di fare nulla. Se hanno gi preso la citt, allora.... Scroll le
spalle. Non potremo cambiare quello che  gi successo.
Non mi interessa, ringhi Catone. Comando io e se dovessimo correre al galoppo fino a
sfiancare i cavalli per raggiungere Gortina prima del buio, lo faremo, intesi?.
Il decurione fece un respiro profondo e annu.
Allora andiamo. Catone alz il braccio e lo punt in avanti mentre affondava gli stivali nel
fianco del cavallo. Avanti!.
Aument landatura e i cavalli cominciarono a correre a perdifiato. Nel tardo pomeriggio,
mentre le ombre si allungavano sulla strada, le pietre miliari indicarono loro che la citt era vicina. Il
grano su entrambi i lati della strada era stato mietuto e gli alberi negli orti e negli uliveti erano stati
depredati dei frutti, come se unorda di locuste avesse ripulito la terra.
Cerano anche dei corpi, gettati ai lati di carri che non erano stati in grado di sfuggire agli
schiavi. Catone fu preso dal terrore vedendo che Aiace e il suo esercito erano passati l prima di lui.
Era arrivato sullorlo della follia pensando allo spettacolo che avrebbero potuto trovare una volta
raggiunta la citt.
Alla fine superarono lultima pietra miliare e mentre la strada saliva su una piccola altura videro
la citt davanti a loro. Catone tir le redini: Alt!.
Mentre i cavalli sbuffavano e gli uomini respiravano affannosamente, Catone strizz gli occhi
per scrutare il territorio. Il terreno intorno a Gortina recava tracce evidenti di un grande accampamento.
I resti di centinaia di fal avevano bruciacchiato il suolo e lasciato mucchi di cenere. Ogni albero,
cespuglio e piccolo edificio era stato spogliato alla ricerca di legna da ardere. Qua e l giacevano ossa
di animali, che avevano attratto piccoli stormi di uccelli e ratti che raccoglievano i pezzetti di
cartilagine rimasti. Cerano dei fossati adibiti a latrine ma la maggior parte degli assedianti aveva
semplicemente defecato in zone bel delimitate, dove erano chiaramente visibili mucchi di escrementi.
Si scorgevano piccoli gruppi di persone al di fuori della citt e qualche uomo solitario sulle mura e sui
torrioni.
Sono dei nostri o dei loro?, mormor il decurione.
C solo un modo per saperlo, rispose Catone, stringendo la presa sulle redini.
Il decurione lo fiss. Se sono schiavi i nostri cavalli sono troppo stanchi per riuscire a
scappare.
Allora sar meglio pregare che siano dei nostri. Catone fece un cenno alla colonna e spron
al trotto il cavallo. Si diressero verso la piana per raggiungere la citt. Mentre si avvicinavano si sent
un lieve squillo di corno e coloro che si trovavano fuori dalla citt si affrettarono a tornare allinterno.
Catone rallent landatura una volta che furono arrivati a cinquecento metri dalla porta occidentale e
ordin al vessillifero di sollevare lo stendardo in modo che fosse chiaramente visibile.
Il decurione indic gli uomini sulla porta. Sono certamente dei nostri, signore.
Troppo presto per dirlo, rispose Catone. I ribelli hanno fatto man bassa
dellequipaggiamento che hanno strappato ai nostri uomini. Tenete gli occhi ben aperti.
Mentre Catone conduceva il cavallo al passo verso la porta, un uomo si fece avanti dallinterno
delle fortificazioni e alz una mano.
Fermo! Luomo in testa avanzi e si faccia riconoscere.
Catone schiocc la lingua e avanz. Tribuno Catone! Di ritorno da Alessandria con la colonna
dei rinforzi. Aprite la porta!.
S, signore, rispose loptio di guardia con evidente sollievo.
Alcuni istanti dopo la porta scivol verso linterno e Catone guid il cavallo allinterno della
citt, seguito dal resto dello squadrone. Non appena ebbe attraversato larcata di ingresso smont da
cavallo e si diresse a grandi passi verso loptio, indicando la piana.
Sembra che abbiate avuto compagnia mentre non cero.
S signore. Migliaia di schiavi.
Vi hanno dato problemi?
Hanno tentato un assalto il primo giorno e hanno pagato un caro prezzo. Poi si sono fermati,
aspettando di prenderci per fame.
E quindi adesso dove sono?.
Loptio scosse la testa. Non ne ho idea, signore. Stamattina non cerano pi. Devono essersi
messi in marcia nella notte lasciando i fuochi accesi perch non ci accorgessimo di nulla fino alle prime
luci dellalba. Il governatore ha inviato delle pattuglie a cercarli.
Il governatore?. Catone ebbe un fremito. Dov il prefetto Macrone?
Macrone  andato, signore.
Andato?, Catone si accost alloptio e gli afferr la divisa. Che vuol dire andato?
Catturato, signore.
Macrone prigioniero? Non ci credo. Com stato possibile? Hai detto che lattacco  stato
respinto.
Non  accaduto quel giorno, signore.  successo dopo, mentre cercava di condurre in salvo la
figlia del governatore, fuori dalla citt.
Catone deglut e guard loptio negli occhi. Abbass la voce. La figlia del governatore?  stata
catturata anche lei?
S, signore.
Come fai a saperlo?
Il capo dei ribelli, quel gladiatore, li ha fatti condurre qui davanti in gabbia, cercando di
convincere il governatore ad arrendersi.
Catone sent una vampa di speranza accendersi nel suo petto. Allora sono vivi.
S, signore. Almeno lo erano quando il gladiatore li ha mostrati al governatore.  stato qualche
giorno fa, signore. Lultima volta che li abbiamo visti.
Il terrore si impossess nuovamente del cuore di Catone. Guard in basso e vide che le sue
nocche erano bianche per la forza con cui stava stringendo la divisa delloptio. Si sforz di lasciarlo e
fece un passo indietro indicando gli uomini a cavallo. Conduci questi uomini alle stalle del palazzo
del governatore. Assicurati che cavalli e uomini siano nutriti e trova loro un posto per riposare.
S, signore.
Il governatore ha ancora il suo quartier generale sullacropoli?
S, signore.
Molto bene. Catone fece un respiro profondo per allentare la tensione. Esegui, optio.
Lasci il cavallo alle cure del decurione e si diresse tra le stradine verso la via che conduceva
allingresso dellacropoli. I cittadini che erano costretti a vivere negli edifici in rovina gli diedero solo
una rapida occhiata mentre preparavano il pasto serale. La stanca rassegnazione del loro animo era
evidente su quasi tutti i volti. Solamente i bambini mostravano qualche segno di vita e gioia mentre
giocavano incessantemente tra cumuli di detriti in mezzo agli edifici ancora in piedi.
La flebile speranza che Catone aveva nutrito alla notizia che Macrone e Giulia erano ancora
vivi era stata infranta dalla consapevolezza che si trovavano nelle mani di Aiace. Finch potevano
servire come ostaggi sarebbero rimasti in vita, ma se il nemico li avesse considerati inutili sarebbero
stati perduti. Ancor peggio, se Aiace si fosse messo in testa di prendersi la sua vendetta per la morte di
suo padre, allora Macrone e Giulia sarebbe stati sottoposti a ogni tortura immaginabile prima di
ottenere una morte pietosa. Catone trem allidea e dovette fermarsi un attimo prima di proseguire
lungo la salita che conduceva allacropoli.
Raggiunto il quartier generale trov il senatore Sempronio nel suo ufficio, seduto davanti alla
finestra, a scrutare con sguardo vacuo la citt. Una brocca di vino era sul tavolo e stava giocherellando
con un calice in mano quando Catone buss.
Che c adesso?, disse Sempronio con voce stanca. Avevo dato ordine di non essere
disturbato.
Sono io, signore, disse Catone con voce gentile.
Sempronio si volt rapidamente e il suo volto si illumin di sollievo. Catone! Temevo che non
ti avremmo pi rivisto. Entra, ragazzo mio. Siediti!.
Pronunci quelle parole farfugliando leggermente. Catone non sapeva se fosse colpa della
fatica, del dolore o del vino. Sempronio pos la coppa sul tavolo e la riemp prima di porgerla a Catone.
Ne vers qualche goccia. Il senatore si protese in avanti appoggiando i gomiti sul tavolo.
Be, che notizie mi porti?
Signore, ho sentito cosa  accaduto a Macrone e Giulia.
Sempronio curv le spalle. S.
Dobbiamo credere che siano ancora in vita.
Il governatore annu e per qualche momento si guardarono condividendo un dolore che andava
al di l delle parole. Poi Sempronio si schiar la gola e si guard le mani prima di rispondere. Il tuo
rapporto, per favore.
S, signore. Il legato Petronio ci ha fornito la maggior parte degli uomini che avevate richiesto.
Siamo sbarcati a Matala stamattina. Ho preceduto a cavallo la truppa principale. I rinforzi saranno a
Gortina entro domani sera.
Bene.
Ci sono anche navi da guerra e soldati della marina a Matala. I rinforzi sono agli ordini del
primipilo centurione Fulvio, della Ventiduesima Legione.
Fulvio? Perch non hai assunto tu il comando come avevo richiesto?
Il legato Petronio ha deciso che ero troppo giovane. Ha nominato Fulvio al comando della
colonna finch i rinforzi non fossero giunti a Gortina. Poi sarete voi ad assumere il comando. Pensavo
che sarebbe stato incaricato Macrone, signore.
S, be, ora non  pi possibile. Avremo bisogno di un nuovo comandante. Sempronio alz
gli occhi. Hai ancora il documento che ti autorizza ad assumere i poteri di tribuno?
S, signore. Catone si tocc il laccio che aveva al collo e tir fuori il sacchetto di pelle
porgendolo al governatore.  qui con il vostro anello.
Sempronio prese il sacchetto, lo apr e rovesci il contenuto sul tavolo. Rimise lanello di
famiglia al dito, poi prese la pergamena e la srotol sul tavolo. Macrone non  pi con noi. Per cui il
comando passa nelle tue mani, Catone.
Io?. Catone scosse la testa attonito. Io? Ma signore, io....
Sempronio spinse il documento verso Catone. Ecco. La tua nomina a tribuno  ancora valida,
il che vuol dire che il tuo rango  superiore a quello di Fulvio. Il comando delle forze di Gortina  tuo.
 la mia decisione e il mio ordine. Quando arrivano i rinforzi voglio che tu ne prenda il comando.
Trova Aiace e distruggi il suo esercito. Questa  la tua massima priorit, Catone. Non devi permettere a
nessunaltra preoccupazione di interferire con la tua missione.
Signore?
Non ci saranno negoziati con i ribelli. Nessuna concessione in cambio degli ostaggi.
Sempronio deglut. Sono stato chiaro?.
Catone annu. E se, eseguendo i vostri ordini, si presentasse una possibilit di salvare gli
ostaggi...?.
Sempronio lo fiss con gli occhi umidi e le labbra tremanti. Allora mi riporterai mia figlia,
intesi? E salverai il tuo amico Macrone.
Far tutto ci che  in mio potere per salvarli entrambi, rispose Catone. Lo giuro sulla mia
vita.
Le pattuglie che erano state mandate alla ricerca dellarmata ribelle tornarono a fare rapporto a
Gortina la sera successiva, proprio appena dopo larrivo del centurione Fulvio in citt, con la sua stanca
e polverosa colonna di legionari e ausiliari. Mentre gli uomini cercavano un alloggio, Fulvio e gli
ufficiali al comando di ogni coorte furono chiamati a rapporto nei quartieri del governatore
sullacropoli, dove li attendevano Sempronio e Catone.
Quando i centurioni e i prefetti ausiliari presero posto sulle panche davanti al tavolo del
governatore, alcuni inservienti servirono coppe piene dacqua insaporita con succo di limone. Una
volta rinfrescati, Sempronio batt la mano sul tavolo per richiamarli allordine.
Signori, so che siete stanchi, per cui sar breve. Siete stati mandati a Creta per distruggere la
rivolta degli schiavi capeggiata dal gladiatore Aiace. Dalle informazioni pi recenti sappiamo che sta
marciando verso la parte orientale dellisola. Si stima che abbia ventimila uomini al suo servizio e
molti seguaci nellaccampamento.
Gli ufficiali si scambiarono delle espressioni preoccupate, riflettendo su quellanomala
situazione. Sempronio toss: Tuttavia la storia non finisce qui. Soltanto alcuni dei suoi uomini sono
armati come si deve; pochissimi hanno avuto un addestramento militare o possono vantare una qualche
esperienza di combattimento. I vostri uomini non avranno difficolt a sconfiggerli se riuscirete a
bloccarli e a costringerli a battersi. Una volta sconfitti, qualunque residuo focolaio di ribellione dovr
essere schiacciato senza piet. Si interruppe per lasciare agli uomini il tempo di assimilare bene le sue
parole. Qualche domanda?.
Fulvio annu. Sappiamo perch hanno abbandonato lassedio e marciano verso est?
Non ancora.
Conosciamo il luogo in cui sono diretti?.
Sempronio scosse la testa. No. Non ci sono citt n porti di una qualche entit lungo la strada
che hanno preso. Soltanto la costa, vicino a una citt abbandonata di nome Olous.
 possibile che si siano organizzati per far arrivare delle navi nella baia vicino a Olous,
aggiunse Catone indicando la mappa dellisola che era appesa alla parete.
E dove avrebbero trovato delle navi?, chiese Fulvio. Penso che quasi tutte siano naufragate a
seguito dellondata.
Gli schiavi hanno razziato molto oro e argento e altri beni di lusso, rispose Catone. Dubito
che avranno difficolt a trovare dei proprietari di navi pi avidi che leali che possano servire al loro
scopo. Tuttavia, abbiamo uno squadrone di navi da guerra che aspetta a Matala. Se le mandiamo a
Olous potremmo essere in grado di intrappolare i ribelli tra le nostre navi e i vostri soldati. In tal caso,
non avrebbero altra scelta se non combattere.
Va bene, allora, annu Fulvio. Mander lordine di far spostare le galee. I miei uomini
possono intraprendere lavanzata verso Olous alle prime luci dellalba.
Sempronio si schiar la gola e si alz dalla sedia. Non sar necessario, centurione. Il mio primo
ufficiale pu dare gli ordini necessari.
Cosa?. Fulvio lo guard sorpreso. Ma Macrone  stato catturato.
S.  per questo che ho nominato un suo sostituto. Sempronio indic Catone con la mano. Il
tribuno prender il comando delle forze locali e dei vostri rinforzi.
Lui?. Fulvio fiss Catone. Signore, devo protestare.
I tuoi ordini sono chiari, centurione. Dovevi lasciarmi il comando una volta giunto a Gortina.
E ora sei qui. Ho scelto il tribuno Catone per comandare le forze congiunte. Sarai al servizio come
secondo.
Fulvio scosse la testa. Signore, con tutto il rispetto, il tribuno  troppo giovane e inesperto.
Davvero?. Sempronio si appoggi allo schienale, guardando Catone mentre enumerava le
tappe della carriera di Catone contandole sulle dita. Optio scelto nella Seconda Legione. Ha preso
parte allinvasione della Britannia, dove  stato decorato per il suo coraggio. Lui e Macrone hanno
salvato la famiglia del generale Plauzio, hanno preso parte alla cattura del comandante dei nemici,
Carataco, e alla conseguente sconfitta del resto del suo esercito. Poi hanno prestato servizio presso la
flotta di Ravenna, per la cattura e la distruzione di una flotta pirata sulle coste dellIlliria. In seguito
hanno preso servizio in Giudea e sedato una rivolta. Li ho conosciuti per la prima volta a Palmira, dove
hanno tenuto la cittadella fino alla sua liberazione e hanno sconfitto i parti in una battaglia di frontiera.
Sempronio guard fisso Catone. Dico bene?
S, signore. Ma non posso prendermi tutto il merito per queste imprese.
Fulvio stava guardando Catone con uno sguardo di sincera ammirazione, ma poi si volt di
scatto verso Sempronio. Una carriera impressionante, lo ammetto, ma considerando che Macrone 
stato fatto prigioniero, penso che dovrei far rapporto al mio legato, signore.
Basta! Tu e Catone avete i vostri ordini. Non ci saranno ulteriori discussioni sulla questione.
Vi incarico entrambi di scovare e distruggere i ribelli. La riunione  finita. Tribuno?.
Catone si mise sullattenti. Signore?
Hai un compito da svolgere. Procedi. Sempronio si alz dalla sedia e tutti gli ufficiali si
levarono veloci sullattenti, mentre procedeva a grandi passi verso la porta. Una volta che ebbe lasciato
lufficio Catone si rimise comodo e un silenzio imbarazzante scese nella stanza mentre gli ufficiali
continuavano a fissare lui e Fulvio. Catone si schiar la gola. Sapete tutti come stanno le cose, signori.
Fate in modo che i vostri uomini si riposino stanotte. Dovremo affrontare una bella sfida nei giorni a
venire. Fece un piccolo sorriso. Siete congedati. Centurione Fulvio, resta al tuo posto.
Fulvio annu e rimase in piedi mentre gli altri ufficiali abbandonavano la stanza, chiudendo la
porta alle loro spalle.
Catone prese la sedia lasciata libera da Sempronio e incroci lo sguardo dellaltro uomo. Non
credo che tu sia contento della decisione del senatore.
No, non lo sono, concord Fulvio con franchezza. Presumo che la lista delle vostre imprese
sia accurata.
Lo .
Siete certamente un notevole giovane ufficiale, gli concesse Fulvio. E sono sicuro che farete
strada col tempo. Ma chiedetevi se questo  il momento giusto per correre un simile rischio e scegliere
la giovent invece che lesperienza.
Pensavo che lo scopo delle osservazioni del governatore fosse proprio quello di stabilire che io
ho esperienza, rispose Catone con voce tagliente. Ad ogni modo la questione di chi deve avere il
comando  puramente accademica. Il governatore ha nominato me. Naturalmente sar felice di
ascoltare qualunque suggerimento potrai propormi nel corso della campagna.
Fulvio annu e Catone decise che era meglio assicurarsi che Fulvio non prendesse quellinvito
come un beneplacito a minare la sua autorit. Sii certo di una cosa, Fulvio. Non tollerer alcun
tentativo di contraddirmi davanti agli altri ufficiali o agli uomini della truppa.  chiaro? Se non sei
daccordo con una mia decisione puoi parlarmene in privato.
Capisco.
Catone fece un gran respiro. Dora in poi mi chiamerai signore.
Fulvio trattenne la sua irritazione e fece un saluto formale.
S, signore.
Bene. Catone era sollevato di aver evitato lo scontro, per il momento. In verit non era del
tutto convinto di essere pi adatto al compito di Fulvio, senza considerare Macrone. Tuttavia non cera
modo di evitare la responsabilit che gli era stata affidata da Sempronio. Non senza consegnare tutta la
sua autorit nelle mani del centurione Fulvio, e non lo avrebbe fatto finch Giulia e Macrone erano
ancora prigionieri dei ribelli. Si interruppe e sorrise rendendosi conto che era proprio quello il motivo
per cui Sempronio lo aveva scelto. Aveva bisogno di un comandante che non mettesse a rischio la vita
di sua figlia. Cera solo uomo che tenesse quanto lui alla sopravvivenza di Giulia, ed era proprio
Catone. Lenumerazione delle imprese di Catone era semplicemente un diversivo per distogliere Fulvio
dal vero motivo di quella nomina. Ma in ogni caso Catone avrebbe fatto qualunque cosa in suo potere
per porre fine alla rivolta e salvare la vita di Giulia e Macrone.
Fulvio lo stava osservando impaziente e Catone liber la mente da ogni altra considerazione per
esaminare i dettagli della campagna.
Dobbiamo coordinarci con le navi da guerra.  meglio che mandi a chiamare i tuoi ufficiali.
Abbiamo una lunga notte davanti a noi.
S, signore. Fulvio si alz, fece il saluto e lasci lufficio. Catone lo guard uscire per un
attimo, poi sospir e and a prendere una tavoletta e uno stilo per buttare gi le sue annotazioni sugli
ordini di marcia per i suoi nuovi uomini.
La colonna era gi in marcia quando le prime luci dellalba colorarono lorizzonte di unaura
rosea. Due squadroni di cavalleria cavalcavano a un chilometro di distanza dalla prima coorte di
legionari. Gli uomini a cavallo erano disposti a ventaglio per prevenire ogni possibile imboscata e per
abbattere, uccidere o catturare qualunque ribelle che avessero incontrato lungo la strada per Olous.
Catone aveva chiarito ai decurioni che voleva interrogare i prigionieri. Pi che altro aveva bisogno di
sapere se Macrone e Giulia erano ancora vivi. Non cera alcun dubbio sulla strada presa dallesercito
dei ribelli. La campagna davanti alla colonna romana era stata saccheggiata dal nemico ed era segnata
da edifici in fiamme, qualche cadavere e resti di fuochi. Catone si chiedeva ancora perch Aiace avesse
preso la decisione di abbandonare lassedio di Gortina cos allimprovviso per dirigersi sulla costa
orientale.
Catone era in sella vicino alla porta della citt e guardava la lunga colonna di legionari, seguita
dai convogli delle salmerie e dagli ausiliari, che si snodava lungo la strada che risaliva le colline
allorizzonte. Entro poche ore le navi da guerra di Matala avrebbero ricevuto lordine di procedere
lungo la costa meridionale. Anche se lesercito aveva soltanto novanta chilometri da percorrere
allinterno dellisola, mentre la flotta doveva coprire una distanza almeno quattro volte maggiore, le
navi sarebbero arrivate prima con lordine di bloccare lingresso della baia e impedire a ogni nave di
entrare o uscire. Se i ribelli pensavano di scappare per mare quella via sarebbe stata bloccata e
lavanzata di Catone avrebbe dato loro ben poco spazio di manovra, soprattutto se fossero stati
rallentati dagli schiavi che non combattevano.
Quando la coda della colonna cominci ad emergere dalla porta della citt, Catone vide
Sempronio attraversare il piccolo arco e dirigersi verso di lui.
Catone lo salut. Buongiorno, signore. Siete venuto a vederci partire?.
Sempronio gli prese la mano. Che gli di ti proteggano Catone, e anche Giulia e Macrone.
Catone annu. Far qualunque cosa per riportarli indietro.
So che lo farai. Sempronio gli lasci la mano e indietreggi di qualche passo mentre Catone
tirava lievemente le redini e spronava il cavallo, facendolo trottare in linea con le truppe ausiliarie
appesantite dai gioghi della marcia, mentre si incamminavano nella polvere sollevata da chi era davanti
a loro.
Ci vollero due giorni di dura marcia per raggiungere la citt collinare di Litto. Le mura erano in
frantumi a causa del terremoto e i ribelli avevano saccheggiato la citt e ucciso la maggior parte dei
sopravvissuti. Un piccolo gruppo di uomini anziani, donne e bambini vagava per le rovine con
espressione attonita. Catone diede ordine di rifocillarli e incaric un centurione di condurli a Gortina.
Poi, mentre gli uomini organizzavano un accampamento tra le rovine della citt e si sistemavano per la
notte, Catone raggiunse Fulvio e il suo gruppo nel piccolo tempio di Atena che era rimasto intatto in un
angolo del foro. Uno scriba stava gi accendendo le lucerne a olio e le distribuiva ai suoi colleghi,
seduti a gambe incrociate, che espletavano lusuale compito di elencare le risorse e il consumo delle
razioni. Mente Fulvio firmava tutti i resoconti completi, Catone cominci a leggere il rapporto
giornaliero dei ricognitori che Sempronio aveva inviato allinseguimento dellarmata ribelle. Aiace
stava ancora procedendo verso est, alla volta di Olous. Catone annu soddisfatto. I ribelli avevano
raggiunto il mare, intrappolandosi con le loro stesse mani. Era difficile credere che Aiace potesse fare
un tale errore, e per un attimo Catone avvert un dubbio preoccupante. Cera qualcosa che non tornava.
Nulla poteva spiegare lapparente stupidit del gladiatore.
Quando ebbe finito, Catone si alz per augurare la buona notte a Fulvio, ma allimprovviso
sent il calpestio degli zoccoli nel foro di fronte al tempio. Una delle guardie del quartier generale
lanci lallarme mentre Catone si guardava intorno. Un attimo dopo un ricognitore arriv di corsa.
Diede uno sguardo in giro finch non scorse Catone con il suo mantello rosso, poi si affrett a salutarlo.
Chiedo il permesso di fare rapporto, signore. Ho un messaggio urgente dal decurione.
Ha gi fatto rapporto oggi.
S, signore.  stato prima che ci spostassimo in un piccolo accampamento pi avanzato, da
dove potevamo controllare lesercito dei ribelli a Olous.
Allora?
Signore, la baia  piena di navi da carico. Grosse navi, signore. La maggior parte danneggiate.
Alberi rotti e caduti. Alcune di loro sono spiaggiate e sembra che le stiano riparando.
Catone inarc le sopracciglia. Dove diavolo potevano aver preso quelle navi i ribelli? Una flotta
di navi da carico. Allimprovviso lo colp la consapevolezza che al momento cera una sola flotta di
quel genere nel Mediterraneo orientale e chiese: Hai visto qualche segno di identificazione sulle
navi?
S, signore. Cera un vessillo color porpora in cima a ogni albero maestro.
Catone fece un respiro profondo e guard Fulvio. Hai sentito?
S, signore.
Allora sai cosa significa. Catone sent un fremito di preoccupazione. Aiace ha catturato la
flotta del grano.
Se  vero, cosa stavano facendo in quella baia, per gli di dellAde?, chiese Fulvio. A
questora dovrebbero trovarsi sulla rotta per Ostia.
 stata quella tempesta, spieg Catone. Si  abbattuta qualche giorno dopo la partenza della
flotta. Deve averli trasportati lontano dalla rotta usuale, probabilmente facendo naufragare qualche
nave e danneggiando le altre. Devono essersi diretti nella baia per effettuare le riparazioni.
Fulvio schiocc le dita.  per questo che hanno abbandonato lassedio! Aiace deve aver saputo
che la flotta del grano era stata costretta a dirigersi nella baia.
Catone annu. E ora ha in mano gli approvvigionamenti di Roma. Puoi star certo che se non
facciamo ci che ci chiede distrugger la flotta e tutte le granaglie. E in tal caso tra un mese la plebaglia
far a pezzi Roma.
...
.
...
CAPITOLO VENTISETTE.
...
.
...
Macrone guardava oltre le sbarre, lungo il pendio della collina verso la baia. Era tarda mattina e
il sole picchiava sulle sbarre riversando ombre affilate dentro la misera gabbia. Intorno a loro gli
schiavi avevano sistemato il nuovo accampamento che si estendeva sul pendio delle colline. Aiace
aveva ordinato che si erigesse la sua tenda sulla stretta penisola rocciosa che riparava la baia dal mare
aperto. Gli uomini della sua banda, con donne e bambini, erano accampati intorno a lui in cerchio e
Macrone non vedeva alcuna via di fuga, se mai lui e Giulia fossero riusciti ad uscire dalla gabbia.
Grazie al loro fetore avrebbero attirato subito lattenzione e sarebbero stati inseguiti e catturati
istantaneamente.
Gi nella baia vedeva i ribelli che disponevano frettolosamente una barriera difensiva intorno
alle navi. Una rude palizzata era in costruzione a poca distanza sulla terraferma, con torrette a intervalli
regolari. La ciurma della flotta del grano e il piccolo contingente di militari che doveva proteggere le
navi dai pirati, erano stati condotti dentro un recinto nel cuore dellaccampamento principale. Le navi
erano ora sotto la stretta sorveglianza dei ribelli. Quelle maggiormente danneggiate dalla tempesta
erano state tirate sulla spiaggia, mentre le altre erano ancorate nella baia. Aiace non voleva sorprese, e a
ragione. Macrone intravedeva il mare tra le due tende che costituivano il quartier generale dei ribelli.
La sagoma inconfondibile di tre navi da guerra romane era chiaramente visibile a circa un chilometro e
mezzo dalla costa. Aiace aveva catturato la flotta del grano ma non sarebbe stato in grado di usare le
navi per scappare dallisola.
Macrone guard Giulia, appoggiata al lato opposto della gabbia. Aveva la testa reclinata in
avanti e i capelli arruffati le scendevano sulle spalle.
Sei sveglia?, chiese Macrone con gentilezza. Giulia?.
Lei alz lentamente lo sguardo e il centurione cap dalle striature che rigavano il suo volto
sudicio che aveva pianto di nuovo. Deglut e si lecc le labbra.
Ho sete, mormor.
Anchio.
Gli davano acqua allalba, a mezzogiorno e al tramonto, insieme con una farinata unta. Era
sempre andata cos da quando erano stati imprigionati, e le cose non erano cambiate durante la marcia,
dopo che i ribelli avevano abbandonato allimprovviso lassedio di Gortina. Aiace aveva ordinato che i
prigionieri venissero nutriti con le stesse razioni degli schiavi delle fattorie. Al momento del pasto la
solita vecchietta, accompagnata da una corpulenta guardia del corpo del capo dei ribelli, si avvicinava
alla gabbia per dar loro il cibo. La routine era sempre la stessa. Luomo gli ordinava di spostarsi verso
la parte posteriore della gabbia prima di aprire la porta per far entrare la vecchia. Lei posava
velocemente due contenitori di rame con un po di farinata in uno e dellacqua nellaltro e poi usciva. Il
primo giorno persino lo stomaco di ferro di Macrone si era rivoltato allodore tremendo di rancido del
grasso e dellorzo. Ma la fame sapeva rendere appetibili qualsiasi schifezza e ben presto si era abituato
alla piccola razione che gli era concessa. Lacqua divenne sempre pi preziosa e la calura del giorno
era un tormento per la gola secca, la lingua bruciata e le labbra screpolate.
Le condizioni della loro prigionia erano rese ancora peggiori dalla mancanza di igiene e dal
fatto che erano costretti a vivere con il fetore dei loro escrementi. Per Macrone era stato tremendo venir
spogliato davanti a Giulia e costretto a vivere in una gabbia, ma la ragazza non aveva mai conosciuto
un tale trattamento indegno e neppure lontanamente immaginato una simile, intollerabile, esistenza.
Macrone aveva cercato di aiutarla come poteva, distogliendo lo sguardo quando doveva fare i suoi
bisogni e fissandola deliberatamente solo dritto negli occhi. Fortunatamente la vecchietta che portava
loro il cibo le aveva dato un mantello strappato. Glielo aveva lanciato e Giulia lo aveva preso al volo,
avvolgendosi intorno al corpo i lembi ruvidi e lacerati. Anche con quel piccolo conforto, ben presto la
miseria della loro condizione laveva portata alla disperazione, e spesso si chiudeva in lunghi silenzi.
Macrone osservava le sue sofferenze con enorme dispiacere. Era giovane e bella, e innamorata di
Catone. Non meritava un simile destino.
Quando pensava al suo amico, il dolore di Macrone aumentava. La ragazza era la cosa pi
importante del mondo per Catone. La sua perdita gli avrebbe spezzato il cuore. E Macrone non era cos
insensibile da ignorare che anche la sua morte sarebbe stata un duro colpo per Catone. Erano come
fratelli, bench talvolta Macrone si sentisse pi come un padre, e temeva che Catone avrebbe potuto
agire in maniera avventata quando avesse scoperto che erano stati catturati. Sempre che Catone fosse
ancora vivo, naturalmente.
Aiace aveva progettato le loro sofferenze in modo perfetto, rifletteva Macrone. Erano mantenuti
in vita, ma spogliati di ogni dignit, trattati come animali  no, peggio degli animali. Con ben poche
possibilit di fuga e nessuna chance di essere liberati a seguito di negoziati, un greve futuro li
attendeva. Un giorno Aiace, stanco di torturarli, li avrebbe fatti uccidere. Fino ad allora Macrone
avrebbe valutato attentamente ogni possibilit di fuga e avrebbe cercato di mantenere i muscoli in
esercizio, per quanto possibile in quella minuscola gabbia. Non voleva che il suo corpo fosse troppo
rigido se avesse dovuto agire con rapidit.
Parl a Giulia sforzandosi di sorridere. Non manca molto a mezzogiorno.
Troppo, sussurr lei, appoggiando la schiena alle sbarre e socchiudendo gli occhi per la luce
brillante del sole che si insinuava tra le fessure della gabbia. Chiuse gli occhi e rimase un po in
silenzio prima di riprendere a parlare. Da quanti giorni siamo qui?.
Macrone si dovette concentrare un momento. Anche se aveva tenuto il conto, per qualche
motivo non era sicuro della risposta. Cont di nuovo. Sedici. S, sedici, sono sicuro.
Sedici giorni, sospir Giulia. Sembrano sedici anni... Vorrei essere morta.
Non dire cos, rispose Macrone in tono gentile. Finch siamo vivi c sempre una speranza.
Lei fece una risata spezzata. Vivi. E questo lo chiami essere vivi?
S, s.  cos. Macrone fece del suo meglio per assumere una postura pi composta e fiss
Giulia. Ne usciremo, Giulia. Non farti prendere da questi pensieri. Te lo giuro su tutti gli di. Ne
usciremo.
Lei lo guard speranzosa, poi annu con un sorriso triste. Hai ragione, naturalmente. Ci
tireranno fuori da questa gabbia, ma per ucciderci. O forse ci lasceranno morire cos e un giorno
qualcuno trasciner fuori i nostri corpi per gettarli in una fossa, in pasto a ratti, cani e corvi.
Smettila!, scatt Macrone, poi si sforz di sorriderle gentilmente. Mi stai facendo
arrabbiare.
Giulia lo fiss per un momento e poi cominci a ridere. La sua allegria era contagiosa e
Macrone scoppi a ridere. Una sorta di sollievo disperato illumin il suo cuore, vedendo che alcune
scintille del fuoco che bruciava nellanimo della vecchia Giulia erano ancora vive. Qualche ribelle che
si trovava l vicino si volt incuriosito a guardare i luridi prigionieri nella gabbia e poi una delle guardie
del corpo del gladiatore si avvicin e con la lancia colp Macrone alla schiena.
Sta zitto!.
Fottiti!, ringhi Macrone di risposta, e luomo lo colp di nuovo, molto pi forte questa volta.
Macrone sent un dolore lancinante alle costole, cerc di riprendere il respiro e stinse i denti per
soffocare il dolore. La guardia sbuff, sput tra le sbarre e poi torn indietro allombra di un ulivo
rinsecchito.
Macrone, stai bene?. Giulia lo guard preoccupata.
Sopravviver, sospir lui. Ma ammazzer quel bastardo appena sar fuori da qui.
Parole coraggiose.
Dico sul serio. Prender quella lancia e gliela pianter su per il culo. Gli spaccher i denti...
Scusa, perdonami il gallicismo....
Giulia scosse la testa. Non preoccuparti. Penso che negli ultimi giorni le convenzioni sociali
abbiano perso valore.
Immagino sia pi facile per me che per te.
S.... Giulia si spost e si lasci sfuggire un lamento mentre cercava di trovare una posizione
pi comoda appoggiando la schiena alle sbarre.
Macrone si volt nuovamente verso la baia ad osservare la scena. Le navi da carico erano
grandi e possenti e sarebbero state completamente in balia di qualsiasi nave da guerra romana. Tuttavia,
i ribelli avrebbero avuto tutto il tempo per prepararsi, se le navi da guerra si fossero avvicinate.
La penisola si estendeva per tre chilometri prima di raggiungere il piccolo stretto che conduceva
al mare. Gli uomini di Aiace avrebbero avvistato immediatamente le navi romane, se si fossero
accostate allingresso della baia. Ci sarebbe stato tutto il tempo per affondare o dare fuoco alle navi col
grano.
Sent il lieve rumore di qualcuno che tirava su con il naso e si volt. Giulia stava cercando
nuovamente di nascondere le lacrime.
Apr la bocca per cercare di darle conforto ma non trov nulla da dire. Non cera alcun conforto
da dare. Proprio nessuno.
Macrone?
S, Giulia?
A volte preferirei che tu mi avessi ucciso, quando ne hai avuto la possibilit.
Macrone si sent distrutto dal senso di colpa. Cerano momenti in cui anche lui si pentiva della
sua esitazione. Un rapido colpo di spada alla gola di Giulia, e poi un altro contro se stesso... Ma poi si
disprezzava per aver anche solo preso in esame una fine del genere, quando cera sempre una
possibilit, seppur tenue, di fuggire o di vendicarsi. Si schiar la gola. Lo avrei fatto se non mi
avessero messo al tappeto prima che io potessi colpire. Forse gli di ci hanno risparmiato per una
qualche ragione.
Davvero? E quale sarebbe? Forse gli di vogliono vedere quanto possiamo resistere a tutto
questo. Giulia fece una risata secca, poi toss e ripiomb nel silenzio. Dopo un po parl ancora con
voce preoccupata: Pensi che Catone mi vorr ancora se sopravviviamo?
Naturalmente. Perch mai dovresti dubitarne?.
Si morse il labbro e si guard. Sono disgustosa. Guardami. Sono sporca. Questo... lerciume 
talmente penetrato in me che puzzer per sempre.
Nulla che non si possa risolvere con una bella lavata, rispose Macrone. Vedrai. Quando sar
tutto finito potrai farti un bagno, ti pettinerai bene, mangerai un pasto caldo e il mondo sembrer
completamente diverso. E ci sar Catone. Sarai un miraggio per suoi occhi sconsolati, te lo dico io.
Esiste una sporcizia che niente pu cancellare. Macrone.... Gli diede un rapido sguardo. Non
sono stupida, sai.
Non ho mai pensato che lo fossi.
Allora non prendermi in giro. Se, anzi quando, Aiace si stancher di tenerci qui, ci far
torturare, vero?.
Il silenzio di Macrone era abbastanza eloquente. Giulia prosegu: Ho sentito delle guardie, una
delle prime notti. Parlavano di una donna che era stata tenuta in questa gabbia prima di noi. La moglie
di Irzio. Quando Aiace si  stancato di tenerla prigioniera lha consegnata ai suoi uomini. Giulia si
rabbui. Hanno abusato di lei tutta la notte, in ogni modo immaginabile. Ad un certo punto lei li ha
scongiurati di ucciderla ma loro hanno continuato finch, alla fine, lhanno lasciata morire dissanguata.
Macrone, io non potrei sopportare una cosa del genere. Anche se sopravvivessi non potrei pi stare con
un uomo. Non mi vorrebbe nessuno. Certamente non Catone. Sarei disonorata e lui mi guarderebbe con
occhi disgustati. Ricacci indietro le lacrime e continu con una voce talmente flebile che Macrone
riusc a malapena a sentirla. Potrei sopravvivere a tutto, ma non a quello. Non potrei mai perdere
Catone.
Lo stai sottovalutando. Catone non  un nobile sciocco. Ha un senso dellonore pi profondo e
ha piet. Ho cercato di fargliela passare allinizio ma lui  un ostinato bastardo. Lo  sempre stato. Ti
ama, e il suo amore  lunica cosa a cui penser non appena ti avr trovata.
Lo credi davvero?, disse lei, con una scintilla di speranza negli occhi.
Ne sono sicuro. E adesso basta piangere. Macrone accenn con il capo al gruppetto dei ribelli
pi vicini, seduti intorno a un fal a guardare un maialino allo spiedo grondante di grasso. Dobbiamo
essere forti e impavidi di fronte a quei bastardi. Ce la puoi fare. Basta che ti ricordi di essere
unaristocratica romana. Hai una tradizione da mantenere.
Ma ho paura.
Anchio, ammise Macrone. Ma se sarai abbastanza forte non potranno usare la tua paura
contro di te.  lunico modo per sconfiggere Aiace, al momento. Quindi, in alto la testa, e mantieni un
espressione coraggiosa per quei bastardi laggi.
Ci prover.
Macrone vide unombra alle sue spalle e poi sent una voce che sussurr: Belle parole,
centurione. Vedremo quanto sarai coraggioso quando arriver il momento di fare a te quello che tu hai
fatto a mio padre.
Aiace gir intorno alla gabbia accovacciandosi in un punto in cui entrambi potessero vederlo.
Teneva in mano una coscia di pollo e se la port alla bocca per strapparne un grosso boccone. Poi
storse il naso e gett via la coscia. Quasi subito una coppia di gabbiani arriv a contendersi la carne,
beccandosi selvaggiamente.
Puzzate, tutti e due. Mi fate passare la voglia di mangiare. Fiss i prigionieri per un momento
e poi continu con voce beffarda. Chi crederebbe mai che due relitti tanto disgustosi siano due
cittadini del grande impero romano? Siete come maiali che si rotolano nella propria sporcizia. Mi
chiedo che direbbe limperatore se vi vedesse ora. E tu, donna, che cosa penserebbe tuo padre, il
governatore, se ti guardasse come ti guardo io adesso? Non lo biasimerei se ti disconoscesse. Dopo
tutto non sei pi una compagnia tollerabile. E non ho ancora lasciato liberi i miei uomini di soddisfare
le loro voglie su di te.
Macrone vide unombra di disgusto oscurare il volto di Giulia. La ragazza si rifugi nellangolo
pi distante della gabbia. Aiace rise e Macrone sent la rabbia incendiargli le vene.
Lasciala stare, bastardo! Se ti vuoi divertire prenditela con me!  soltanto una ragazzina. Io
sono un centurione, un legionario. Solo io rappresento una sfida, Aiace. Prova a spezzare la mia
resistenza, se ne hai il coraggio.
Aiace aveva un espressione divertita per lo scoppio dira di Macrone e scuoteva la testa
beffardo.  come pensavo. Il pi grande divertimento sar farti guardare la figlia del governatore che
muore davanti ai tuoi occhi. Un passatempo piacevole prima di passare a te, centurione. Poi, una volta
che sarai sulla croce a marcire, avrai molto tempo per ricordare quello che le  successo. E saprai che 
colpa tua. Se non avessi ucciso mio padre e non mi avessi venduto come schiavo nessuno di noi
sarebbe qui, ora.
Se tuo padre non fosse stato un bastardo pirata assassino non avrei dovuto crocifiggerlo,
innanzitutto. Macrone sorrise. Diamo a Cesare quel che  di Cesare.
Per un attimo i tratti di Aiace si congelarono in una maschera di odio amaro, poi fece un respiro
e riprese il controllo delle sue emozioni con un debole sorriso. Penso che sar io a piantarti i chiodi
sulla croce, Macrone. S, penso che mi piacer parecchio.
 questo il destino che ci aspetta? Pensavo che ti servissimo come ostaggi.
Oh, s. Prima era quello il motivo. Ma poi il padre della ragazza ha deciso che un aristocratico
diniego valeva di pi dellamore paterno. E ora ho ostaggi infinitamente pi preziosi di voi due. Aiace
si spost di lato e indic le navi catturate. Ho il potere di dar da mangiare a Roma o lasciarla morire di
fame. Quando limperatore sapr che ho la flotta del grano in pugno dovr necessariamente scendere a
patti.
Ora era il turno di Macrone di sorridere beffardamente. E cosa ti fa pensare che tratter con te?
Quelle l nella baia sono navi da guerra romane. Non puoi scappare con le navi da carico e non puoi
difenderle se rimangono nella baia. La marina si prender il suo tempo e poi salper e verr a prendere
la flotta del grano.
Davvero? Devi pensare che sono nato ieri. Aiace sorrise. Le navi da guerra non potranno
entrare nella baia perch nel momento stesso in cui lo faranno dar ordine di bruciare la flotta. Per cui,
miei cari amici, potete vedere voi stessi la situazione. Tengo il vostro imperatore per le palle. E
purtroppo la cosa vi rende inutili, un puro divertimento. Si avvicina rapidamente il momento in cui non
avr pi bisogno di voi.
...
.
...
CAPITOLO VENTOTTO.
...
.
...
Alla fine del quarto giorno di marcia, Catone diede ordine di costruire laccampamento su
unaltura che dominava Olous. Gli ausiliari scesero un po lungo il pendio per formare una prima linea
di protezione mentre i legionari scaricavano lequipaggiamento da viaggio, prendevano picconi e pale e
iniziavano a scavare il terreno pietroso. Faceva caldo e il lavoro era massacrante dopo un giorno di
marcia, ma faceva parte della routine giornaliera di una campagna e, a parte i soliti brontolii, gli uomini
portarono avanti il lavoro con efficienza. Quando il sole era ormai tramontato dietro le colline, un
fossato circondava laccampamento e al suo interno un terrapieno e una palizzata fornivano
unadeguata difesa contro ogni attacco a sorpresa.
Una volta preparato laccampamento gli ausiliari furono richiamati e la colonna si sistem per
la notte. Non cera la luna e bench le stelle splendessero brillanti, il paesaggio era avvolto dalle
tenebre. Sapendo che il nemico amava prendere liniziativa, Catone raddoppi la guardia e ordin a
unintera coorte di sorvegliare la palizzata e tenere gli occhi ben aperti sugli accessi. Ispezion le difese
accompagnato da Fulvio prima di tornare alle tende del quartier generale nel cuore dellaccampamento,
sopra una piccola altura da cui si aveva il controllo del terrapieno e si poteva tenere sotto sorveglianza
laccampamento nemico. I fuochi del nemico brillavano lungo un enorme tratto di terra intorno alle
acque scure della baia, e la linea netta del campo romano sembrava minuscola al confronto. In mare
aperto, tre grandi lucerne illuminavano il luogo in cui le navi da guerra erano ancorate, a guardia
dellingresso alla baia. Il resto della flotta era attraccata in uninsenatura qualche chilometro pi a nord,
e Catone aveva dato ordine al navarca di fare rapporto il giorno seguente.
A quei farabutti non mancano gli uomini, mormor Fulvio mentre scrutavano il nemico.
Catone alz le spalle. Il numero non  tutto. Abbiamo uomini migliori e una posizione
migliore. Se attaccassero, dovrebbero risalire la collina e oltrepassare il fossato e la palizzata. I nostri
uomini possono tenere a bada chiunque si avvicini abbastanza da arrivare a tiro.
Spero che abbiate ragione, signore, borbott Fulvio. E quindi, che facciamo adesso? Siamo
in una fase di stallo. Possiamo respingere un loro attacco, ma potremmo non avere uomini sufficienti
per conquistare laccampamento.
La situazione  a nostro vantaggio. Siamo accampati lungo lunica strada per uscire da Olous e
tornare allinterno dellisola. La marina blocca laccesso al mare, per cui li abbiamo intrappolati. Il
problema maggiore per noi sar procurarci rifornimenti di cibo e acqua. Abbiamo scorte per cinque
giorni, poi dovremo inviare un distaccamento a Gortina per avere ulteriori razioni. Naturalmente per i
ribelli non  pi un problema, ora che hanno messo le mani sulla flotta del grano. Potrebbero resistere
per mesi. E con i ruscelli che scendono dalle colline non avranno neppure problemi di acqua. La realt,
per,  che adesso sono loro sotto assedio.
Fulvio sembrava dubbioso e indic le colline che circondavano la baia. Se volessero fuggire
potrebbero facilmente oltrepassare quelle colline.
Se volessero andarsene, s. Ma non ne hanno alcuna intenzione. Hanno portato con loro i carri
carichi di bottino e c la flotta del grano.  la loro unica possibilit per intavolare un negoziato con
Roma. Ed  per questo che Aiace non abbandoner quelle navi. Catone si interruppe e guard le torce
che delineavano la palizzata eretta a proteggere le navi. Il trucco sta nel trovare il modo di separare i
ribelli dalle navi. Dobbiamo agire in fretta. La flotta del grano  gi in ritardo. Le scorte dei magazzini
imperiali saranno presto esaurite e Roma sar alla fame. Se non salviamo quelle navi in tempo....
Catone si volt e si incammin a grandi passi verso la sua tenda. Fulvio si gratt il mento e poi
segu il suo superiore. Dentro la tenda Catone si slacci la fibbia del mantello facendolo cadere sul
giaciglio. Nella tenda cerano ben poche delle comodit usuali degli ufficiali di rango, poich non cera
stato tempo per organizzarsi a Gortina. E le comodit erano lultimo dei pensieri di Catone quando era
partito allinseguimento dei ribelli, per cui adesso aveva soltanto un piccolo tavolo e qualche scrigno
con i documenti delle paghe della colonna, i rendiconti e alcune tavolette vuote. Sbadigli mentre
scioglieva la lorica e se la sfilava da sopra la testa con la cotta di maglia. Le fece cadere pesantemente
vicino al giaciglio. La marcia sotto il sole cocente e la fatica gli avevano fatto venire mal di testa e
rifiut il vino che Fulvio gli stava offrendo da una brocca che era stata lasciata da uno dei servitori del
quartier generale.
Fulvio alz le spalle e si riemp un calice quasi fino allorlo, prima di accomodarsi su una
cassapanca con un sospiro. Allora, che facciamo adesso?
Non c niente che possiamo fare stanotte. Domani esamineremo laccampamento del nemico
per vedere se ci sono punti deboli.
Allora state pensando a un attacco, indag Fulvio.
Non vedo cosaltro potrei fare. Alcune navi da carico saranno senza dubbio distrutte nel
combattimento, ma dobbiamo salvare il possibile e sperare che sia sufficiente a mantenere Roma fino a
quando non potremo radunare unaltra flotta per trasportare il grano dallEgitto. Non sar facile se
dovessimo attaccare e se qualcosa andasse storto. Se fallissimo, verremmo fatti a pezzi.
I ragazzi della Ventiduesima non cederanno, signore. Combatteranno bene e se lattacco
fallisse manterranno la formazione mentre ci ritiriamo.
Spero che tu abbia ragione, rispose Catone con voce stanca. Bene,  tutto per stanotte. Mi
ritiro.
Fulvio si scol la coppa e si alz. Far un ultimo giro del campo, signore. Per dormire
tranquillo.
Molto bene, annu Catone. Non appena il centurione ebbe lasciato la tenda, si tolse i calzari,
spense la lucerna e si distese sul giaciglio. Bench la notte fosse calda soffiava una lieve brezza che
rinfrescava la fronte di Catone. Decise di tenersi la tunica. Aveva la testa pesante per la stanchezza:
pensare lucidamente era sempre pi difficile mentre giaceva supino, fissando la pelle di capra della
tenda sopra di lui. Quando cerc di sistemarsi in una posizione comoda per dormire, rivide nella sua
mente Giulia e Macrone. Se erano ancora vivi si trovavano a non pi di due o tre chilometri da lui.
Cera voluto un incredibile sforzo di volont per mantenere lautocontrollo e celare i suoi sentimenti a
Fulvio e agli altri uomini al suo comando. In realt il suo cuore era un grumo di piombo. I momenti
peggiori erano quelli in cui la sua mente proiettava immagini delle torture a cui erano sottoposti,
facendolo tremare per limpotenza e la disperazione finch non si sforzava di scacciare quei pensieri e
concentrarsi su qualcosaltro.
Rimase a giacere sul pagliericcio, senza trovare pace, e fin tutto accovacciato su un lato prima
che il suo corpo stanco e la sua mente esausta riuscissero finalmente ad addormentarsi.
Catone venne risvegliato dallo squillo di una buccina che segnalava il cambio della guardia.
Apr gli occhi e trasal, gli faceva male la schiena. La luce del sole filtrava tra i lembi aperti della tenda
e scatt in piedi allistante, furibondo per non essere stato svegliato. Si infil i calzari e li allacci prima
di uscire in fretta dalla tenda. Davanti a lui cera lintero accampamento: gli uomini ottemperavano con
calma ai loro compiti mattutini, ripulivano le gavette di stagno e le riponevano nelle sacche prima di
indossare corazza e armamenti per lispezione mattutina. Il centurione Fulvio sedeva a un tavolo
davanti a una delle altre tende, a scrivere annotazioni su una tavoletta. Si alz e fece il saluto a Catone
che si avvicinava con unespressione furibonda.
Perch non sono stato svegliato alla fine della guardia notturna?
Non ce nera bisogno, signore, disse Fulvio, simulando uno sguardo sorpreso. Gli ufficiali
di guardia non avevano nulla da riferire e non c stato segno di movimento nellaccampamento dei
ribelli. Stavo proprio per completare gli ordini per le pattuglie di cavalleria del mattino prima di venirvi
a svegliare.
Catone abbass la voce in modo che soltanto Fulvio potesse sentirlo.
Sai bene che lufficiale al comando devessere svegliato alle prime luci dellalba.
Non avevo ordini in proposito, signore.
Al diavolo gli ordini,  luso consuetudinario. Persino quando ununit  in servizio come
guarnigione. A maggior ragione durante una campagna militare.
Fulvio non rispose, con uno sguardo colpevole. Catone lo squadr un attimo e poi lo derise:
Dimmi, quando  stata lultima volta che hai partecipato a una campagna?
 passato un po di tempo, signore, ammise Fulvio. La mia precedente legione, sul
Danubio.
Quanto tempo fa?.
Il centurione vacill. Dodici anni
E da allora sei sempre stato in servizio in Egitto. Guarnigione. Con ben poche cosa da fare, a
parte sputare sulle armature per lucidarle e ogni tanto simulare unesercitazione.
Ho tenuto impegnati i ragazzi, signore.
Non ne dubito. Catone ripens alle infinite esercitazioni, alle marce estenuanti dei suoi primi
mesi nella Seconda Legione. Non era della prontezza dei suoi uomini che dubitava. Non hai
partecipato a un singolo combattimento negli ultimi dodici anni, e pensi di essere pi bravo di me a
condurre questi uomini. Non  cos?
Qualcosa del genere. Fulvio tacque un momento e fece una smorfia. Posso parlare
liberamente, signore?
No, centurione. Io sono il comandante di questa colonna e questo mette fine a ogni
discussione. Se metti in dubbio la mia autorit o infrangi le procedure stabilite, dovr rimuoverti e
rispedirti a Gortina.  chiaro?
S, signore, rispose Fulvio con amarezza.
Non ti avviser unaltra volta, mormor Catone tra i denti. Ora vattene, voglio che ispezioni
le prime tre coorti legionarie e torni subito a farmi rapporto. Va.
Catone scorse un guizzo irrequieto negli occhi del veterano. Poi Fulvio si alz sullattenti,
salut e scatt a eseguire gli ordini. Catone scosse la testa, poi si volt e si incammin verso la sua
tenda, gridando a uno dei soldati di portargli del pane, della carne e del vino annacquato per colazione.
Mentre osservava il campo ribelle nella piana sottostante riflett nuovamente sulla fase di stallo. Aiace
aveva la flotta del grano e dunque non aveva alcun bisogno di attaccare i romani, mentre Catone
rischiava di perdere le granaglie se avesse attaccato; inoltre, disponeva di un numero troppo esiguo di
uomini per avere la certezza di vincere. Ma il tempo era dalla parte dei ribelli e non cera che una
possibile conclusione: Catone avrebbe dovuto attaccare, a qualunque costo.
Mentre intingeva lultimo pezzo di pane nella coppa del vino, not un movimento
nellaccampamento nemico. Una piccola colonna di uomini a cavallo era sbucata dalla distesa di tende
oscurata dal fumo dei fal. Superarono le loro sentinelle e proseguirono su per il pendio dirigendosi
verso laccampamento romano. Catone li perse presto di vista e lasci il tavolo per infilarsi la cotta di
maglia, lelmo e la spada prima di incamminarsi lungo il pendio, verso il terrapieno che fronteggiava
laccampamento dei ribelli. Nel tempo che impieg per raggiungere il terrapieno il centurione di
guardia aveva ordinato agli uomini di mettersi sullattenti. Una coorte di legionari era disposta lungo la
terra battuta del sentiero, pronta a fronteggiare gli uomini a cavallo che si stavano avvicinando. Catone
li guard mentre saliva la scala che conduceva alla piattaforma costruita sopra i cancelli di legno.
Fulvio era gi l e accenn un saluto a Catone quando questultimo lo raggiunse.
Sembra che i ribelli vogliano parlare, disse Fulvio.
Catone vide che erano in dieci, indossavano delle buone tuniche, delle loriche e delle spade
romane, saccheggiate dalla colonna del centurione Marcello. Un uomo portava un lungo stendardo con
un vessillo di un blu brillante che ondeggiava mentre lui e suoi compagni risalivano la china.
 bello vedere che osservano le formalit, borbott Fulvio. Proprio come un vero esercito.
Be, di certo fanno la loro figura, con il nostro equipaggiamento.
Il nostro equipaggiamento?. Fulvio si oscur. Oh, s... Volete che ordini ai ragazzi di
attaccarli con le frombole?
No, rispose Catone con fermezza. Che nessuno li tocchi. I ribelli hanno degli ostaggi.
Fulvio alz le spalle. Sempre che siano ancora vivi.
Sono vivi.
Gli uomini a cavallo si fermarono a cinquanta passi dal cancello, poi uno di loro fece avanzare
il cavallo. Catone vide che aveva lineamenti orientali, carnagione scura e una spada dalla lama ricurva.
Fulvio si port una mano alla bocca e grid: Fermi l!.
Luomo a cavallo si arrest subito.
Cosa volete?
Il mio generale vuole parlare con il vostro comandante. Qui, in campo aperto.
Perch? Dicci cosa vuole e vattene!.
Luomo a cavallo scosse la testa. Ve lo dir il mio generale.
Dannazione, borbott Fulvio e inspir per gridare la sua risposta.
Aspetta!, disse Catone. Tieni gli uomini sul terrapieno ma fai condurre i cavalieri dietro al
cancello, pronti alla carica. Se alzo la mano sinistra mandali subito. Ma soltanto se do il segnale. 
chiaro?
Non avrete intenzione di andare l fuori?. Fulvio alz le sopracciglia. Maledizione, signore.
 una trappola. Vi fanno uscire e poi vi abbattono prima che abbiate fatto un solo passo.
E perch dovrebbero?
Per minare il nostro morale, signore. Perso il capo, lo spirito degli uomini verr colpito e la
campagna persa.
Se  una trappola e mi uccidono, tu diventi il nuovo comandante. Catone lo guard dritto
negli occhi. Stai dicendo che non sei allaltezza del compito? Pensavo che fosse proprio quello che
desideravi. Forse  la tua opportunit.
Il centurione Fulvio ebbe il garbo di vergognarsi prima di ricomporsi e scuotere la testa. Non
in questo modo, signore. Fate attenzione l fuori, intesi?.
Catone sorrise mentre si voltava per scendere gi dalla torretta. Arrivato in fondo si rivolse ai
legionari a guardia del cancello. Apritelo, ma state pronti a richiuderlo in fretta se ricevete lordine.
Quando gli uomini ebbero rimosso la sbarra di chiusura e aperto il cancello, Fulvio chiam uno
dei suoi ufficiali e diede ordine di radunare immediatamente uno degli squadroni a cavallo davanti al
cancello. Catone sbuff e si incammin fuori, con i due fossati ai lati, e poi in campo aperto. Davanti a
lui gli uomini a cavallo lo osservavano in silenzio. Una volta che fu arrivato a met strada tra il
cancello e i ribelli chiam luomo che aveva parlato.
Sono il tribuno Catone, comandante della colonna e della flotta romane. Dov il tuo
generale?.
Ci fu un movimento improvviso nel gruppo di cavalieri mentre uno di loro spronava il cavallo e
risaliva al galoppo il pendio. Catone fece un profondo respiro e tese i muscoli, pronto ad agire. Fece
scivolare la mano verso limpugnatura della spada, ed esit per un momento prima di farla scendere di
fianco alla coscia. Rimase immobile a fissare arditamente luomo che si stava avvicinando. Allultimo
momento il cavaliere tir le redini, a meno di dieci passi da Catone, inondandolo di una pioggia di
polvere. Il sole era alle spalle del ribelle e Catone dovette strizzare gli occhi e coprirsi con la mano. Per
un attimo non si dissero una sola parola, poi il ribelle fece un sorriso lieve e minaccioso.
Gli di sono clementi con me, romano. Davvero clementi.
Aiace?. Catone sent il cuore martellargli nel petto.
Certamente... Ti ricordi di me, allora?
S.
E ti ricordi quello che hai fatto a mio padre, prima di vendermi come schiavo?
Mi ricordo che abbiamo giustiziato il capo di una banda di pirati.
Abbiamo?.
Catone raggel rendendosi conto dellerrore commesso. Macrone era gi abbastanza in
pericolo, se era ancora vivo. Si schiar la gola.
La flotta di Ravenna aveva il compito di distruggere la minaccia della pirateria.
 un modo un po impersonale di riassumere la questione. Vedi, io mi ricordo  molto, molto
chiaramente  i nomi e i volti di due ufficiali incaricati di giustiziare mio padre, e quei due cerano
anche quando mi hanno venduto in schiavit insieme ai sopravvissuti della flotta di mio padre. Tu eri
uno di quegli uomini. E ho gi avuto il grande piacere di incontrare laltro.
Catone rest senza fiato e cerc di concentrarsi sulluomo che aveva di fronte, sforzandosi di
non mostrare alcuna emozione. Immagino che i tuoi ostaggi siano ancora vivi.
Lo sono. Per ora.
Scendi da cavallo. Non intendo parlarti con il sole negli occhi.
Molto bene, romano. Aiace scese da cavallo e atterr di fianco a Catone, ma il romano non
indietreggi. Senza il riverbero del sole, riusciva ora a vederlo bene. Aiace indossava una tunica
semplice, stivali comuni e un cinturone con la spada. Alto, con le spalle larghe e di costituzione
robusta, era ancora giovane, ma il suo volto era molto pi segnato dal passaggio del tempo rispetto a
qualche anno prima. Inoltre cera qualcosa nei suoi occhi. Erano attenti e lungimiranti, e Catone
immagin che il tempo passato nellarena avesse fatto di Aiace un combattente a cui nulla sfuggiva,
capace di reagire a qualsiasi minaccia in un attimo.
Adesso sei pi a tuo agio?
Sei tu che volevi parlarmi, rispose Catone con voce piatta. Quindi parla.
Arriver al punto quando mi parr opportuno. Prima sono curioso di sapere che cosa pensi
della nostra situazione. Non manca la possibilit di avere sviluppi drammatici. Non credi?
Non intendo stare al tuo gioco, schiavo. Dimmi quello che hai da dire e poi vattene.
Schiavo?. Aiace fremette per un attimo. Non pi. Non quando limperatore accetter le mie
condizioni.
Dimmi le tue condizioni, allora, prima di annoiarmi a morte. Catone lentamente incroci le
braccia, con la sinistra sopra la destra, nel caso avesse bisogno di lanciare il segnale ai suoi uomini.
Lo far, ma prima dimmi come ti senti a essere il responsabile di tutto questo. Aiace indic i
due eserciti. Tutto il sangue versato durante la ribellione. Certamente non puoi dormire tranquillo con
tutto questo sulla coscienza.
Catone non gli rispose subito, poi parl con enfasi deliberata.  opera tua, Aiace. La punizione
che Roma imporr ai tuoi seguaci sar responsabilit tua, non mia. Se ti arrendi ora e rilasci gli ostaggi,
ti do la mia parola che chieder indulgenza per coloro che ti hanno seguito.
Mentre io far la stessa fine di mio padre?
Certamente. Come potrebbe essere altrimenti? Dopo tutto quello che hai combinato.
Sei troppo generoso, rise Aiace seccamente. Dovresti prenderti un po del merito.
Davvero?
Oh, s. Vedi, ogni singolo giorno, da quando tu e il tuo amico mi avete reso schiavo, ho
pregato di ottenere vendetta. A essere sincero, non mi sarei mai aspettato di averne lopportunit, ma la
speranza mi ha tenuto in vita e ha mantenuto il mio spirito forte e saldo quando molti altri sarebbero
potuti morire nellarena. Per cui ti devo ringraziare. Tu.... Punt un dito verso il petto di Catone. Sei
stato tu a rendere possibile questa rivolta e tu sarai la causa dellumiliazione di Roma. E..., gli occhi di
Aiace brillarono di esaltazione e sorrise. E s! Tu sarai la causa del tuo peggior tormento. Ma sto
correndo troppo. Si interruppe e poi tir fuori una striscia di stoffa rossa dalla tunica. Ho deciso di
darti una dimostrazione, romano. Per provarti che faccio sul serio e per scoraggiare qualunque azione
affrettata. Si volt e indic la baia. Vedi quella nave laggi su un lato, lontano dalle altre?.
Catone la guard e annu.
Bene. Allora guarda. Aiace stese il braccio e fece sventolare la striscia di stoffa lentamente da
un lato allaltro. Ci fu un segnale di risposta dal ponte della nave e pochi attimi dopo Catone vide una
piccola scintilla e una sottile colonna di fumo. La scintilla si propag velocemente, mentre un manipolo
di uomini scendeva sulla sabbia. Una lingua di fiamme si svilupp dal boccaporto principale e in pochi
attimi la nave ardeva e una nuvola di fumo ondeggiava sul ponte. Aiace si volt nuovamente verso
Catone.
Ecco. Ciascuna delle navi rimaste  pronta per essere data alle fiamme a un mio segnale. Farai
meglio a tenerlo a mente nel caso in cui tu stia progettando un attacco a sorpresa per riprendere la
flotta. E adesso procediamo con le mie richieste. Aiace alz una mano e cominci a enumerarle.
Primo: manda a dire al tuo governatore di proclamare, in nome dellimperatore Claudio e del Senato,
che tutti gli schiavi dellisola di Creta sono liberi. Prima di protestare, sappi che so bene che ha
lautorit per farlo. Se Roma ratifica la decisione o meno non  un mio problema. Per allora io e i miei
seguaci ce ne saremo andati da tempo. Se il governatore non arriva qui con leditto in mano entro
cinque giorni a partire da oggi, comincer a distruggere tutte le navi. Secondo: dopo aver ottenuto
leditto, firmato, sigillato e consegnato dal governatore in persona, permetterai a me e ai miei uomini di
imbarcarci su una nave e salpare indisturbati. Una volta deciso un luogo sicuro dove attraccare ti
consegneremo le altre navi.
E cos che ti impedirebbe di bruciare le altre navi una volta raggiunto il luogo in cui vuoi
andare?
Niente, sorrise Aiace. Dovrete fidarvi di me.
Fidarci di te?
Non avete scelta. E c anche unaltra cosa. Aiace fiss Catone negli occhi e le sue labbra si
aprirono in un gelido ghigno. Immagino che tu ti stia chiedendo degli ostaggi... I tuoi amici.
Perch dovrei?, rispose Catone, calmo.  come se fossero gi morti.
Il tuo volto ti tradisce. Penso che per te significhino molto di pi di quanto tu non sia disposto
ad ammettere. Altrimenti la mia ultima richiesta sar la pi facile da adempiere. Terzo: mander un
uomo domani. Gli darai la risposta a questa domanda. Aiace fece una pausa, gustandosi il momento.
Voglio che tu scelga chi dovr lasciare in vita, il centurione Macrone o Giulia Sempronia. La scelta 
tua, tribuno Catone. Dirai al mio uomo chi deve vivere e chi deve morire. Se non gli darai una risposta
li far uccidere entrambi, in bella vista, e ti do la mia parola che la loro morte sar lunga e dolorosa.
Un gelido terrore si impadron di Catone. Non riusciva a pensare, non era in grado di dare
alcuna risposta. Per cui rimase fermo a fissare il gladiatore.
Aiace annu soddisfatto. A domani, tribuno.
Rimont a cavallo e si diresse verso i suoi seguaci, proseguendo poi insieme a loro, al galoppo,
verso il fondo del colle. Catone rimase fermo a guardarli, seguendo il piccolo gruppo con gli occhi fino
allaccampamento dei ribelli, allestremit della baia, su una collinetta nella penisola che si estendeva
verso il mare. Soltanto allora si incammin lentamente verso i cancelli del campo romano.
...
.
...
CAPITOLO VENTINOVE.
...
.
...
Dobbiamo attaccare stanotte, decise Catone dopo aver informato i suoi delle richieste di
Aiace.
Gli altri ufficiali nella tenda si agitarono, nervosi. Fuori il sole di mezzogiorno si abbatteva
implacabile sullaccampamento romano. La brezza era scemata nel corso della mattinata e ora laria
allinterno della tenda era soffocante. Catone aveva chiamato a raccolta i suoi ufficiali maggiori non
appena Decio Balbo, il navarca, era arrivato al campo, dopo unestenuante cavalcata dalla baia dove era
ancorata la flotta. Catone si era deciso ad attaccare laccampamento ribelle mentre tornava indietro al
suo quartier generale, dopo il colloquio con Aiace.
Il centurione Casca, prefetto della coorte di cavalleria, fu il primo a rispondere. Signore, avete
detto che il nemico  pronto a dare fuoco alle navi.
Catone annu.  quello che mi ha detto Aiace e io gli credo.
Allora perch attaccare? La flotta verrebbe bruciata e il popolo di Roma sarebbe ridotto alla
fame. La priorit  indubbiamente salvare le navi del grano e spedirle a Roma il pi presto possibile.
Anche se vuol dire cedere alle sue richieste?.
Balbo si gratt il mento e riflett un attimo prima di rispondere. Se attacchiamo e distruggono
la flotta allora sarete costretto ad affrontare un disastro politico. Se acconsentiamo alle sue richieste
Roma eviter la fame. Voi sarete condannato, naturalmente, per esservi piegato ai voleri di un ribelle e
della sua armata di schiavi. Immagino che limperatore e il Senato non mostreranno alcuna piet. Si
ferm e guard Catone dritto negli occhi. A me sembra che la scelta sia fra le vite di molti a Roma e
la vostra vergogna e lesilio o la morte, signore.
Catone fece un lieve sorriso. Hai ragione. E la scelta  mia. Tuttavia penso che ci sia
qualcosaltro da considerare. Che succede se acconsentiamo alle richieste di Aiace e lui distrugge
comunque le navi del grano?
Davvero lo farebbe?, chiese Fulvio. Perch dovrebbe?
Semplice, rispose Catone. Odia Roma con tutto se stesso. E odia me con la stessa intensit,
se non di pi.
Voi? Perch?
 una lunga storia, ma il succo  che Aiace mi considera, insieme al prefetto Macrone,
responsabile della crocifissione di suo padre e della sua schiavit. Vuole avere la sua vendetta, oltre
alla libert.
Perdonatemi, signore, ma ne siete proprio sicuro?, prosegu Fulvio con tono cauto. Non c
il pericolo che stiate esagerando la vostra influenza sulle azioni di quelluomo?
Ci ho pensato attentamente, ho esaminato ogni dettaglio del nostro incontro di stamattina.
Sono sicuro che intende procurare pi sofferenze possibili a me e a Roma. Aiace vive per la vendetta.
Ogni sua parola era attentamente calcolata per aumentare la mia preoccupazione per la salvezza dei
miei amici. Vuole farmi cadere nellangoscia prima di sferrare il colpo finale. Glielho letto negli
occhi. Catone trasal al ricordo della scintilla di follia che aveva scorto nello sguardo del gladiatore.
Sono sicuro che brucer quelle navi nel momento stesso in cui sar certo che i suoi seguaci sono fuori
dalla nostra portata. Se ho ragione, allora non abbiamo niente da perdere nel tentare un attacco. Quelle
navi sono condannate comunque, se non agiamo.  per questo che dobbiamo tentare di salvarle il pi
presto possibile. Spero che facendo un tentativo stanotte riusciremo a cogliere di sorpresa i ribelli.
Catone lasci ai suoi sottoposti il tempo di assimilare bene le sue parole.
Balbo non sembrava ancora convinto. Se lattacco non li coglie di sorpresa e danno fuoco alle
navi limperatore non creder tanto facilmente che le avrebbero bruciate in ogni caso. Claudio vorr le
teste dei responsabili, signore.
Fulvio prese la parola: Allora dovremo assicurarci che il nostro attacco abbia successo, giusto?
Tu e la marina fate la vostra parte e noi faremo la nostra.
Catone si sent scaldare il cuore alle parole del suo subordinato. Poi disse: Balbo, se ti pu
tranquillizzare, mi assumo la piena responsabilit dellattacco. Lo metter per iscritto, a ogni ufficiale
che ne far richiesta.
Il navarca annu e rispose in tono neutro: Grazie, signore, sarebbe una misura molto gradita.
Nella remota possibilit che lattacco fallisca e le navi vengano bruciate.
Catone sospir stancamente. Be, non c ragione per cui qualcun altro debba pagare per il
fallimento, giusto?
No, signore, annu Balbo. Poi chin la testa con espressione interrogativa. C unaltra cosa,
per.
Oh?
Perch dobbiamo attaccare stanotte? Mi sembra un po affrettato.
Catone rimase in silenzio a osservare il navarca. Era il punto della discussione che aveva pi
temuto. La domanda era giusta, e sebbene la risposta che aveva preparato fosse ragionevole dal punto
di vista tattico, sapeva che erano stati i suoi sentimenti personali a giocare il ruolo pi importante. Se
gli uomini dovevano mettere a rischio le loro vite era giusto che Catone si guadagnasse la loro fiducia e
dicesse loro la verit. Si schiar la gola in modo che la sua voce non fosse incrinata dallemozione.
La maggior parte di voi sa che i ribelli hanno catturato la figlia del governatore e Lucio
Cornelio Macrone. Aiace mi ha fatto sapere che sono ancora vivi e sono prigionieri
nellaccampamento.
Allora non appena attaccheremo verranno uccisi, disse Balbo. Una ragione in pi per
posticipare lattacco. Almeno finch non avrete tentato di negoziare il loro rilascio.
Catone scosse il capo. Non possiamo aspettare, Aiace ha promesso di mettere a morte uno di
loro due domattina allalba. Mi ha detto che devo decidere io chi sar la vittima. Se mi rifiuto li
uccider entrambi.  per questo che dobbiamo attaccare stanotte.
Merda, borbott Fulvio, guardando Catone con compassione, come se avesse colto tutte le
implicazioni di quella minaccia. Mi dispiace, signore.
Catone si gratt il mento. Aiace si sta prendendo gioco di noi. Fa tutto parte del piano per
tormentarmi il pi possibile. Ma questa pu essere unoccasione per noi. Se Aiace pensa che io sia
totalmente paralizzato dalla preoccupazione e dallindecisione per i miei amici, non si aspetta che io sia
pronto ad agire con determinazione. E sar anche convinto che io non oserei mai attaccare, per non
mettere a rischio la loro vita.  per questo che dobbiamo agire stanotte, mentre abbiamo ancora la
possibilit di sfruttare lelemento sorpresa.
E se fosse uno stratagemma per spingerci ad attaccare stanotte?, chiese Balbo.
E perch mai? Se attacco e le navi vengono incendiate i ribelli non avranno pi nulla con cui
negoziare.
Sempre che abbia dato davvero lordine di dare fuoco alle navi.
Ma se avesse voluto provocarmi, che senso avrebbe avuto la minaccia delle navi?. Catone
sospir esasperato. Senti Balbo, o luna o laltra.
Catone era stanco di discutere. Sapeva che i suoi ordini sarebbero stati contestati. Per Balbo la
cautela costituiva una religione e lindecisione era spacciata per prudenza.
Continuava a prendere in esame ogni possibile contrattempo, senza mai agire. Era un classico
esempio di paralisi decisionale. Capiva perch a volte Macrone si sentisse terribilmente frustrato e
optasse per la soluzione pi diretta. Lui aveva gi preso la sua decisione. Guard i suoi ufficiali.
Lattacco verr effettuato stanotte. Ora dobbiamo occuparci dei dettagli.
Prese un rotolo di pergamena su cui aveva tracciato uno schizzo della baia quella mattina. Lo
stese sul tavolo e chiese agli ufficiali di disporsi intorno al tavolo mentre li istruiva.
Laccampamento ribelle si estende intorno alla baia, e il lato che d sulla spiaggia  protetto da
una palizzata. C una piccola ridotta alla fine della palizzata, a guardia del fianco pi vulnerabile.
Dallaltra parte della baia c questa penisola dov accampato Aiace. Credo che gli ostaggi siano
custoditi l.  un luogo protetto da ogni attacco via terra dal grosso del suo esercito, mentre le scogliere
impediscono assalti dal mare. C una piccola baia verso la fine della penisola, ma  molto ben
sorvegliata e troppo piccola per tentare un sbarco. Catone fece una pausa mentre gli ufficiali
osservavano la mappa. Il nostro obiettivo  semplice. Dobbiamo trovare il modo di impedire ai ribelli
di dar fuoco alle navi prima che il nostro attacco abbia successo.
Quasi impossibile, signore, disse Fulvio dopo un po. Abbiamo tre scelte. O attacchiamo via
terra o via mare oppure su entrambi i fronti. Il problema  che i ribelli ci vedrebbero arrivare. Qualsiasi
attacco via terra dovr prima superare la palizzata. Se arriviamo dal mare le sentinelle ribelli
avvisteranno le navi prima che entrino nella baia, anche in una notte senza luna come questa. In ogni
caso avrebbero molto tempo per dar fuoco alle navi.
Catone annu. Hai ragione. Ogni attacco convenzionale, da mare o da terra,  destinato a
fallire. Il che ci lascia soltanto una possibilit.
Si chin in avanti e punt il dito sulla mappa, indicando lestremit della baia, vicino al mare
aperto.
Balbo aggrott le sopracciglia. Laggi? Che vantaggio ne avremmo? Devessere a pi di un
chilometro di distanza dalla palizzata.
Il centurione Fulvio lo fiss. Cosa avete in mente, signore?
Se non possiamo attaccare da terra o da mare, allora dobbiamo lanciare lassalto dallinterno
della baia stessa.  lunica direzione da cui i ribelli non si aspettano problemi.
Catone aveva riflettuto in precedenza su quellidea. Era molto rischiosa e aveva bisogno di una
buona sincronizzazione. Se le cose fossero andate male, gli uomini impegnati nellattacco sarebbero
stati decimati. Peggio ancora, Catone sapeva che avrebbe dovuto guidarli personalmente, e di
conseguenza avrebbe dovuto fare una delle poche cose che lo terrorizzavano: nuotare. Si alz in piedi e
guard dritto negli occhi Fulvio. Condurr due squadre di uomini nella baia. Avremo armi leggere e
nuoteremo verso il cuore dellaccampamento ribelle, fino a sbucare davanti alle navi spiaggiate. Poi ci
separeremo in due gruppi: uno si diriger verso le navi sulla spiaggia, laltro, al mio comando, andr
verso le navi ancorate nella baia. Si trovano allincirca alla stessa distanza dal punto in cui toccheremo
terra, per cui saremo pronti ad attaccare pi o meno contemporaneamente. Prenderemo le navi, ci
libereremo del materiale incendiario e poi daremo il segnale per linizio dellattacco principale. Il
distaccamento dei legionari prender la ridotta e poi ripiegher sul fianco. Le unit ausiliarie
difenderanno il campo e bloccheranno ogni tentativo di fuga. Nel frattempo, Catone si rivolse a Balbo,
la tua flotta doppier la punta della baia ed entrer il pi rapidamente possibile dirigendosi
allinsenatura dove farai sbarcare i tuoi marinai a rinforzo dei legionari.
Signore,  una pazzia, protest Balbo. Pretendete che gli uomini nuotino per quattro
chilometri, trasportando delle armi, e poi che salgano sulle navi sopraffacendo la ciurma. Che succede
se i ribelli sono in gran numero sulle imbarcazioni? Se Aiace dipende dalla flotta del grano per trattare
con Roma si sar assicurato che siano ben difese.
Ho osservato le navi stamattina, disse Catone. Ho visto soltanto un manipolo di uomini su
ognuna. Se Aiace ha predisposto materiale incendiario sulle navi, ha bisogno soltanto di un piccolo
gruppo a bordo per accendere il fuoco prima di abbandonare la nave. Se riusciamo a far salire dieci
uomini valenti su ogni nave allancora e il doppio su quelle spiaggiate, riusciremo a prenderle. Ci sono
venti imbarcazioni allancora e dodici sulla spiaggia. Per cui una coorte baster per quello che ho in
mente. Dovranno essere provetti nuotatori, e useremo dei contenitori di pelle che galleggiano, per
aiutarci a sostenere il peso delle armi. Se ci avviciniamo con cautela, senza fretta, dovremmo essere in
grado di abbordare le navi senza essere scoperti dato che stanotte non c luna. Ci saranno due uomini
con una buccina per ogni gruppo. Una volta prese le navi allancora, daranno il segnale dinizio
dellattacco principale. Catone si guard intorno. Centurione Fulvio, tu sarai al comando delle truppe
di terra. Dovrai distruggere quella ridotta e arrivare alla spiaggia prima che i ribelli dellaccampamento
principale possano tentare di riprendere e far colare a picco le navi del grano.
Fulvio annu e Catone guard gli altri ufficiali. Altre domande?.
Non ce ne fu nessuna, e Catone inspir profondamente. Bene allora, signori. Vi far avere i
vostri ordini questo pomeriggio. Assicuratevi che gli uomini siano pronti e che cenino presto. Sar una
lunga nottata. Gli altri possono andare. Centurione Fulvio, tu resta. Balbo, rimani anche tu. Finito.
Andate.
Una volta che gli ufficiali furono usciti dalla tenda Catone disse a Balbo: Hai un ruolo
importante da svolgere stanotte, Balbo. Se la marina fallisse, potremmo anche perdere la battaglia. In
tal caso, sta sicuro che limperatore non ti mostrer pi piet di quanta ne riserver a me. Mi hai
capito?
S, signore. Far il mio dovere.
Bene. Catone prese una tavoletta e la porse al navarca. Ecco i tuoi ordini. Compreso il
segnale per lattacco. Assicurati soltanto che le tue navi siano in posizione a tempo debito. Adesso hai
una dura cavalcata da fare per tornare alla flotta e ti suggerisco di partire senza indugio. Ti metterai in
moto non appena i miei scribi avranno preparato un documento che registra le tue obiezioni al piano, in
cui sar specificato che ti ho ordinato io di prendere parte allattacco. Puoi attendere fuori.
Balbo si accigli e ci pens su un momento. Lindecisione che divampava nel suo animo si
rifletteva sulla sua espressione insicura. Poi sospir e scosse la testa. Non sar necessario, signore.
Come avete fatto notare,  una lunga cavalcata e sar meglio non sprecare tempo.
Allora dovresti andare. Buona fortuna.
Balbo chin il capo, poi si volt di scatto e usc.
Marinai, disse il centurione Fulvio. Chi ha bisogno di loro?
Non la penserai cos quando verr a salvarti stanotte.
Fulvio si offese. Sar nel cuore dellaccampamento ribelle e avr gi appeso Aiace per le
palle, prima che un marinaio metta piede a terra.
Se fosse cos facile. Catone sorrise per un attimo. C un ultimo punto del piano da
organizzare. Una volta messe al sicuro le navi allancora, avr bisogno di tre dei tuoi uomini migliori.
Devono essere dei volontari, bada bene. Non ordiner a nessuno di venire con me.
Fulvio lo fiss. Volete andare dagli ostaggi, vero?
S, non ho scelta. Non lascer i miei amici alla merc di quel gladiatore.
Capisco, ma dovete sapere che avete pochissime chance di salvarli.
 una follia, ammise Catone. Ma ho gi fatto molte follie in precedenza e ho sempre visto il
sole sorgere di nuovo, il giorno dopo.
La fortuna non dura per sempre, signore.
Allora dovr mettere alla prova questa asserzione, centurione. O morire nel tentativo.
Andiamo ora, abbiamo molto lavoro da fare prima di stanotte.
Buone notizie, centurione!. Aiace sorrise mentre si accovacciava davanti a Macrone. Era
tardo pomeriggio e finalmente il sole iniziava a calare. Macrone e Giulia avevano avuto la loro razione
di cibo e acqua a mezzogiorno e ormai avevano le labbra spaccate. Il gladiatore si era portato una
borraccia e bevve un gran sorso prima di fare un lungo sospiro di esagerata soddisfazione. Ah, ne
avevo bisogno!  stata una lunga e calda giornata. Ma penso che siamo pronti ad accogliere i tuoi
nemici se tentano di attaccare il nostro accampamento.
Hai detto che ci sono notizie, disse Macrone. Diccele e vattene.
Va bene, allora. Non indovineresti mai in chi mi sono imbattuto quando sono andato a
presentare le mie richieste al campo romano.
Macrone si volt per guardare Aiace negli occhi. Sapeva che doveva essere Catone, ma non
voleva dare al gladiatore la soddisfazione di rispondere alla sua domanda. Che mi importa?
Oh!. Aiace si finse ferito. Non c bisogno di essere cos scontroso, Macrone. Dopo tutto si
tratta del tuo amico, il centurione Catone. O tribuno Catone, al momento. Proprio luomo giusto al
momento giusto.
Catone?, Giulia sollev la testa.
S, disse Aiace. Gli ho presentato un problema difficile da risolvere prima di domani
mattina.
Giulia si accigli. Che vuoi dire?
 semplice, Aiace li guard entrambi a lungo prima di continuare. Ho deciso di uccidere
uno di voi due allalba e ho chiesto al vostro amico Catone di scegliere chi debba essere la vittima.
Macrone diede un violento calcio alla sbarra davanti al gladiatore. La gabbia trem allimpatto
ma Aiace non indietreggi di un passo.
Porco bastardo!, grid Macrone con voce rotta.
Avanti centurione, sapevi che ti avrei fatto uccidere alla fine. In questo modo c una
possibilit che tu possa vivere ancora per un po. Se Catone scegliesse te. Altrimenti sapresti per chi
batte veramente il suo cuore prima di scongiurarmi di metter fine alla tua vita. In ogni modo, ho fatto s
che la sua sofferenza divenisse intollerabile. Immagino che n il buon tribuno, n tu e neppure la
ragazza riuscirete a dormire stanotte, eh?.
Macrone chiuse gli occhi, lottando contro la rabbia furibonda che infiammava ogni singolo
muscolo del suo corpo. Strinse forte i pugni. Limpeto di gridare contro Aiace era quasi irresistibile ma
sapeva che avrebbe ottenuto solo unaltra insopportabile risata beffarda, per cui tenne la bocca chiusa e
cerc di schiarirsi la mente.
Sar un peccato perdere uno di voi. Soprattutto tu, Giulia Sempronia. Eri proprio una bellezza
prima che ti rinchiudessi qui dentro. La fiss con lussuria e Giulia si copr il pi possibile con il
mantello. Una tale bellezza non pu essere sprecata. Credo che ti dar unultima possibilit di pulirti,
indossare abiti normali e godere della compagnia di un uomo prima di scoprire cosa ha in serbo per voi
Catone domattina.
Giulia lo fiss terrorizzata mentre parlava con voce tremante.
Cosa vuoi da me?
Soltanto usarti, come vengono usate le schiave dai loro padroni romani. Aiace le fece
locchiolino. Potresti anche imparare qualcosa. Vedremo. Si ferm, storcendo il naso con
unespressione di disgusto. Tuttavia ci vorranno alcune ore per renderti presentabile. Dovr ordinare
che vengano subito a lavarti, se voglio divertirmi con te stanotte senza dovermi tappare il naso.
Aiace si alz e indic Macrone. Ti consiglio di addormentarti prima possibile, Macrone. Non
vorrei che io e la signora ti tenessimo sveglio tutta la notte con i rumori della nostra passione.
Stavolta Macrone non riusc a contenere la rabbia. Si lasci sfuggire un grugnito animalesco e
poi spalanc gli occhi, fissando Aiace mentre ruggiva a denti stretti: Giuro su tutti gli di che se uscir
di qui ti strapper la lingua e gli occhi e ti far a pezzi a mani nude.
Non vedo lora!, rise Aiace. Gir intorno alla gabbia per avvicinarsi il pi possibile a
Macrone prima di scuotere le sbarre.
Ma non ci contare troppo, eh?.
Poi si incammin verso la sua tenda. Macrone fiss Giulia, che aveva gli occhi sbarrati dal
terrore.
Macrone, non permettergli di prendermi. Per favore.
Macrone scosse la testa. Non posso aiutarti.
Macrone, ti prego!. Cominci a piangere, con le labbra tremanti. Per favore, per favore!.
Macrone cerc di sopprimere le sue emozioni, anche se la consapevolezza che non cera nulla
che potesse fare per proteggerla lo faceva impazzire. Le suppliche di Giulia si interruppero
allimprovviso alla vista di una guardia che veniva verso di loro. La guardia apr la porta della gabbia.
Sguain la spada puntandola verso Macrone.
Resta laggi, tu!.
Con la mano libera prese Giulia per un braccio e la trascin fuori dalla gabbia, prima di
richiudere la porta con un calcio e rinfoderare la spada. Mentre richiudeva a chiave, Macrone si
avvent sulle sbarre e grid: Giulia, guardami! Guardami!.
Lei tremava come se lavessero picchiata, poi si volt, pazza di terrore mentre la guardia la
trascinava via.
Giulia!, continu Macrone urlando sempre pi forte. Se ne hai lopportunit, uccidilo!.
S, annu lei. S.
Poi la guardia la condusse verso la tenda di Aiace.
Macrone si riappoggi alle sbarre, pregando gli di di liberarlo da quella sofferenza, in un modo
o nellaltro.
...
.
...
CAPITOLO TRENTA.
...
.
...
Catone e i suoi uomini non raggiunsero la piccola insenatura allestremit della baia prima della
seconda ora della notte. Non cera luna e anche se un pastore locale li guidava era difficile seguire il
sentiero tortuoso che costeggiava il fianco delle colline e scendeva gi per il pendio verso la spiaggia.
Come tutti gli altri, Catone portava un fagotto con un pugnale e una spada legati insieme e fissati
saldamente a una bisaccia vuota. Bench tutti gli uomini che prestavano servizio nelle legioni fossero
obbligati a saper nuotare alla meno peggio, ben pochi avevano una buona familiarit con lacqua. Gli
ufficiali di Catone avevano trovato solo poco pi di cinquecento uomini in grado di nuotare per tutta la
lunghezza della baia. Quasi quattro chilometri. I tre uomini scelti da Fulvio marciavano subito dietro a
Catone, che seguiva il pastore. Si erano fatti avanti prontamente e Catone aveva fiducia che si
sarebbero comportati bene. Uno degli uomini selezionati da Fulvio era un optio ausiliario di Gortina,
che conosceva perfettamente la zona e aveva chiesto di unirsi alla colonna mentre marciava fuori dalla
citt.
Quando Catone se lera ritrovato davanti, laveva guardato a lungo da dietro il tavolo con
unespressione perplessa.
Attico.
S, signore, aveva annuito Attico.
Devo dire che  una sorpresa. Non mi sarei aspettato di trovarti in cima alla lista degli uomini
che vogliono salvare Macrone.
Niente mi darebbe maggior soddisfazione di vedere la sua faccia mentre gli salvo la vita,
signore.
Catone lo aveva fissato per un attimo prima di rispondere.  una strana vendetta.
Conoscete bene quelluomo. Lo far impazzire.
Catone aveva riso. Hai capito di che stoffa  fatto, Attico. Molto bene, allora. Ci vediamo
stasera. Congedato.
Gli altri soldati scelti per accompagnare Catone erano due legionari, Vulso e Musa, uomini
valenti con una buona carriera alle spalle che anelavano a una promozione. A Musa era stata affidata
una buccina, che trasportava nello stesso fagotto della spada.
La lunga fila di legionari imbocc il sentiero che discendeva il pendio e arriv sulla ruvida
sabbia della spiaggia. Catone pag il pastore e non appena il poveruomo prese in mano la borsa con i
cinquanta denari dargento  una piccola fortuna per una notte di lavoro  scapp via sparendo lungo
un altro sentiero. Mentre la colonna raggiungeva la spiaggia, un ufficiale fece la conta degli uomini e
diede ordine di prepararsi per lattacco. Il drappello avrebbe percorso il tratto a nuoto in due colonne:
gli uomini che dovevano prendere le navi spiaggiate si sarebbero tenuti pi vicini alla costa. Catone
aveva ordinato che ogni colonna si mantenesse sempre compatta, e ai capi squadra era stato affidato il
compito di controllare costantemente che nessuno si distanziasse troppo dal gruppo.
I soldati diretti alle navi spiaggiate sarebbero entrati in acqua a intervalli molto brevi, in modo
che la distanza che separava le diverse squadre fosse minima. La prima squadra si sarebbe diretta verso
la nave pi lontana: la speranza di Catone era che i vari drappelli salissero sulle rispettive imbarcazioni
pi o meno contemporaneamente. Con un po di fortuna sarebbero state tutte conquistate prima che i
ribelli si fossero resi conto del pericolo.
Catone avrebbe guidato laltra colonna direttamente verso le navi ancorate in mezzo alla baia.
Non cera bisogno che il suo gruppo fosse scaglionato. Dovevano restare tutti insieme, in modo da
attaccare le navi in maniera compatta.
Gi uomini scesero dalla collina e si tolsero calzari e tunica. Catone, a bassa voce, diede ordine
di entrare in acqua. Tutti gonfiarono la propria bisaccia di cuoio e poi, tenendola con un braccio
insieme al fagotto con le armi, si immersero, ciascuno con la propria squadra. Catone, che indossava
soltanto un perizoma, tremava per laria fredda della notte. Aveva deciso di nuotare quasi in testa alla
colonna e aveva fatto andare avanti due squadre prima di immergersi con i suoi due uomini. Non aveva
confessato agli altri ufficiali di essere un pessimo nuotatore. Se ne vergognava profondamente: bench
avesse fatto dei progressi rispetto al suo primo addestramento, era ancora molto lontano dagli standard
di un veterano capace come Macrone.
Cera una lieve marea e le onde si infrangevano con un sibilo sulla sabbia. Catone si fece
coraggio e corse verso la cresta dellonda. Lacqua lo colp al petto e lui colse lopportunit di tuffarsi,
immergendosi per un attimo prima di scuotere la testa e iniziare a battere i piedi verso la baia, con le
braccia distese davanti al corpo, appoggiate sulla bisaccia gonfiata.
Attico, disse Catone con voce stentorea, anche se non osava urlare. Vieni qui.
S, signore, rispose Attico, a poca distanza da Catone. Venite. Voi due!.
Catone continu a battere le gambe, dapprima in maniera vorticosa; poi, quando si fu abituato
alla temperatura dellacqua, si rese conto che doveva tenere unandatura costante se non voleva arrivare
alle navi troppo stanco per combattere. Era molto dura e dopo un po si volt e si stup di quanto fosse
vicina la scogliera. Pi avanti, sollevandosi per quanto poteva sopra le onde, scorse i fal dei ribelli, a
pi di tre chilometri di distanza. Sulla collina alla sua destra un lieve bagliore marcava il campo
romano. A quellora dovevano essere rimasti soltanto la fanteria ausiliaria e met della cavalleria. Il
resto della colonna era con Fulvio dietro le colline, pronto a mettersi in formazione sulla spiaggia, a
circa un chilometro e mezzo dalla palizzata dei ribelli che proteggeva le navi del grano. In mare aperto,
Balbo e le sue navi stavano avanzando cautamente, per poi gettare lancora in attesa dei tre fuochi che
dovevano essere accesi su una delle colline al di sopra della baia. Catone fece un respiro profondo e
scalci di nuovo, lanciando una rapida occhiata alle centinaia di uomini intorno a lui, che lottavano tra
le onde per raggiungere le navi dove li aspettava un combattimento disperato.
Giulia sedeva in silenzio mentre la vecchia le asciugava i capelli con una lunga pezza di stoffa,
sfregando vigorosamente le ciocche scure e spesse che le ricadevano sulle spalle nude. Da molto tempo
aveva smesso di opporre resistenza alla vecchia rugosa e al suo inseparabile compagno, una guardia
robusta. Dopo essere stata trascinata fuori dalla gabbia aveva cercato di lottare ma la guardia laveva
colpita e le aveva dato un calcio sui reni minacciandola di colpirla ancora se non avesse smesso di fare
resistenza. Non cera modo di scappare e per evitarsi ulteriori sofferenze Giulia si era arresa,
permettendo a quei due di toglierle i suoi stracci. La misero a sedere su uno sgabello di fianco a un
cavallo mentre la donna la puliva con parecchi secchi dacqua. La sporcizia era penetrata in profondit
nella sua pelle e il lavaggio fu lungo e doloroso.
Le urla e le proteste di Giulia non sortirono alcun effetto, per cui rimase seduta stringendo i
denti. Era strano vedere come la sporcizia sembrasse nascondere la sua nudit; ora che era stata lavata
cominci a vergognarsi delle lunghe occhiate della sentinella, in piedi a poca distanza. Quando la
donna ebbe finito di lavarla, la pelle riacquist il suo candore, con chiazze rosse nei punti in cui il
panno aveva sfregato pi forte. La vecchia pass a occuparsi dei lunghi capelli di Giulia, spingendole la
testa dentro una tinozza mentre le versava acqua sulla testa e poi massaggiava vigorosamente con le
dita, tirando le ciocche senza piet fino a strecciarle.
Mentre la donna le asciugava i capelli, Giulia si sforz di pensare a quello che le aveva detto
Macrone quando era stata trascinata fuori dalla gabbia. Cera la possibilit di trovare qualcosa che
potesse usare come arma nella tenda di Aiace. Un oggetto che poteva afferrare senza essere vista. Se ne
avesse avuto loccasione avrebbe cercato di ucciderlo, e quel pensiero la riemp di un brivido di
esaltazione. Sent il cuore batterle con nuova energia nel petto. Poi la donna tir via la pezza di stoffa e
piant un pettine tra i capelli di Giulia. Sent un dolore acuto che la fece gridare mentre la donna
strappava i nodi residui. Si volt istintivamente e diede uno schiaffo alla vecchia. Fa attenzione,
schiava.
Giulia si pent subito del suo scatto dira. Gli occhi della donna bruciavano di odio: chiuse le
mani in un artiglio mentre digrignava i denti.
Maledetta puttana! Come osi chiamarmi schiava!, sibil, e si avvent su Giulia facendola
cadere dallo sgabello. Continu a colpirla sul viso mentre Giulia, completamente nuda, cercava di
alzare le braccia per proteggersi. Ricevette una scarica di pugni sulle spalle e sulle braccia, la donna
anziana la colpiva con furia selvaggia.
Madre! Basta cos, grid la guardia, facendo qualche passo verso di loro. Prese la donna per
un polso e le diede uno strattone. Ho detto basta!.
Le vecchia sputava saliva mentre ringhiava: Lasciamela! La uccido!.
No, non lo farai! A meno che tu non voglia renderne conto al generale.
La donna fissava Giulia e le sferr un calcio allo stomaco. La guardia la trascin via
ruvidamente. Ho detto basta, madre.
Giulia rotol su un fianco con un rantolo e sent il manico lungo e sottile del pettine che le
premeva su un fianco. Lo afferr e se lo nascose sotto lascella.
Ma hai sentito cosa ha detto!, si lamentava la vecchia. Proprio come quella puttana di
Gortina. Hai visto le cicatrici che ho sulla schiena. Le hai viste. Cominci a singhiozzare e si lasci
cadere a terra, per cui la guardia dovette tirarla su, prendendola gentilmente in braccio.
 tutto a posto, madre.  finita. Shhh. Le pass una mano tra i capelli sottili e grigi.
Cos tutto questo fracasso?.
Giulia vide Aiace uscire di corsa dalla tenda e venire verso di loro. Era tetro in volto e fissava
severamente le tre persone intorno alla tinozza. Che succede? Alzati!, url a Giulia prima di girarsi
verso la vecchia e la guardia, che lo guardavano con un miscuglio di timore e venerazione. Be?
 stata lei, generale, spieg la guardia. Ha provocato mia madre, che lha attaccata. Ho
dovuto separarle.
Aiace li guard un attimo prima di passare a Giulia, che si stava alzando in piedi. La sua pelle
era immacolata e il gladiatore la fiss a lungo con uno sguardo voluttuoso.  la natura dei romani,
tirano fuori il peggio dalle persone. Non preoccuparti. Aiace si rivolse nuovamente alla vecchia: Se ti
ha offeso, ne pagher le conseguenza stanotte. Quando avr finito potrai fare di lei quello che vuoi. Ma
lasciala in vita, capito?.
La vecchia annu grata.
Aiace schiocc le dita. Allora finisci di lavarla e trovale qualcosa da indossare. Qualcosa di
raffinato e romano. Voglio divertirmi a sporcarla. Si avvicin a Giulia, indugiando di fronte a lei per
toccarle il mento. Le sfior il seno e Aiace sent un impeto di lussuria mentre le sollevava il volto.
Giulia incroci il suo sguardo con espressione fiera.
Aiace sorrise crudele: Oh, non sarai pi cos altezzosa stanotte. Te lo prometto. Mi implorerai
di avere piet.
Preferirei morire.
Ne sono sicuro, ma non sfuggirai alla punizione cos facilmente.
Punizione?. Giulia aggrott le sopracciglia. Cosa ho mai fatto per meritare tutto questo?.
Aiace ritrasse la mano e arretr di un pass. Sei nata romana. Si volt verso gli altri.
Preparatela in fretta. Una volta vestita e profumata portatemela senza indugi.
S, generale. La guardia chin il capo.
Mentre Aiace si incamminava a grandi passi verso la sua tenda, la vecchietta ridacchi
avvicinandosi a Giulia con un ghigno raggelante. Le cicatrici che ho sulla schiena non sono nulla in
confronto a quelle che lui lascer su di te.
Dopo due ore nellacqua, Catone aveva cominciato a tremare. Da quanto poteva stimare, aveva
coperto due chilometri. Stava dubitando della saggezza del suo piano. Intorno a lui vedeva le sagome
scure dei soldati e degli otri gonfiati che scivolavano sullacqua. Di tanto in tanto i capi delle squadre
chiamavano i loro uomini e si assicuravano che fossero tutti vicini. Loptio Attico e gli altri nuotavano
vicino al loro comandante. Non cera modo di sapere come se la stesse cavando il gruppo diretto verso
le navi spiaggiate: Catone poteva soltanto sperare che raggiungessero il loro obiettivo allincirca nella
stesso momento in cui lui e i suoi uomini avrebbero abbordato le navi allancora. Mancava meno di
unora. Catone batteva i piedi e continuava ad avanzare cercando di ignorare il freddo che gli
intorpidiva le membra.
Pi avanti, i fal dellaccampamento ribelle diventavano sempre pi distinti e riusciva a
scorgere le sagome dei singoli schiavi alla luce delle fiamme. Una massa scura proprio di fronte a lui
copr la luce dei fuochi e Catone realizz che si stava avvicinando alle navi del grano. Si ferm e alz
un braccio. A me! A me!.
Lacqua si agit intorno a lui, mentre gli uomini si passavano la parola e cominciavano a
radunarsi sulle onde calme. Una volta cessato lo sciabordio dei nuotatori, Catone not con
soddisfazione che non mancava nessuno. A quel punto grid ancora, pi forte: Andiamo!.
Gli uomini ripresero a battere i piedi distribuendosi a ventaglio mentre si avvicinavano alle
navi. Nuotavano in silenzio verso il loro obiettivo con cruda determinazione. Catone si diresse proprio
in mezzo alle navi ancorate, che gradualmente gli oscurarono la vista dellaccampamento dei ribelli.
Sentiva lo sciabordio delle onde contro gli scafi e persino alcune voci che di tanto in tanto coprivano il
rumore del mare. Diminu la velocit, facendo bene attenzione a non increspare la superficie
dellacqua. Davanti a s vide una linea scura e realizz che era incappato nella cima di unancora. Si
diresse verso il cavo e lo afferr, e la sua solidit lo rinfranc. Si fece scivolare la cinghia con cui aveva
assicurato lotre e il fagotto con le armi sulle spalle e cominci ad arrampicarsi sulla cima dellancora,
verso la prua della nave.
Quando usc dallacqua rabbrivid per la brezza notturna, ma la concentrazione e lo sforzo di
avanzare gli fecero ignorare il freddo. Si scald arrampicandosi sul cavo e scrollandosi di dosso lacqua
mentre si muoveva lentamente verso la cubia, il foro nel duro legname della nave del grano attraverso il
quale passava lancora quando veniva calata in mare. Pi si arrampicava, pi cominciava a oscillare e
doveva tendere ogni muscolo per mantenersi in equilibrio sulla corda. Alla fine raggiunse lo scafo, e si
tenne con una mano mentre con laltra cercava a tentoni la superficie consunta del bordo e la afferrava.
I muscoli della spalla protestarono dolorosamente quando si tir su. Non si vedeva nessuno a prua.
Oltre il ponte anteriore cera una scaletta che portava al ponte principale, dove un solido boccaporto
conduceva gi nella stiva. A poppa il ponte si alzava nuovamente verso la piattaforma del timone.
Cerano diversi uomini supini o seduti sul ponte principale, mentre uno era in piedi vicino al timone,
con la lancia in pugno. Lodore di pece riempiva laria e Catone vide un debole chiarore a poppa dove
una lucerna bruciava dietro un piccolo paravento di cuoio. La minaccia di Aiace di bruciare le navi era
un pericolo reale.
Catone si spinse con i piedi sulla cima per scavalcare il bordo della nave, muovendosi con
cautela per non atterrare sul ponte con un tonfo. Atterr, invece, sopra un uomo che stava dormendo sul
ponte laterale dellimbarcazione. Ci fu un lamento sordo mentre Catone puntava le ginocchia sul petto
del ribelle che rantolava, svegliato da quelluomo bagnato e quasi nudo che gli era piombato addosso.
Catone sferr un pugno sul volto del ribelle, facendogli sbattere la testa contro il ponte con un tonfo
attutito. Lo colp ancora e ancora finch non fu certo che luomo avesse perso i sensi.
Catone si accovacci, tremando per il freddo e lo sforzo. Si prese un momento per sfregarsi
vigorosamente nel tentativo di scaldarsi un po. Poi sleg il pezzo di stoffa in cui aveva sistemato le
armi, maledicendo sottovoce le sue dita che cercavano goffamente di sciogliere i nodi. Quando ci fu
riuscito, si sent rassicurato dal contatto con la lama della spada. Si allacci il cinturone e poi si alz
con cautela per aiutare luomo che stava salendo. Era Attico, e poco dopo anche lui era sul ponte
anteriore, armato e pronto. Altri uomini risalirono per il cavo dellancora e li raggiunsero, mente Attico
sfoderava il pugnale e tagliava la gola del ribelle.
Non appena Attico, Vulso, Musa e altri tre uomini furono a bordo con le armi in pugno, Catone
si accucci davanti a loro. Tutti pronti? Quando do lordine ci dirigiamo verso il ponte principale. Fate
presto e non abbiate piet. Voglio prendere la nave senza che i nemici riescano a dare lallarme. Attico,
tu prendi Vulso e Musa e vai al portello laterale. Io condurr gli altri. Guard le sagome scure dei suoi
uomini, che stavano quasi tutti tremando per il freddo e per la terribile euforia degli attimi di quiete
prima dellinizio della battaglia. Catone afferr la spada e si diresse a poppa. Andiamo.
Si tenne basso, muovendosi accucciato lungo il fianco della nave, dove sperava che le ombre lo
nascondessero abbastanza a lungo da piombare sui ribelli a sorpresa. Alla fine del ponte anteriore tre
gradini scendevano sulla lunga distesa del ponte principale. Tre ribelli sedevano sul bordo del
boccaporto, parlottando piano e passandosi del vino. Catone ne vide uno che alzava lotre e ingollava
parecchie sorsate. Mentre si avvicinava a loro aument gradualmente landatura fino a piombargli
addosso fendendo la spada. Colp il primo uomo, tagliandogli la testa, prima ancora che il ribelle
potesse voltarsi verso il rumore improvviso di passi. Il secondo uomo ebbe appena il tempo di vederlo
prima che lo colpisse alla mascella gettandolo dallaltro lato del boccaporto, dentro la stiva. Il terzo
uomo abbass lotre ed emise un sussulto strozzato mentre Catone lo colpiva con la spada, tagliandogli
la mano che reggeva il vino e infilzandogli il collo. Ricadde senza vita sul ponte, mentre le sagome
scure dei legionari romani continuavano a colpire facendo a pezzi il resto dei ribelli.
La sentinella con la lancia guardava oltre il parapetto di poppa, ma si volt sentendo il tumulto
della battaglia. Catone balz sul ponte di poppa prima che luomo potesse reagire e corse verso di lui. Il
ribelle non riusc neppure ad abbassare la lancia: Catone sguain la spada un istante prima di avventarsi
su di lui, sbattendolo contro lalbero di poppa. Senza fiato, luomo riusc soltanto a emettere un rantolo
prima che Catone lo infilzasse con la spada. Dopo una breve lotta il nemico si pieg in due e lasci la
lancia, che cadde sul ponte con un rumore metallico. Respirando affannosamente, Catone liber la
spada e si volt a vedere che cosa aveva combinato il resto della squadra. Poi and a prendere la
lucerna e la spense rapidamente.
La prossima nave, ordin a bassa voce, indicando il punto in cui unaltra imbarcazione si
stagliava nelloscurit. Attravers il ponte principale e si affacci con cautela oltre il bordo. Cerano
due cime che legavano un vascello allaltro e Catone le indic. Entriamo.
I suoi uomini tirarono la corda puntando i piedi sulla fiancata della nave. Lentamente la distanza
tra le due navi si accorci e gli scafi si scontrarono con un urto leggero. Subito Catone si arrampic
sullaltro ponte, seguito da Attico e gli altri. Sent delle grida dalle altre navi e il rumore della armi che
cozzavano. Una voce risuon, lanciando lallarme, e Catone si rese conto che lelemento sorpresa era
svanito. Si riemp i polmoni daria e si port la mano alla bocca per urlare: Avanti Ventiduesima!.
Musa ripet il grido di guerra che fu riecheggiato da altre voci nelloscurit. Catone disse ad
Attico: Ripulisci questa nave.
S, signore.
Musa? Dove sei?.
Una figura gli si avvicin. Signore?
Hai una buccina?
S, signore. Il legionario sollev il corno ricurvo di ottone.
Allora suonala. Pi forte che puoi.
Musa cerc a tastoni il bocchino, si riemp i polmoni e soffi con quanto fiato aveva in petto. La
prima nota usc piatta e goffa e mentre Catone imprecava, Musa sput e prov nuovamente. Stavolta ci
fu uno squillo acuto e penetrante che fendette la notte. Musa suon tre note brevi, si ferm e poi ripet
il segnale.
Continua a suonare!. Catone gli diede una pacca sulla schiena e and a raggiungere Attico e
gli altri. Mentre attraversava il ponte principale, inciamp in un corpo e scorse diverse figure che
combattevano vicino al boccaporto. Corse da quella parte, aguzzando la vista per distinguere i nemici.
Fortunatamente i legionari erano tutti in perizoma mentre gli schiavi indossavano tuniche e mantelli.
Catone con la coda dellocchio vide un uomo che si avvicinava e si volt di scatto: un ribelle sbuc da
una piccola cabina sotto il ponte di poppa, con una falcata in mano. Si accovacci e men un fendente
con la spada colpendo luomo al mento. Con un grido dagonia cadde allindietro nella cabina. Catone
rimase accucciato, guardandosi intorno per controllare che non ci fossero altri nemici. Il cuore gli
batteva forte nel petto e il freddo e la tensione lo facevano tremare. Musa suonava ancora la buccina e
nelle pause tra le note ripetute Catone colse leco di un debole squillo in risposta. Voleva dire che
laltro gruppo aveva cominciato a catturare le navi spiaggiate. Alcuni attimi pi tardi, su una delle
colline che si affacciavano sulla baia, una serie di fuochi si alzarono nella notte, ardendo finch il
segnale non fu trasmesso alle navi da guerra che attendevano in mare aperto.
Catone indietreggi verso il fianco della nave ed esamin rapidamente la situazione. Tutto
intorno a lui sentiva i rumori di feroci combattimenti sui ponti delle navi del grano, ancorate e legate
insieme. I legionari urlavano, in parte per incoraggiarsi a vicenda ma soprattutto per terrorizzare
ulteriormente il nemico. Dalla spiaggia si sentivano gli squilli di altri corni e il frastuono lontano di
Fulvio e dei suoi uomini che attaccavano la palizzata dei ribelli. Catone sbuff. Finora tutto stava
andando secondo i piani. Ora dovevano solo cogliere loccasione senza esitazioni, prima che Aiace e
suoi uomini potessero organizzare qualsiasi resistenza allattacco a sorpresa.
...
.
...
CAPITOLO TRENTUNO.
...
.
...
Cos stato?. Aiace si sollev dalla stuoia, insospettito dal rumore.
Una delle sue guardie del corpo era in piedi davanti a lui, e teneva saldamente Giulia per un
braccio, in attesa. Le avevano trovato una lunga stola di lino, tinta di un blu vivace, e Aiace si era
soffermato ad ammirarla senza alzarsi dalla stuoia. Era una vera bellezza, aveva pensato tra s e s,
mentre sorseggiava una coppa di vino allungato con acqua. Esaminando il suo corpo era stato vinto
dalla lussuria e aveva cominciato a fantasticare su tutti i piaceri che poteva prendersi con lei,
infliggendole tutto il dolore possibile, quando le deboli note di un corno dottone erano risuonate in
lontananza. Poi altri squilli. Tre note acute e una pausa.
Aiace si mise subito in piedi e scost la tenda. Usc fuori nella notte, per poi fermarsi a
osservare la baia. Alla luce delle torce e dei fal lungo la palizzata, vide uomini combattere per
avanzare a prendere la ridotta, lampi di luce rossastra guizzavano quando le lame delle spade
riflettevano le fiamme. Le note risuonarono ancora, vicine, troppo vicine, e Aiace rimase incerto per un
momento prima di rendersi conto che provenivano dalla baia, dove si trovavano le navi allancora.
Rientr nella tenda e punt il dito contro la donna.
Tienila qui! Non toglierle gli occhi di dosso. Se scappa o le viene fatto del male ne risponderai
con la tua vita!.
Afferrando il cinturone, se lo allacci mentre correva verso i cavalli. Intorno a lui gli uomini
della sua guardia del corpo si stavano precipitando fuori dalle tende e dai ripari per andare a vedere che
cosa stesse succedendo nella baia.
Non restate impalati qui!, grid Aiace. Siamo stati attaccati! Prendete le armi e andate alla
palizzata! Muovetevi!.
Prese il pi vicino dei cavalli tenuti sellati e pronti alluso a ogni ora del giorno e della notte e
balz in groppa. Spron lanimale e si diresse a tutta velocit lungo il sentiero, verso il corpo principale
dellaccampamento ribelle. Mentre oltrepassava la gabbia dovera seduto il centurione Macrone sent il
romano che gridava di gioia, ma non cera tempo di fermarsi a chiudergli la bocca. Aiace si ripromise
di farlo appena avesse avuto un momento libero. Sarebbe stato un peccato uccidere il centurione
Macrone troppo rapidamente, ma doveva morire in ogni caso, per onorare la memoria di suo padre.
Tutto intorno gli uomini si levavano in piedi al bagliore dei fal, fissando confusi i combattimenti in
lontananza. Aiace grid di prendere le armi e prepararsi alla battaglia prima che i romani riuscissero a
conquistare le navi del grano.
Mentre galoppava attraverso il campo, con continui scarti per evitare gli uomini che
impiegavano troppo tempo a levarsi di mezzo, Aiace sent una morsa alla bocca dello stomaco. Aveva
sottostimato il suo nemico. Era certo che la minaccia di distruggere le navi del grano, vitali per la
sopravvivenza di Roma, avrebbe prevenuto qualsiasi tentativo di attacco. Le navi erano state
accuratamente preparate dai suoi uomini, con materiale infiammabile piazzato nelle stive e cosparso di
olio e pece, pronto a prendere fuoco al primo segno di avvicinamento delle imbarcazioni da guerra
romane. Doverano i fuochi, allora? Aiace tir le redini del cavallo dopo aver raggiunto una piccola
altura e aguzz la vista cercando di capire cosa stesse succedendo nella baia. Vedeva una delle navi
spiaggiate, alla luce di un braciere che ardeva sulla spiaggia. Alcuni uomini erano radunati a prua, e
ricadevano nellacqua bassa nel tentativo di arrampicarsi a bordo, altri combattevano con coloro che
difendevano la nave. Allora cap quello che era successo. I romani avevano preso le navi... Ma poi
unimprovvisa lingua di fuoco si alz pi oltre sulla spiaggia, incendiando il ponte e lalbero maestro di
una nave. Il fuoco divamp subito e altre fiamme illuminarono la notte, accompagnate dai guizzi
infuocati del sartiame che cominciava a bruciare. In mezzo alla baia intravide un altro incendio. Allora
non tutte le navi erano state catturate. Poteva esserci una possibilit di sconfiggere lattacco e
riconquistare le navi, o almeno bruciarle tutte per non farle cadere nelle mani dei suoi odiati nemici.
Molte delle sue guardie del corpo lo raggiunsero e Aiace alz un braccio al cielo e ordin la
carica verso la spiaggia: Seguitemi!.
Mentre galoppavano attraverso laccampamento, continu a chiamare i suoi seguaci alle armi,
ordinando loro di riversarsi sulla spiaggia. Allo stesso tempo era furioso con se stesso. Come avevano
fatto i romani a penetrare cos in profondit nelle sue difese? Come erano riusciti a salire sulle navi del
grano senza essere visti? Aveva preso ogni precauzione. Cerano uomini a guardia degli approdi da
terra e dal mare aperto. Impossibile non avvistare cos tanti nemici. Non potevano neppur aver
utilizzato delle barche: qualsiasi imbarcazione sarebbe stata avvistata persino in quella notte senza luna.
Dovevano essere arrivati a nuoto dallestremit pi lontana della baia, nascosti dalloscurit. Non cera
altro modo, concluse, furioso con se stesso. Non riusc a soffocare un breve moto di ammirazione per il
suo nemico, poi i cavalli arrivarono sulla spiaggia.
Un grosso distaccamento di suoi uomini era radunato al limitare dellaccampamento. Aiace si
arrest e si volt verso i cavalieri che lavevano seguito: Kharim! Sei con me?
S, generale!. Kharim fece avanzare il cavallo. Era nudo, a eccezione del perizoma e del
cinturone con la spada.
Resta qui! Disponi gli uomini in formazione. Devi tenere questa parte del campo. Se ti mando
a chiamare, vieni immediatamente, capito?.
Kharim chin la testa: S, generale.
Aiace prosegu attraversando i cancelli alla fine della palizzata. Si trovavano allinterno del
perimetro dellaccampamento principale ed erano aperti. Davanti a lui cera una totale confusione.
Soltanto una della navi spiaggiate era stata incendiata e ora era totalmente avvolta dalle fiamme. Il
crepitio del legno che ardeva e le scintille che vorticavano verso il cielo riempivano laria. Lintensit
di quel bagliore illuminava la spiaggia e tutto il tratto di mare circostante. Il tumulto della battaglia
proveniva dallestremit opposta della spiaggia, ma per tutta la lunghezza del litorale vedeva i suoi
uomini radunati intorno alle prue delle navi spiaggiate: cercavano di salire a bordo e catturare i romani,
che erano nudi fino alla vita e li respingevano disperatamente usando le spade, le lance e persino i remi.
I nemici sulle navi non costituivano un vero pericolo. La vera minaccia era il grosso
dellesercito che stava accorrendo in loro aiuto. Se fossero stati respinti, si potevano riprendere le navi
in seguito. Sguain la spada e riprese a cavalcare gridando agli uomini sulla spiaggia: Seguitemi!
Seguitemi!.
Radun sempre pi uomini mentre si faceva strada verso il cuore della battaglia. I romani
avevano gi scavalcato la ridotta e si riversavano in avanti, con gli scudi oblunghi che schiacciavano gli
avversari, peggio armati. Poi i legionari finivano i ribelli con colpi di spada. Aiace sapeva che i suoi
uomini non erano in grado di fronteggiare i legionari, ma se fosse riuscito ad ammassare una forza
sufficiente a frenare lassalto cera una possibilit che la pura superiorit numerica riuscisse a
ricacciarli oltre la palizzata. Ma prima doveva chiamare i suoi a raccolta, spronarli.
Guardie del corpo! A me!, grid Aiace coprendo il frastuono delle armi che si scontravano, il
clangore dei colpi sugli scudi e le grida dei feriti. I cavalieri che lavevano seguito frenarono i loro
animali esausti e sfoderarono le armi. Aiace vide che erano trenta o quaranta. Abbastanza numerosi per
cambiare le sorti dello scontro. Si volt verso il nemico a cinquanta passi dalla spiaggia, e si fece strada
tra le fila dei ribelli che cominciavano ad arretrare.
Carica!. Aiace punt la spada in avanti e spron il cavallo. La bestia nitr, arretr un attimo e
poi sfrecci in avanti, a testa bassa, calpestando la sabbia ruvida mentre galoppava verso il nemico.
I ribelli davanti a lui sentirono i cavalieri che si avvicinavano e fecero del loro meglio per
togliersi dalla traiettoria, ma molti vennero travolti e calpestati. Aiace not che i romani non erano in
formazione, ma si erano sparsi allinseguimento. Alla testa delle sue guardie del corpo, si avvent su di
loro. I legionari erano bene armati, come tutti gli avversari che aveva fronteggiato nellarena, e Aiace
era pronto a conficcare la spada in qualsiasi punto lasciato scoperto dalle loro armature: braccia, teste o
gole, non faceva differenza. Due romani si trovavano proprio davanti a lui e caddero a terra quando il
suo cavallo colp i loro scudi. Chinandosi a destra, il gladiatore colp al collo uno dei legionari. La lama
non colp in profondit, penetr nella carne soltanto di qualche centimetro, ma la ferita sarebbe stata
comunque mortale. Poi Aiace continu a cavalcare a testa bassa, dirigendosi verso il centurione che
cercava di radunare la sua unit. Allultimo momento luomo si volt e i suoi occhi si spalancarono,
illuminati dal bagliore della nave che stava bruciando alle spalle del gladiatore. Era troppo tardi per
reagire e la punta della spada di Aiace gli si conficc nellocchio infilzandogli il cranio e spappolando
il cervello. Tir via la lama e fece voltare nuovamente il cavallo.
Guardandosi intorno, Aiace vide che la sua carica aveva frenato lattacco romano. Diversi
legionari erano a terra, alcuni erano arretrati radunandosi in piccoli gruppi, mentre altri ancora si
stavano ritirando sulla spiaggia. A meno di cento passi di distanza la seconda formazione romana stava
avanzando verso i ribelli, un solido muro di scudi con gli stendardi alzati dietro i ranghi anteriori.
Venne gridato un ordine e i legionari cominciarono a colpire con le spade il bordo degli scudi,
producendo un rumore metallico che innervosiva il cavallo di Aiace.
Calmo, calmo. Diede una pacca sul fianco del cavallo e si rese conto che la sua guardia del
corpo era lunico gruppo rimasto compatto sulla spiaggia. Tutti gli altri si stavano ritirando. Con un
gemito di frustrazione, Aiace cap che la battaglia sulla spiaggia era persa. Era ancora possibile, forse,
far intervenire gli uomini di Kharim che avevano le armi saccheggiate ai romani uccisi. Avrebbero
potuto fermare i legionari abbastanza a lungo da permettere al resto dellesercito di riallinearsi, per poi
abbattersi sugli odiati romani.
Indietro!, ordin Aiace. Al campo!.
I cavalieri si voltarono e tornarono sui loro passi, coprendo la ritirata degli uomini a piedi che
erano fuggiti prima di loro. Quando superarono le navi, i romani a bordo li guardarono in silenzio,
troppo stanchi per rallegrarsi della loro ritirata. Ma non appena scorsero i loro compagni che
avanzavano sulla spiaggia si lev un grido di gioia, che si propag da una nave allaltra. Quando Aiace
lo sent il suo volto si contrasse in una smorfia amara di frustrazione.
Tornato allaccampamento vide Kharim a cavallo che lo guardava con intensa preoccupazione.
Kharim lo chiam con un gesto e spron il cavallo verso di lui.
Generale! Le sentinelle ci hanno detto che altre truppe romane stanno partendo dal loro
accampamento. Indic verso il pendio. Pi di mille uomini, fiancheggiati dalla cavalleria.
Aiace lo fiss, poi guard il nemico che marciava sulla spiaggia. Intorno a lui i ribelli correvano
qua e l, spaventati. Fece un gran respiro e rugg: Formate i ranghi! Formate i ranghi e mantenete i
vostri posti! Possiamo ancora vincere! Possiamo batterli! Lo abbiamo fatto in precedenza e lo faremo
adesso! Rimanete fermi!.
Le sue grida furono interrotte da nuovi squilli di corno sulla spiaggia, a cui risposero altri
richiami dalle colline, e il fragore delle spade e degli scudi cominci ad aumentare fino a diventare
assordante. I ribelli arretrarono e quelli che si trovavano oltre il cancello iniziarono a disperdersi,
scappando via dalle forze romane che stavano convergendo.
Restate al vostro posto!, grid ancora Aiace, ma era troppo tardi. La paura si impossess dei
ribelli avvolgendoli come un manto e una marea di uomini fluirono nella notte, indietreggiando
attraverso il campo, scappando per salvarsi la vita. Aiace li vedeva andarsene con il cuore pietrificato
nel petto. Sent allimprovviso un terribile peso logorante sulle spalle e si volt a fronteggiare i romani
che stavano arrivando.
Generale!, gli grid Kharim. Che facciamo?
Fare?. Aiace scosse la testa.  tutto perso. Non c niente che possiamo fare, a parte morire
con la spada in pugno.
No!. Kharim fece avvicinare il suo cavallo a quello di Aiace e gli strinse il braccio.
Generale, tu sei vivo e finch rimani in vita puoi continuare a combattere i romani. Se muori adesso
allora i nostri sforzi non sono valsi a nulla. Se invece sopravvivi la rivolta non  finita.
Aiace si volt a guardarlo con espressione desolata. Cosa posso sperare di ottenere, adesso,
amico mio?.
Kharim riflett rapidamente. Abbiamo degli ostaggi. Possiamo sempre fare un accordo se
scappiamo con loro. Ci sono delle barche da pesca in una piccola insenatura non lontano dalla tua
tenda.
Per un attimo Aiace non desider altro che una morte rapida. Ma poi le parole di Kharim si
aprirono un varco nel suo cuore. Il parto aveva ragione: la rivolta non sarebbe mai finita finch cerano
uomini che ne mantenevano vivo lo spirito nei cuori degli schiavi dellimpero. Doveva fuggire e
portare gli ostaggi con s.
Molto bene, annu al suo compagno. Andiamo. Vieni!.
Volt il cavallo e fece un cenno alle sue guardie del corpo, poi cominci a cavalcare
attraversando laccampamento per raggiungere la sua tenda sulla penisola. Da tutte le parti i ribelli
stavano radunando le loro famiglie e il bottino saccheggiato per scappare dai romani. Aiace fu
sopraffatto dal dolore. La trappola si era chiusa. Non ci sarebbe stata alcuna fuga per loro, soltanto la
morte o il ritorno alla schiavit.
Tre delle navi erano state date alle fiamme mentre Catone e i suoi uomini ripulivano i ponti dei
vascelli allancora. Soltanto due dei gruppi ribelli incaricati di dare fuoco alle navi erano riusciti a farlo
prima di prendere le scialuppe e tornare alla spiaggia. Il fuoco si era esteso a una terza nave e ora
minacciava il resto delle imbarcazioni ancorate nella baia.
Attico!, Catone chiam loptio. Prendi venti uomini. Dobbiamo tagliar fuori quelle navi
prima che il fuoco si estenda.
Catone si volt e insieme a Vulso e Musa si fece strada tra le imbarcazioni per raggiungere la
nave pi vicina a quelle che stavano bruciando. Il calore delle fiamme che salivano dalla stiva della
nave lo invest con una vampata pungente. Alz un braccio per proteggersi il volto e si guard intorno.
Due cime legavano la nave a quella che stava bruciando.
Catone si accovacci cercando riparo dietro la fiancata della nave e url i suoi ordini: Voi due
prendete la cima di poppa. Io andr avanti.
Rimanendo accucciato, avanz carponi verso lapertura della cubia vicino alla prua ed estrasse
il pugnale. Il cavo era fatto di canapa grezza ed era spesso quanto il polso di un uomo. Cominci a
tagliarlo furiosamente. Il ponte intorno a lui era illuminato dalla fiamme e laria rovente trasportava il
rombo del fuoco e il crepitio del legno che esplodeva per linfernale calore generato dalle vampe.
Scintille e frammenti di sartiame in fiamme vorticavano nellaria e Catone trasal quando venne colpito
da un tizzone sulla schiena. Se lo scroll di dosso e continu a tagliare la corda, sperando di riuscire a
finire il lavoro prima che il fuoco divampasse su altre navi. Uno dei fili del cavo si spezz e subito tese
ancora di pi quelli residui, facilitando il lavoro di Catone. Digrignando i denti, il tribuno si sforz fino
allo spasimo, riversando tutta la sua forza sulla punta del pugnale che penetrava nel cavo. Un altro filo
si ruppe e ne rimase soltanto uno, sottile e duro come un osso.
Avanti, bastardo!, borbott Catone. Spezzati.
Con un suono sordo il pugnale recise lultimo filo e lestremit della cima svan dentro il buco.
Catone si alz in piedi nellaria bollente e attese che la nave in fiamme si allontanasse alla deriva.
Guardando a poppa vide che Vulso e Musa correvano verso di lui.
La corda  stata tagliata, signore, grid Vulso. Ma la nave non si muove.
Catone annu. Vedo. Dobbiamo spingerla via. Indic uno dei remi che cadevano inerti in
acqua dalla fiancata della nave. Possiamo usare quello. Andiamo!.
Sciolsero in fretta i semplici nodi che legavano il lungo remo e poi spinsero la punta oltre il
parapetto, contro la fiancata dellaltro vascello.
Catone strinse saldamente il remo e punt i piedi. Bene, uomini, spingete!.
Tutti e tre spinsero il lungo remo con tutta la loro forza. Pian piano Catone sent che laltra nave
cominciava a muoversi e fece un passo in avanti gridando: Si sta allontanando! Continuate!.
Tizzoni ardenti cadevano sul ponte intorno a loro, ma non potevano farci niente finch la nave
in fiamme non fosse stata spinta a una distanza sicura. Continuarono a fare forza con il remo contro la
fiancata, con i polmoni che scoppiavano e i muscoli tesi allo spasimo, madidi di sudore. Catone guard
in alto e vide che la distanza tra le navi era aumentata di dieci passi. Linerzia era ora dalla loro parte, e
si avvicinarono ancora di pi al parapetto della fiancata. Raggiunto il bordo continuarono a spingere
trascinando avanti lasta del remo finch laltra nave non scivol lontano. Tirarono a bordo il remo e lo
fecero cadere sul ponte. La corrente aveva iniziato ad allontanare la nave, che ora andava alla deriva
trascinata lentamente dalla marea. Catone annu soddisfatto prima di voltarsi a esaminare il ponte.
Cerano tizzoni ardenti sparsi su tutto il ponte anteriore ma fortunatamente non ce nera nessuno nei
pressi della stiva, dove i ribelli avevano sistemato il materiale infiammabile, pronti a dar fuoco alla
nave.
Spegnete quei fuochi!, ordin Catone, afferrando un pezzo di tela da una cassa davanti
allalbero maestro. Cera un secchio pieno dacqua lasciato l dalla ciurma e vi immerse la tela prima di
dirigersi verso un pezzo di corda annerita ancora accesa in alcuni tratti. Soppresse le fiamme e prosegu
mentre gli altri facevano altrettanto. Presto anche lultimo focolaio venne spento, e rimasero in piedi
ansimanti mentre guardavano il relitto in fiamme che si allontanava alla deriva. Catone afferr una
sartia e si arrampic sulla balaustra laterale. Da l vide che Attico e gli altri erano riusciti a tagliare i
cavi che assicuravano le altre due navi e le stavano allontanando. Persino da quella distanza sentiva il
calore rovente e fiss per un attimo lo spettacolo delle fiamme brillanti che trasformavano il mare in un
caotico luccichio di riflessi di fuoco.
Voltandosi a guardare la spiaggia, Catone scorse i legionari che avanzavano oltre la nave
bruciata. Con enorme gioia si accorse che avevano gi conquistato lintera area della palizzata. Pi in
l, migliaia di figure correvano in ogni direzione, illuminate dal bagliore dei fal. Sembrava che
lattacco stesse avendo successo come aveva sperato. Presi alla sprovvista, i ribelli non avevano retto e
scappavano per salvarsi la vita. Certo, i romani avevano perso quattro navi del grano, ma era una cosa
accettabile, considerando che lintera flotta aveva rischiato la distruzione.
Signore!, lo chiam Vulso, indicando un punto allimboccatura della baia. Catone si volt per
guardare in quella direzione. Attraverso il sartiame delle navi vide le sagome scure di altre
imbarcazioni e il lieve rumore ritmato delle pale dei remi. Sent che la tensione che aveva irrigidito il
suo corpo si scioglieva alla vista della navi da guerra romane e richiam Vulso.
Sono i nostri!  il navarca Balbo con la sua flotta.
Vulso emise un grido di gioia, poi pass la voce dellarrivo della marina. Altri uomini si
unirono alle urla di trionfo mentre Catone chiamava a raccolta Attico, Vulso e Musa e attraversava di
corsa i ponti per raggiungere la prima e pi grande delle navi da guerra. Lariete rivestito di bronzo a
prua puntava dritto la fiancata della nave su cui si trovava Catone, e per un attimo temette che la nave
da guerra avrebbe sfondato lo scafo. Poi ud un ordine e i remi a babordo caddero in acqua e rimasero
fermi, mentre quelli a dritta continuavano a mulinare facendo ruotare la nave.
Tribuno Catone?, grid una voce. C il tribuno l?
Sono qui!. Catone si sbracci. Quaggi!.
Grazie agli di!. Riconobbe la voce di Balbo e il navarca continu: Le navi sono state
conquistate?
Tutte tranne le tre incendiate. Potrebbero ancora esserci dei ribelli a bordo di alcune navi.
Manda qua i tuoi marinai.
S, signore. Ma dite ai vostri uomini di tenersi pronti ad afferrare gli ormeggi.
Uno dopo laltro i vascelli da guerra affiancarono le navi del grano e i marinai gettarono le cime
ai legionari per legarle alle gallocce. Poi le navi furono ancorate fianco a fianco. Non appena le
passerelle furono abbassate, i marinai salirono sulle navi del grano e presero in carico i prigionieri,
cominciando a dare la caccia ai ribelli residui. Balbo fu uno dei primi ad attraversare la rampa dalla sua
ammiraglia e si diresse di corsa da Catone.
 bello rivedervi, signore.
Catone non riusc a trattenersi e lo fulmin con un sorrisetto di derisione. Sembra quasi che ne
avessi dubitato.
Balbo alz le spalle. Sono lieto di essermi sbagliato. Tuttavia, quando abbiamo visto i fuochi
ho temuto il peggio. Quante navi abbiamo perso?
Quattro  tre qui e una sulla spiaggia.
Soltanto quattro?. Balbo era sollevato. Splendido. Noi abbiamo avuto solo un piccolo
problema. Una delle liburne si  incagliata nei pressi della penisola. Non male per unoperazione
notturna cos vicina alla costa. Si gonfi dorgoglio per la sua impresa.
Catone diede unocchiata alla spiaggia. Fulvio e i suoi uomini avevano gi fatto incursione
nellaccampamento ribelle e stavano abbattendo i nemici. Si volt vero Balbo: Prendi il comando qui.
Metti in salvo le navi del grano e manda dei marinai a rinforzo degli uomini sulla spiaggia.
S, signore. Dove andate?
Ho ancora un lavoro da fare, disse Catone a bassa voce. Devo cercare di salvare gli ostaggi.
Se mi succede qualcosa, ho lasciato ordine al centurione Fulvio di prendere il comando.
Balbo annu. Buona fortuna, signore.
Catone rise del tono cupo del navarca. Sembra che tu abbia labitudine di dubitare di me.
Torner, Balbo, ti do la mia parola.
Buona fortuna comunque.
Grazie. Catone gli diede un pacca sulle spalle, chiam Attico e gli altri e li condusse verso
una della lance ormeggiate accanto alle navi del grano.
...
.
...
CAPITOLO TRENTADUE.
...
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...
La lancia si aren sulla piccola striscia di sabbia con un leggero urto che fece cadere in
ginocchio Attico.
Merda, mormor mentre si alzava in piedi e poi scavalcava insieme agli altri.
 meglio se parliamo greco dora in avanti, disse Catone. Devono scambiarci per ribelli.
Avevano rubato delle tuniche ai rivoltosi che avevano catturato sulle navi del grano, e poi si
erano allacciati i cinturoni. Se qualcuno si fosse preso la briga di esaminarli attentamente, le spade
romane avrebbero sollevato pi di un sospetto, ma potevano passare per quelle saccheggiate allarmata
sconfitta. A giudicare dal frastuono, dalla confusione e dal panico proveniente dallaccampamento,
Catone sperava che i ribelli fossero troppo occupati a cercare di salvarsi per preoccuparsi degli intrusi
romani.
Indic una roccia a breve distanza. Metteremo la barca l dietro.
Una volta nascosta limbarcazione in un punto in cui non avrebbero avuto problemi a ritrovarla
se avessero avuto bisogno di fuggire in fretta, guid gli uomini alle grandi tende verso cui Aiace si era
diretto il giorno prima con la sua scorta. Il pendio era roccioso e costellato di cespugli e ginestre
spinose che strappavano le loro tuniche mentre avanzavano furtivamente. Alla fine la pendenza diminu
e riuscirono a sentire pi chiaramente il chiasso dellaccampamento. Si udivano urla e grida ma non il
panico assordante dellaccampamento principale. Il terreno era coperto dagli arbusti, ma cerano spazi
aperti dove i ribelli avevano sradicato le piante per accendere i fal. Catone sent un improvviso fruscio
alla sua destra e fece cenno agli uomini di accovacciarsi. Davanti a loro vi era un piccolo gruppo di
fuggiaschi: un uomo, una donna e due bambini, tutti con in mano dei fagotti. Luomo guard
nervosamente la cima del pendio e incit gli altri ad affrettarsi. Passarono a poca distanza dai romani
senza vederli e corsero via nelloscurit. Mentre il rumore dei loro passi svaniva, Catone ricominci a
respirare.
Andiamo, sussurr.
Proseguirono e videro il bagliore dei fal che illuminava la collina davanti a loro. Tenendosi
bassi e guardandosi intorno, avanzarono con circospezione. Oltre laltura si intravedevano le tende e
Catone si diresse verso un gruppo di massi abbastanza grandi da celare gli uomini acquattati. Ordin ai
legionari di restare indietro mentre lui e Attico avanzavano carponi. Le pietre erano situate su unarea
lievemente rialzata e da quella posizione avevano una buona visuale della piana che il comandante
nemico aveva scelto per piantare la sua tenda e quelle della sua guardia del corpo. Le tende pi grandi
si trovavano in uno spazio aperto, poi cerano quelle pi piccole e a una certa distanza, in disparte, una
piccola baracca e dei recinti che sembravano abbandonati da anni. Alcuni fal si stavano spegnendo,
del tutto ignorati nella fretta di contrapporsi allattacco romano. Mentre Catone osservava la scena, vide
diverse figure vicino alla tenda pi grande; alcune armate di giavellotto, e una vecchia accucciata che
ammassava in fretta le sue cose su una coperta stesa a terra. Si vedevano altri ribelli che scappavano
per sfuggire alle truppe romane che avanzavano lungo la baia. Catone non pot evitare di chiedersi che
cosa sperassero di ottenere quei fuggiaschi. Una volta raggiunta lestremit della penisola sarebbero
stati in trappola.
Che facciamo ora?, sussurr Attico. Dove pensate che tengano Macrone e la figlia del
senatore?
Devono essere da qualche parte vicino alla sua tenda. Catone si ramment del guizzo
selvaggio negli occhi del gladiatore mentre si beava delle sofferenze di Macrone e Giulia. Li voleva
accanto a s, per poter sentire i loro tormenti. Forse in una delle tende o in quei recinti. Dobbiamo
avvicinarci.
Attico annu. Allora  meglio aggirarli. E avanzare da dietro, dove la luce dai fal non arriva.
Catone esamin il terreno. S, hai ragione. Andiamo.
Tornarono indietro, ricongiungendosi a Vulso e Musa, e poi tutti e quattro avanzarono verso le
tende, percorrendo un lungo arco. Cerano molti pi fuggiaschi che risalivano le colline
dallaccampamento principale e per qualche tacito e mutuo accordo il drappello dei romani e i ribelli in
fuga si mantennero cautamente a distanza, nellombra, e poi si affrettarono a proseguire. Alla fine
Catone vide che i recinti erano proprio davanti a loro, in linea con le tende pi grandi, e fece cenno agli
uomini di seguirlo. Andiamo pi vicino.
Superarono i ripari pi esterni: tende di fortuna sparse su strutture erette in fretta, quasi tutte
deserte: gli uomini erano corsi fuori per dare man forte nella battaglia dallaltra parte della baia. In
alcune, per, cera ancora qualcuno e Catone raggel quando sent un grido acuto, prima di rendersi
conto che si trattava del pianto di un neonato. Una donna gli sussurrava dolci nenie e presto il pianto
cess. Cerano altre persone tra i ripari che, scappando dal campo, approfittavano per fermarsi a
saccheggiare le tende abbandonate. Catone si scontr con uno di loro, un uomo piegato nellombra che
stava afferrando una grande coppa dargento da una tenda aperta. Catone si ferm. Luomo balz in
piedi e il bagliore dei fal gli illumin il volto. Una faccia rugosa, nascosta dai capelli arruffati e dalla
barba incolta. Fece un ghigno rivelando i pochi denti storti.
Attenzione, signore, Attico spinse Catone da un lato mentre il ribelle sfoderava un coltello.
Catone lo sent sibilare vicino allorecchio e poi ci fu un tonfo sordo quando Attico atterr luomo con
un pugno. Mentre il ribelle cadeva svenuto a terra, loptio gli strapp il coltello dalle mani per tagliarli
la gola.
No, disse Catone trattenendogli il braccio. Lascialo stare, andiamo.
I recinti erano a poca distanza e Catone avanz furtivamente spostandosi da un riparo allaltro
finch non raggiunsero le altre strutture. Pi in l il terreno era aperto e un gruppo di uomini era
radunato davanti a quella che Catone ipotizz essere la tenda del gladiatore. Stavano osservando la
disfatta dei loro compagni e parlavano in tono preoccupato, bench Catone non riuscisse ad afferrare il
senso di quello che stavano dicendo. Le mura dei recinti erano alle loro spalle e sapeva che se le avesse
scavalcate per cercare Macrone e Giulia lo avrebbero certamente visto.
Si sporse leggermente oltre il bordo e chiam a bassa voce: Giulia?... Macrone?....
Non ci fu risposta. Chiam di nuovo un po pi forte. Ancora nessuna risposta.
Non sono qui, mormor Attico.
No.
Allora che facciamo?
Continuiamo a cercare, disse deciso Catone e prosegu lungo il recinto finch non raggiunse
unapertura dove poteva strisciare in avanti nascosto dallombra. La vide quasi subito  una gabbia a
poca distanza dalla tenda maggiore e lontano dagli altri rifugi. Era su uno spiazzo pi elevato, esposta
agli elementi. Catone arretr mentre alcuni ribelli in fuga lo superarono. I romani si appiattirono al
suolo e stettero in silenzio. Non appena i ribelli si furono allontanati, Catone disse agli altri: So dove
sono Macrone e Giulia. Poi raccont ad Attico e agli altri della gabbia.
Li avete visti?, chiese loptio.
Catone scosse il capo. Troppo buio. Ma dove altro potrebbero essere?
Sto iniziando a pensare che potrebbero essere ovunque. Tra poco questo posto sar sommerso
dagli schiavi in fuga dallaccampamento principale. Faremmo meglio a trovare gli ostaggi il pi presto
possibile, signore.
Allora muoviamoci. Catone fece un cenno con una mano e si sollev in ginocchio, arretrando
tra i ripari. Si ferm per farsi raggiungere dagli altri, poi il gruppetto super lultima capanna e scese
gi per il pendio, lontano dalle tende. Alla loro destra il mare era una massa scura e il rumore delle
onde che si infrangevano sugli scogli era chiaramente udibile. Quando arrivarono alla stessa altezza
della gabbia, li ricondusse su per il declivio scegliendo con cautela il percorso tra i cespugli e le pietre.
Qualcuno grid un allarme che fu seguito da altre voci e Catone si ferm un momento, finch cap che
nessuno poteva avvistarli. Ancora pochi passi e il terreno divenne pianeggiante e riuscirono a scorgere
la gabbia a venti passi di distanza. Oltre la gabbia cera uno spiazzo; accanto, la tenda con gli uomini
che la proteggevano da una marea di ribelli che arrivava di corsa. Al momento nessuno stava
guardando la gabbia. Catone aguzz gli occhi e vide la sagoma scura di un uomo corpulento allinterno,
accasciato contro le sbarre. La speranza gli fece battere pi forte il cuore, poi sent un brivido di paura
realizzando che cera una sola persona nella gabbia, e indubbiamente era un uomo.
Macrone?, chiam.
La sagoma si mosse e rispose con voce burbera: Chi ?.
Catone fece un sospiro di sollievo: Sono Catone.
Catone?. Macrone sembrava esausto. Per tutti gli di, dimmi che  vero.
Solo un momento. Catone disse ad Attico: Tu vieni con me. Musa, Vulso, fate la guardia.
Avvertitemi se si avvicina qualcuno.
Catone strisci sul terreno spoglio seguito a distanza ravvicinata da Attico. Si muovevano con
enorme cautela per non farsi scorgere dai ribelli ma nessuno di loro guardava da quella parte. Una volta
raggiunta la gabbia Catone storse il naso per la puzza di escrementi. Si accovacci di fianco alle sbarre,
sul lato opposto a quello in cui era accucciato Macrone.
Sei davvero tu. La voce di Macrone era rauca. Pensavo di essere impazzito. Fammi uscire.
Dov Giulia?
Nella tenda. Aiace lha fatta portare l. Ma prima lha fatta lavare. Catone sent il sangue
raggelarsi nelle vene. Le ha fatto...?
Come diavolo faccio a saperlo?, Macrone scroll la testa. Fammi uscire e andiamo a
salvarla.
Catone esamin il lucchetto. Dannazione,  chiuso.
Certo che  maledettamente chiuso, sibil Macrone. Altrimenti perch sarei ancora qui
dentro?.
Attico ridacchi. Ma guarda che combinazione. Adesso sei tu rinchiuso.
Chi c con te?, borbott Macrone. Non quel fottuto Attico.
Fottuto sarai tu, ghign Attico.
Grandioso, mormor Macrone. Catone... grazie.
Non avrai pensato che ti lasciassi morire qui da solo.
Macrone rimase un attimo in silenzio prima di rispondere: Ci sono stati dei momenti in cui ho
smesso di sperare.
Grazie per la fiducia.
Macrone ridacchi.
Catone afferr le sbarre e digrign i denti mentre si sforzava di aprire la gabbia. Poi si arrese
con un gemito. Abbiamo bisogno della chiave. Chi ce lha?
Una della guardie laggi, Macrone lo indic. Se riesco a farlo venire qui, ce la fai a
catturarlo?
Non abbiamo scelta. Catone si accucci dietro a Macrone e fece cenno ad Attico di stendersi
a terra.
Macrone afferr le sbarre della gabbia, fece un respiro profondo e cominci a gridare:
Guardia! Guardia! Quaggi!. Fece una pausa e poi ripet il grido scuotendo le sbarre pi forte. Uno
degli uomini di fianco alla tenda si volt nella sua direzione e poi chiam il ribelle che aveva il compito
di sorvegliare Macrone e Giulia. Questultimo prese la sua lancia e si avvicin alla gabbia infastidito.
Fai silenzio, romano!.
Fottiti!, gli grid Macrone e scosse di nuovo le sbarre. Fottiti quella vecchia megera di tua
madre!.
La guardia si ferm e poi ringhi di rabbia mentre si lanciava di corsa contro la gabbia
abbassando la punta della lancia.
Merda..., ebbe soltanto il tempo di mormorare Macrone, prima che la lancia si infilasse tra le
sbarre. Si appiatt di lato per schivarla, afferr lasta della lancia e la scosse violentemente. Il
contraccolpo fece perdere lequilibrio alla guardia che cadde vicino alla gabbia. Macrone lasci lasta e
allung le braccia fuori dalle sbarre per afferrare il collo della guardia e sbatterlo contro la gabbia,
mentre luomo si dimenava per liberarsi dalla stretta di ferro di Macrone.
Prendilo!, grugn Macrone. Prima che riesca a liberarsi.
Attico si alz per primo e con uno scatto si gett pesantemente sulla guardia, togliendogli il
respiro, mentre Macrone stringeva la presa soffocandolo. Il ribelle lott con violenza per un attimo e
poi si accasci.
Ci fu un grido dalla tenda di Aiace e Catone vide che gli altri ribelli stavano guardando nella
loro direzione. Non appena capirono quello che stava accadendo, afferrarono le armi e cominciarono a
correre verso la gabbia.
Prendi la chiave!, grid Macrone ad Attico.
Catone guard Musa e Vulso e grid frenetico: A me!.
Attico strapp il laccio dal collo del ribelle, afferr la chiave e la infil nel lucchetto mentre i
ribelli correvano verso di loro. Non appena la serratura scatt, Macrone apr la porta e afferr la lancia
del ribelle. Accovacciandosi, la rote contro i nemici mentre Attico e Catone sguainavano le spade.
Con un ruggito animalesco Macrone attacc.
Dannazione, eccolo che riparte, mormor Catone mentre correva di fianco allamico,
spostandosi sulla sua destra mentre Attico andava a sinistra. La furia sul volto di Macrone doveva
essere ben visibile persino al debole bagliore dei fal che ardevano davanti alla tenda di Aiace, perch i
ribelli ebbero un attimo di esitazione e lo guardarono spaventati mentre si preparavano ad affrontarlo.
Erano in sette, otto con la vecchia che aveva preso unascia e gridava di rabbia mentre andava a
raggiungere gli altri.
Catone li guard e vide che i ribelli abbassavano le lance mentre la distanza che separava i due
gruppi diminuiva sempre pi. I ribelli li aspettavano, con le gambe leggermente piegate e bene aperte,
le lance pronte a fronteggiare lattacco di Macrone e dei suoi compagni. Musa e Vulso intanto
correvano pi forte che potevano per raggiungerli.
Cinque uomini contro sette guerrieri armati di lancia e una pazza con unascia. Attico sorrise.
Brutta situazione.
Ci fu un colpo secco quando Macrone par il colpo del primo avversario. Ancora correndo,
abbass le spalle e si lanci contro il ribelle mettendolo a terra. Macrone continu ad avanzare
schivando luomo successivo prima di fermarsi, puntando la lancia contro i tre uomini che aveva
davanti. Coraggio!, grid. Chi ha il fegato di affrontarmi?.
Catone teneva gli occhi fissi sulluomo che stava avanzando verso di lui, con la lancia puntata.
Mir al volto ma il colpo venne parato facilmente. Catone men un fendente in avanti, facendo
indietreggiare luomo. Continu ad attaccare, colpendo lasta della lancia consapevole che avrebbe
indebolito la presa del ribelle. Un ultimo colpo e la lancia cadde. Luomo si volt per scappare. Catone
lo lasci andare e si volt verso Attico, impegnato in un duello con un altro avversario, che con la
lancia se la cavava molto meglio di quello che aveva appena affrontato lui. Musa era a terra, era stato
ferito alla coscia e stava parando disperatamente i colpi che un ribelle gli stava infliggendo mentre il
sangue gli sgorgava copiosamente dallo squarcio. Vulso caric il ribelle facendogli cadere la lancia e
poi lo colp sul viso. Nello stesso istante con la mano destra gli infil la spada nello stomaco, facendola
penetrare fino al petto e sollevandolo da terra. Le ginocchia del ribelle collassarono e si accasci al
suolo con un grosso squarcio sul ventre da dove fuoriuscivano le budella sanguinolente.
Musa!, url il legionario mentre andava ad aiutare il suo compagno. Era troppo tardi: la
vecchia sbuc fuori dal nulla dietro il soldato caduto e abbatt la scure sulla sua testa. Il cranio di Musa
si spezz di colpo, e per un attimo il legionario rimase immobile con gli occhi attoniti. Poi il suo corpo
ebbe un sussulto e croll a terra. La donna riprese la sua ascia con un grido di trionfo e si volt verso
Macrone, bloccandosi non appena vide il corpo di suo figlio steso di fianco alla gabbia. Catone si gett
in avanti ma luomo che aveva lottato contro Musa gli blocc la strada. Macrone era in pericolo, e
Catone non aveva tempo di attenersi alle raffinate tecniche che aveva imparato nel corso
delladdestramento. Si riemp i polmoni e lanci un ruggito mentre si scagliava in avanti. La punta
della lancia si sollev e luomo si piant con i piedi per prepararsi allimpatto. Allultimo momento
Catone si abbass, rotol di lato e colp il ribelle a una gamba. La lama arriv allosso e luomo grid
mentre cadeva. Non cera il tempo di finirlo e Catone prosegu la sua corsa verso la gabbia per
raggiungere la vecchia.
Ma era troppo lontana. La donna si avvent su Macrone con lascia alzata dietro la testa.
Macrone!, grid Catone. Dietro di te!.
Macrone si volt, digrignando i denti, mentre sollevava lasta della lancia per proteggersi la
testa. La lama dellascia si conficc nella lancia ma non la spezz. Macrone si liber dellarma e strinse
il polso magro della vecchia che cercava di sferrare un altro colpo. Riusc a scansare la lama, che sibil
di fianco alla spalla cadendo a terra. La donna si liber e cominci a graffiargli il volto mentre
imprecava e gli sputava in faccia.
Adesso basta!. Macrone la prese per i capelli e la tenne a distanza di un braccio. Lei sput e
gli graffi la mano mentre cercava di tirargli un calcio. Macrone fece un respiro profondo. Ne ho
avuto abbastanza di te. Le diede una spinta con mano libera e la vecchia cadde a terra. Afferr la scure
e rimase in piedi di fianco a lei.
Macrone!, Catone gli prese un braccio.
Macrone fiss la vecchia con odio prima di guardare Catone. Se lo merita, credimi.
Alzandosi in piedi, Catone vide che Vulso aveva ucciso il suo avversario; poi, con un ultimo
scambio di colpi, anche Attico colp il suo nemico. I ribelli sopravvissuti gettarono le armi e
scapparono nella notte. I soldati romani si fermarono un attimo, ansimando, prima che Vulso si
inginocchiasse di fianco a Musa. I suoi occhi vuoti fissavano il cielo stellato.
 morto, disse Vulso.
Catone disse a Macrone: Vado a cercare Giulia.
Attento ragazzo, ce ne possono essere molti di pi nella tenda. Vengo con te.
Sentirono allimprovviso il rumore di zoccoli dei cavalli e Catone e gli altri raggelarono.
 Aiace. Faremmo meglio a metterci al coperto.
Non senza Giulia.
Non fare pazzie, maledizione! Ci saranno addosso prima che riusciamo a farla uscire.
Macrone gli afferr un braccio e lo spinse lontano, verso i recinti. Va!.
Il frastuono degli zoccoli adesso era pi forte e Catone sent che il suolo tremava. Fiss per un
attimo la tenda, disperato, poi si volt e si mise a correre con Macrone e gli altri. Un attimo dopo Aiace
e le sue guardie del corpo arrivarono al galoppo e si fermarono davanti alla tenda. Aiace smont da
cavallo e abbai un ordine: Restate in sella!.
Si diresse a grandi passi verso la sua tenda, spalancandola con violenza. Dalla sua postazione, a
circa cinquanta passi di distanza, Catone osservava ogni suo gesto, temendo per la vita di Giulia, e allo
stesso tempo sperando che al buio nessuno notasse i cadaveri vicino alla gabbia. Era pronto a scagliarsi
in avanti, ma Macrone lo trattenne.
Sta fermo, ragazzo. O moriremo tutti.
Catone si volt a guardare il suo amico, poi annu lentamente e torn in s. La tensione
spasmodica che irrigidiva i suoi muscoli si allent mentre si appiattiva a terra. La tenda cadde nel
silenzio pi assoluto per un attimo, poi i lembi si scostarono di nuovo e Aiace usc tenendo un piccolo
forziere sottobraccio e stringendo il polso di Giulia con la mano libera. Catone rimase senza fiato
quando la vide, bella come lalba, in lontananza. Aiace la stratton forte, e la ragazza perse lequilibrio
cadendo ai piedi degli uomini davanti alla tenda.
Falla salire su un cavallo, Kharim.
S, generale.
Te laffido. La sorveglierai a costo della vita, capito?.
Kharim scese da cavallo e la sollev prendendola per le cosce. Aiace rimont in sella stringendo
il forziere mentre con la mano libera prendeva le redini. Portala alle barche.
Mentre le guardie del corpo spronavano i cavalli lungo il sentiero che conduceva alle spiagge, il
gladiatore fiss la gabbia, quasi invisibile nelloscurit, e fece cenno a due dei suoi uomini: Uccidete
il romano e andatevene.
Poi gir il cavallo e lo spron al galoppo per raggiungere le sue guardie del corpo. Catone
continuava a fissarli, con il cuore trafitto dallansia, mentre Giulia veniva trascinata via. I due uomini
incaricati di uccidere Macrone smontarono da cavallo, legarono le redini a un palo di fianco alla tenda e
si diressero di corsa alla gabbia.
Tra un attimo si accorgeranno dei corpi, sussurr Macrone.
Catone annu. Abbiamo bisogno di quei cavalli. Non ci devono scappare.
Si alz in ginocchio e guard gli altri. Pronti?.
Tutti annuirono.
Andiamo!.
Catone si lanci in avanti, correndo verso i due ribelli mentre Macrone, Attico e Vulso
incespicavano dietro di lui.
Si sent un grido acuto quando uno dei ribelli si accorse dei corpi a terra. Quellorribile
spettacolo li distrasse per un attimo e soltanto allultimo minuto si voltarono verso il rumore di passi in
corsa. La spada di Catone rote nella notte, infilzando la spalla del pi vicino dei due e arrivando fino
allosso. Mentre cadeva a terra come un quarto di un bue, Macrone colp il secondo uomo al petto.
Cadde accanto al suo compagno con un gemito sordo, contorcendosi ai piedi di Macrone. Liberando la
lama, Catone si gir verso Attico.
Nascondetevi finch non arriva Fulvio.
No, signore, protest Attico. Possiamo esservi di aiuto.
Ci sono soltanto due cavalli. Non c niente altro che possiate fare. Macrone, andiamo,
ordin Catone, correndo verso i cavalli legati.
Aspetta un momento. Macrone si ferm a strappare la tunica di un ribelle morto e se la mise
in fretta e furia. Cos va meglio! Qual  il piano?, disse Macrone ansimando mentre raggiungeva
lamico.
Piano?. Catone prese le redini del cavallo pi vicino e sguain la spada. Li inseguiamo e
liberiamo Giulia. O moriremo nel tentativo.
 bello vedere che hai studiato ogni dettaglio.
Salirono in sella, afferrarono le redini e lanciarono i cavalli lungo il sentiero preso da Aiace e i
suoi uomini. Con un grido, Catone conficc i talloni nel fianco del cavallo. Sapeva che era una follia
tentare un inseguimento in due, ma non sarebbe stato in grado di vivere il resto della sua vita con quel
peso sulla coscienza. Non poteva lasciare Giulia nelle mani del gladiatore. Lui e Macrone non avevano
alcuna possibilit di sopraffare venti guardie del corpo, ma non se ne preoccupava. Non ragionava pi,
adesso era il cuore a parlare, voleva solo salvarla o morire con la spada in pugno. Lultima immagine di
lei, spaventata e vulnerabile mentre veniva trascinata via nel buio, era scolpita nella sua mente nel
momento in cui si sporgeva in avanti sul collo del cavallo e lo incitava ad andare pi veloce.
Il sentiero era ampio e ben battuto da generazioni di abitanti che avevano percorso quel tratto,
forse per lasciare unofferta al santuario di una divinit locale o per andare a nuotare in una delle
piccole insenature lungo la costa. Catone poteva solamente fare delle supposizioni mentre lui e
Macrone cavalcavano, controllando la strada per scorgere eventuali tracce dei loro obiettivi. Aiace
aveva nominato delle barche. Doveva avere un piano di fuga. Catone doveva scoprirlo prima che
potesse metterlo in pratica.
Alla loro sinistra la baia era illuminata dalle fiamme delle quattro navi che ancora bruciavano.
Dietro di loro, laccampamento dei ribelli brulicava di minuscole figure in preda al panico, mentre i
soldati romani si facevano strada senza alcuna piet. Catone diede unocchiata alla scena prima di
distogliere lo sguardo e proseguire nella notte. Sapeva che stavano correndo un grosso rischio,
galoppando a folle velocit su un terreno sconosciuto, al buio. Ma lalba stava gi illuminando di rosa
lorizzonte e riuscivano a vedere la strada davanti a loro, anche se a fatica.
A un chilometro e mezzo dallaccampamento Catone scorse una figura davanti a lui: un altro
uomo a cavallo.
Li stiamo raggiungendo!, grid Macrone.
Catone sguain la spada, stringendo forte lelsa, e di piatto colp il dorso del cavallo. La bestia
fece uno scarto e poi si lanci in avanti a velocit ancora pi sostenuta. Altre sagome emergevano dal
buio davanti a quelluomo e Catone fu invaso da una fredda determinazione.
Si trovava a non pi di dieci passi dalla sua vittima, quando luomo si guard alle spalle.
Squadr i suoi inseguitori e poi avvert il cavaliere che lo precedeva, che si volt insieme a un terzo
uomo. Tirarono le redini e fecero voltare i cavalli sguainando le spade. Nel frattempo Catone si era
avvicinato al ribelle pi vicino, fulminandolo con uno sguardo di odio puro. Il ribelle cerc di colpirlo
con la spada, ma Catone strinse le cosce intorno al fianco dellanimale per mantenere lequilibrio e
spost il peso da un lato, facendo vacillare il cavallo che per rimase ben saldo sulle zampe, mentre la
lama sibilava nellaria.
Adesso tocca a me!, grugn Catone, colpendo il ribelle su un fianco, proprio sopra il
cinturone della spada. La punta perfor la tunica, la carne e il muscolo prima di penetrare nelle viscere,
e poi Catone la estrasse. Il cavaliere lasci cadere la sua arma e si strinse il fianco mentre si accasciava
sulla sella. Catone prosegu. Macrone lo aveva superato. I due ribelli si erano voltati per bloccarli.
Avevano le spade sguainate. Macrone si diresse dritto contro di loro. Il suo cavallo obbed al colpo dei
talloni di Macrone, ma allultimo momento cerc di arrestarsi e di girarsi, e con il fianco urt il cavallo
di un ribelle, bloccandogli la gamba. Luomo rimase senza fiato per il dolore e prima che riuscisse a
riprendersi Macrone lo colp al braccio, tagliando la carne in profondit fino al gomito. La spada cadde
dalla mano del ribelle, e il suo cavallo arretr e trott fuori dal sentiero, tra i cespugli ai lati.
Macrone si guard intorno mentre laltro uomo si girava verso di lui. Riusc a parare il colpo ma
la spada venne deviata allindietro e colp il suo cavallo al collo, proprio dietro le orecchie. Lanimale
emise un nitrito acuto e si alz sulle zampe posteriori, scalciando con quelle anteriori. Macrone venne
sbalzato allindietro. Cadde dalla sella e vol in aria precipitando a terra su un fianco. Vide un breve
lampo di luce mentre la testa sbatteva contro il sentiero pietroso e laria abbandonava i suoi polmoni
con un gemito. Si sforz di mettersi a quattro zampe e scosse la testa per schiarirsi la vista.
Sent il ribelle che esultava mentre cercava di calmare il cavallo. Macrone vide lanimale
lanciato a tutta velocit contro di lui e il lieve bagliore della lama a pochi passi di distanza. Si lanci
verso la spada, afferrando limpugnatura mentre rotolava sotto gli zoccoli del cavallo. Si trov sotto la
pancia dellanimale e sollev la spada, scosso dai brividi mentre assestava il colpo e il sangue gli
schizzava in faccia. Il cavallo nitr di dolore e si gett in avanti. Uno zoccolo sfior la testa di Macrone
mentre il cavaliere tentava disperatamente di restare in sella. Una sagoma scura comparve al suo
fianco: Catone conficc la spada nelle reni dellanimale. Gi quasi impazzito dal dolore, il cavallo
ferito galopp fuori dal sentiero e gi per il pendio prima di inciampare. Cavallo e cavaliere rotolarono
tra le rocce e le ginestre e poi ci fu il silenzio.
Macrone si rimise in piedi. Si sentiva ancora stordito e scosse la testa di nuovo per cercare di
mettere a fuoco, mentre barcollava verso luomo ferito al braccio. Il ribelle era ancora in sella e gemeva
tenendosi la ferita. Non vide Macrone finch non fu troppo tardi per scappare. Il legionario prese le
redini e gli punt la spada al corpo.
Se vuoi vivere, scendi.
Il ribelle annu e lentamente scese dal lato opposto del cavallo. Poi indietreggi in fretta.
Macrone lo tenne docchio finch non fu a una ragionevole distanza di sicurezza, poi rinfoder la spada
e tranquillizz il cavallo prima di salire in sella. Lanimale era irrequieto e Macrone gli parl
dolcemente per tranquillizzarlo. Poi, con grande calma, lo fece avanzare al passo per raggiungere
Catone.
Tutto bene?, chiese Catone preoccupato.
Bene. Andiamo.
Spronarono i cavalli e proseguirono nellinseguimento. Il breve combattimento gli aveva fatto
perdere terreno e Catone guardava fisso avanti a s per scorgere qualsiasi segno del nemico mentre
cavalcavano lungo lo stretto sentiero. La strada si insinuava lungo il cuore della penisola e ogni volta
che superavano una curva si aspettavano di intravedere il gladiatore e il suo seguito. Ma non cera
traccia di loro e il dubbio si insinu nella mente di Catone. Poi la pista si inerpic su una piccola altura
da dove si aveva una buona vista della penisola. Deserta.
Merda!, sibil Catone a denti stretti.
Dove sono, per lAde?, grugn Macrone. Come abbiamo fatto a perderli? Come?
Devono aver lasciato il sentiero principale, disse Catone urlando una maledizione.
Dobbiamo tornare indietro.
Tir le redini con violenza facendo voltare il cavallo e si guard intorno. Dopo mezzo
chilometro trov quello che stava cercando; non si era accorto di nulla quando avevano superato quel
punto al galoppo. Un piccolo viottolo lasciava il sentiero principale e conduceva gi per il pendio.
Imboccarono quel sentiero che si insinuava tra rocce e arbusti. Sotto di loro sentivano il lieve rumore
delle onde sulla spiaggia e poi la pista raggiunse la cima di una collinetta prima di scendere in forte
pendenza verso la spiaggia.
Catone sentiva le voci e il lontano clangore delle armi. A non pi di cento passi di distanza, in
mare, vide la sagoma di una piccola nave da guerra romana, una delle liburne. Altre imbarcazioni pi
piccole si avvicinavano alla prua e Catone cap immediatamente quello che stava succedendo.
Merda, quella  la nave da guerra che si  incagliata. I ribelli la stanno prendendo.
Spronarono i cavalli gi per il colle e raggiunsero la sottile lingua di sabbia. La spiaggia era
larga poco pi di cento passi e alcuni carri erano abbandonati ai piedi della scogliera. I cavalli dei
ribelli erano stati lasciati l. Restava qualche barchetta e i due romani smontarono e corsero lungo la
spiaggia verso quelle imbarcazioni. Nessuna aveva una vela, soltanto remi. Catone prese la pi vicina.
Aiutami!.
Mise i piedi in acqua e cominci a trascinare la barca, mentre Macrone la prendeva dallaltro
lato e spingeva. Limbarcazione avanz faticosamente sulla sabbia, fino a quando una piccola onda la
sollev e riuscirono a metterla in acqua. Continuarono a spingerla finch lacqua non gli arriv alla vita
e poi si tirarono a bordo. Mentre Catone sollevava i remi per metterli sugli scalmi e Macrone si sedeva
pesantemente a poppa, gli ultimi rumori di lotta si spensero. La sottile luce dellalba filtrava nella baia,
quando Catone prese posto al centro della panca e cominci a vogare disperatamente verso la liburna.
Se la nave da guerra era ancora incagliata i ribelli non sarebbero riusciti a scappare.
Catone sapeva che lui e Macrone stavano andando incontro a una morte certa una volta
raggiunta la nave. Pregava di riuscire almeno ad uccidere il gladiatore prima di essere abbattuto e
sperava che Giulia trovasse un modo di fuggire nella confusione. Si guard alle spalle e vide che si
stavano avvicinando alla liburna. Poi raggel alla vista della nave che si muoveva sulle onde.
Pensavo che avessi detto che era incagliata, disse Macrone.
Lo era. La ciurma deve averla liberata proprio mentre arrivavano i ribelli. Catone si rese
conto che i soldati a bordo dovevano essere morti e i marinai e vogatori erano ora agli ordini di Aiace e
dei sui seguaci. Continu a remare con tutta la sua forza ma non conosceva la tecnica e le pagaiate
frenetiche venivano punite dalle onde che irridevano i suoi sforzi: una volta sollevarono persino il remo
fuori dal piolo.
Quando furono arrivati a una distanza di circa cinquanta passi dalla liburna, Macrone vide i
lunghi remi scuri della nave da guerra immergersi nellacqua. Mulinarono nellacqua, poi si alzarono,
fecero un arco allindietro e si immersero nuovamente in mare mentre lelegante vascello si muoveva
in avanti.
Sono partiti, disse a bassa voce.
No!, gemette Catone disperato, raddoppiando gli sforzi. No, di, vi prego, no.
La liburna prese unandatura costante e cominci a scivolare nella baia di Olous, allungando la
distanza che li separava. Catone continu a remare freneticamente, con le membra rigide per lo sforzo.
La sagoma della liburna si rimpiccioliva sempre pi. Nellanimo di Catone si fece largo lorribile
certezza che non cera pi alcuna speranza di raggiungerla. Lasci cadere i remi e si mise in piedi
mentre si portava le mani alla bocca gridando: Giulia!... Giulia!.
Ci fu una lunga pausa, poi sentirono una voce che rispondeva: Catone! Aiutami!.
Ma venne subito fatta tacere.
Un paio di figure si affacciarono sul parapetto di poppa della liburna: Aiace che teneva Giulia
stretta per un braccio. Grid beffardo: Lhai persa, Catone. Lhai persa per sempre.
Giulia!.
Adesso  mia.  mia e posso farle qualunque cosa. Ricordatelo. Ti ricorderai la vendetta di
Aiace ogni giorno del tua vita.
No!. Il grido mor sulle labbra di Catone. No!.
Allimprovviso Giulia sollev la mano libera. Balen un luccichio, un oggetto metallico colp la
spalla di Aiace. Luomo sobbalz con un grido di sorpresa, dolore e rabbia mentre fissava il pettine
conficcato nella spalla. Istintivamente si port laltra mano sulla ferita, liberando Giulia. Lei si sporse
subito oltre il parapetto tuffandosi in mare. La liburna stava gi prendendo velocit e quando la testa di
Giulia emerse dallacqua, la distanza tra lei e la poppa della nave da guerra stava aumentando
velocemente. Catone aveva gi afferrato i remi e stava avvicinandosi al punto dove era caduta la
ragazza, dirigendosi verso di lei con frenetiche vogate.
Aiace si strapp via il pettine insanguinato e rimase immobile a fissare il mare. Non cera nulla
che potesse fare per impedire la sua fuga. Nel tempo necessario per far virare la nave e tornare a riva la
barchetta sarebbe arrivata alla spiaggia e i suoi nemici sarebbero gi fuggiti a cavallo. Inoltre una delle
trireme romane stava accorrendo nella baia per andare in soccorso della liburna che si era incagliata.
Mentre la barca si avvicinava a Giulia, Macrone scatt a prua a si sporse in avanti per afferrarla.
Giulia gli prese il polso e lui la trascin vicino al bordo prima di stendere laltra mano e sollevarla
prendendola sotto le spalle.
Ecco, ci sei!, mormor mentre la tirava a bordo. Lho presa, Catone. Vira e torna alla
spiaggia pi veloce che puoi.
Catone fece virare la barchetta e si diresse verso la spiaggia aspettandosi che la nave da guerra
si mettesse allinseguimento da un momento allaltro. Ma la liburna prosegu verso limboccatura della
baia. I remi si immergevano e si sollevavano a un ritmo regolare, mentre scivolava veloce lontano dalla
piccola imbarcazione. Aiace rimase sul parapetto di poppa per un po prima di voltarsi e sparire.
Siamo salvi, disse Macrone sollevato.
Catone abbass i remi e si volt per stringere Giulia mentre lei raggiungeva il centro della barca
e si lasciava cadere tra le sue braccia. Per un po nellimbarcazione cadde il silenzio. Catone la tenne
stretta respirando affannosamente. Macrone distolse lo sguardo e fiss la liburna che spariva oltre una
piccola isola allestremit della penisola rocciosa, verso il mare aperto.
...
.
...
CAPITOLO TRENTATR.
...
.
...
Tre giorni dopo Sempronio stava esaminando i resti dellaccampamento dei ribelli mentre,
scortato dai suoi uomini, cavalcava verso la spiaggia dove le navi residue venivano riparate. Il resto
della flotta del grano era salpato il giorno precedente, facendo rotta direttamente per Roma, dove il
carico sarebbe dovuto arrivare in tempo per evitare la fame e impedire alla folla di avere una buona
scusa per insorgere. Nonostante il sollievo e la gioia per la liberazione di sua figlia, Sempronio era
amareggiato dalle inevitabili conseguenze di una tale rivolta sullisola. Il senatore non aveva dubbi che
avrebbe ottenuto una ricompensa dellimperatore per aver salvato la flotta del grano e di conseguenza
mantenuto la pace per le strade di Roma. Ma quattro navi erano state perdute nellattacco e gli ufficiali
che supervisionavano i granai imperiali avrebbero inevitabilmente presentato un reclamo contro i
responsabili del recupero della flotta. Un qualche tipo di rimprovero ufficiale era inevitabile.
Sempronio sospir. A volte essere al servizio di Roma era un compito ingrato e doveva ritenersi
soddisfatto della consapevolezza di aver servito il suo imperatore nel miglior modo possibile,
nonostante avesse perso quattro navi.
La perdita del grano era la cosa minore, pens. Ci sarebbero voluti anni prima che la provincia
di Creta si riprendesse dal terremoto e dalla ribellione degli schiavi che ne era seguita. Anche se la
rivolta era finita, cerano ancora degli affari sgradevoli da gestire. Il centurione Fulvio e i suoi uomini
non avevano mostrato alcuna piet nei confronti dei ribelli e si stavano ancora gettando i corpi in fosse
comuni, scavate nel suolo roccioso intorno alla baia. Migliaia di vittime, uomini, donne e bambini. I
sopravissuti erano stati rispediti a Gortina in catene sotto la scorta di legionari dal cuore di pietra, che
non avrebbero avuto piet verso coloro che si fossero allontanati o che fossero caduti lungo la strada.
Sempronio li aveva incontrati sulla via per Olous: una fila di prigionieri con espressioni vacue, ora che
erano tornati in schiavit dopo un breve assaggio di libert. Erano destinati a restare in un campo
speciale fuori dalla citt, finch i loro vecchi padroni non fossero stati identificati e informati dei fatti.
Se i padroni erano morti, sarebbero diventati propriet dellimperatore e venduti allasta. Le somme
raccolte, meno la commissione dovuta al banditore, sarebbero state inviate al tesoriere imperiale di
Roma. Sempronio sorrise amaramente al pensiero che almeno qualcuno a Roma avrebbe avuto un
profitto dalle conseguenze della rivolta.
Un destino ancora pi gramo attendeva quegli schiavi che erano stati identificati come
capibanda o che erano stati catturati in battaglia. Erano stati trattenuti a Olous in attesa di essere
imbarcati per Roma, dove sarebbero stati certamente condannati a morte nellarena. Correva voce che
Claudio stesse progettando uno spettacolo gladiatorio in un lago artificiale costruito fuori Roma. Una
rivisitazione della battaglia di Azio con navi in scala e migliaia di uomini condannati ad azionare la
flotta. Sempronio era certo che il contributo di Creta sarebbe stato il benvenuto e ai ribelli sarebbe stato
dato un ruolo con poche prospettive di sopravvivenza.
Sempronio soffriva al pensiero che Aiace fosse scappato. Voleva che fosse torturato e messo a
morte davanti agli occhi dei suoi seguaci. Ogni offesa che aveva inflitto a sua figlia doveva essere
ripagata con gli interessi, bench non sapesse nei dettagli cosa fosse successo: il rapporto di Catone era
molto stringato nella descrizione del periodo di prigionia della ragazza e di Macrone. Sempronio gli era
grato per il suo tatto. Il senatore non aveva cercato di colmare con la sua immaginazione le lacune del
resoconto di Catone. Era troppo doloroso, gli causava una sofferenza che non aveva mai pi
sperimentato dopo la morte di sua moglie, lunica persona che avesse mai amato incondizionatamente.
Almeno Giulia era sana e salva, si confortava Sempronio. Era con Catone nel suo
accampamento a Olous. E anche per quel motivo non era stato facile scrivere gli ordini che aveva
mandato a Catone. Ma sapeva che doveva autorizzare linseguimento di Aiace il pi in fretta possibile.
Limperatore lavrebbe preteso. Per cui il centurione Macrone e Catone dovevano mettersi sulle tracce
di Aiace e catturarlo o ucciderlo insieme ai suoi seguaci. Sempronio aveva revocato la promozione
temporanea di Catone a tribuno, ora che la crisi era passata. Era tornato al suo rango consueto, ma lui e
Macrone avrebbero agito con il pieno supporto del governatore di Creta e gli ufficiali romani che
avrebbero incontrato erano incaricati di dar loro tutto laiuto possibile. Aiace, e tutto quello che il
gladiatore significava, doveva essere eliminato nella maniera pi spietata e completa possibile, affinch
ciascun suddito dellimpero sapesse qual era il destino degli schiavi che si ribellavano ai loro padroni.
Due delle trireme di Balbo erano state confiscate insieme a due centurie di legionari. Il centurione
Fulvio aveva protestato e senza dubbio avrebbe cercato di mettere zizzania tra Sempronio e il legato
dEgitto. Era un vero peccato, riflett il senatore. Sarebbe sempre stato grato a Petronio per il suo aiuto
e giur su Giove che avrebbe reso il favore al suo vecchio amico, un giorno.
Nel frattempo, si diresse alla tenda del quartier generale per vedere sua figlia. Dopo essersi
abbracciati, la esamin a lungo, cercando qualunque segno di ferite o di traumi. Giulia gli sorrise: Sto
bene, padre. Davvero. Non c bisogno che mi scruti in questo modo.
Lui la attir nuovamente a s, perch non era sicuro di riuscire a contenere le lacrime e la gioia
che gli riempiva il cuore. Alla fine si allontan. Allora, dov quel tuo giovane?
 gi nella baia con Macrone, a caricare le provviste nelle navi. Giulia fece una pausa e poi
guard seria il padre. Deve andare? Cos presto?
Sai che non ha scelta, risposte deciso Sempronio.  il suo dovere.
Dovere, sorrise Giulia tristemente. Sempre il dovere.  una maledizione, ecco cos.
Lui annu gravemente.  la maledizione costante di coloro che meglio servono limpero, mia
cara. Vieni ora, andiamo a cercarlo.
Le due liburne erano spiaggiate accanto alle navi del grano danneggiate e mentre Sempronio e
Giulia cavalcavano verso le imbarcazioni da guerra, videro che gli uomini stavano caricando le ultime
scorte. Alcuni legionari, in tunica, trasportavano armi di riserva, equipaggiamenti, razioni e acqua su
per le strette passerelle che dalla spiaggia arrivavano al ponte. Macrone e Catone discutevano sulla
spiaggia, controllando le entrate delle provviste e facendo il raffronto con una lista su una grossa
tavoletta. Quando videro il governatore e la sua scorta si voltarono a salutarlo.
Sempronio smont da cavallo e si diresse verso di loro a grandi passi.
 bello rivederti, Macrone. Temevo che non avrei pi avuto questo piacere.
Macrone era dimagrito e aveva il volto bruciato dallesposizione prolungata al sole. Strinse la
mano che Sempronio gli porgeva.
Non  facile ammazzarmi, signore. Non lo  mai stato e mai lo sar.
Sono lieto di sentirlo!.
Si scambiarono un sorriso e poi il senatore si rivolse a Catone.
Ti dispiace se scambio qualche parola con Macrone prima di parlare con te?
No, signore, rispose Catone scrollando le spalle e poi si rivolse a Giulia: Vieni a sederti con
me.
Superarono le scorte ammassate sulla spiaggia e si sedettero sulla sabbia. Giulia poggi la testa
sulla spalla di Catone mentre lui la cingeva con il braccio. Per un attimo non parlarono, troppo affranti
dalla separazione imminente. Alla fine Giulia mormor: Non  giusto.
No.
Hai idea di quanto a lungo resterai lontano?
Dipende da Aiace. Ma torner da te a Roma non appena sar catturato o ucciso. Te lo giuro.
Giulia annu ma rest in silenzio: Catone sapeva che stava lottando per non mostrare i suoi
sentimenti. Ogni tanto lanciava uno sguardo al senatore e a Macrone, presi in una conversazione
concitata. Sempronio teneva Macrone per un braccio e sembrava che stesse cercando di convincerlo di
qualcosa. Allinizio Macrone sembrava riluttante, ma poi diede una rapida occhiata a Catone e dopo
averci pensato per un attimo acconsent. I due si strinsero la mano.
Catone!. Sempronio gli fece un cenno con una mano.
Lui si alz insieme a Gulia e tornarono indietro sulla spiaggia. Macrone se ne stava in silenzio,
con unespressione grave, mentre Sempronio fissava Catone.
Ho dovuto prendere una decisione difficile, Catone, e forse non riuscirai ad accettarla
allinizio, cominci Sempronio. Ma credo che questa missione abbia maggiori possibilit di riuscita
con te al comando.
Io?, Catone lo fiss attonito e poi guard Macrone. Non  possibile.
 quello che ha detto, rispose Macrone. E ha ragione. Io sono daccordo con il senatore.
Perch?. Catone era addolorato. Aveva sempre pensato di essere destinato al ruolo di
subalterno di Macrone per tutti gli anni a venire. Sembrava il corso pi naturale delle cose. Macrone gli
aveva insegnato tutto dellarte della guerra. Quando Catone aveva bisogno di un esempio, guardava
allesperienza e alle capacit militari di Macrone. Si volt verso Sempronio: Signore, ne sono onorato,
ma non posso accettarlo. Macrone  mio superiore.
Lo  davvero, sotto molti aspetti, concesse Sempronio. Ma questo compito richieder abilit
e circospezione, non il mero utilizzo delle armi.  per questo che ho scelto te. Prese la borsa che
teneva appesa alla cintura e ne estrasse una pergamena. Questa  la tua lettera di nomina al rango di
prefetto.
Prefetto?, Catone rimase stupito. Quel rango gli apriva la strada verso il comando di una
coorte ausiliaria.
Devessere sottoposto allapprovazione dellimperatore, naturalmente, prosegu Sempronio.
Ma spero di riuscire a persuadere Claudio a rendere permanente la promozione. Se c qualcuno che
se lo merita, sei tu. Congratulazioni.
Si strinsero la mano e poi Macrone si sporse in avanti.
Vorrei farti anchio le mie congratulazioni. Fece un mezzo sorriso. Signore.
La parola fer Catone come una lama. Non gli sembrava giusto. Si sforz di restituire il sorriso.
Grazie... di tutto.
Macrone annu, poi indic con un dito la liburna pi vicina. I miei ragazzi hanno finito. Far
mettere in acqua la nave, se sei daccordo, signore.
S, annu Catone. Sono daccordo con te qualunque cosa tu dica.
Macrone sospir, lo rimprover scherzosamente, poi si volt verso la passerella della sua nave.
 un bravuomo, disse Sempronio. Sei fortunato ad averlo come amico.
Lo so, signore.
Sempronio guard Catone e rimase in silenzio per un momento. Hai idea di dove sia diretto il
gladiatore?.
Catone annu. Una volta arrivata in mare aperto, la nave si  diretta verso sud. Verso lAfrica.
Capisco. Sempronio si schiar la gola e fece un passo indietro. Hai i tuoi ordini, prefetto. Fa
in modo che vengano eseguiti.
S, signore. Catone si mise sullattenti e fece il saluto. Si volt a controllare che tutte le
provviste fossero state caricate a bordo. Non avrebbe avuto un minimo di intimit per lultimo saluto a
Giulia. Le prese le mani, ed entrambi tremavano mentre la ragazza faceva del suo meglio per trattenere
le lacrime. La baci, soffermandosi un istante quando le sfior le labbra. Poi le lasci la mano, si
diresse alla passerella e diede ordine al trierarca di prendere il mare.
In piedi sul ponte di poppa, Catone osserv i marinai e i legionari che si affollavano a poppa
mentre i vogatori facevano uscire i remi. Poi, non appena il suonatore di flauto cominci a dare il
tempo, la nave inizi a scivolare nelle acque profonde. Una volta raggiunto il mare aperto il trierarca
riassegn ai marinai i loro compiti abituali. Il trierarca chiese a Catone: I vostri ordini, signore?.
Catone guard il ponte, consapevole di essere attentamente osservato dai suoi uomini che
dovevano seguirlo in una missione pi pericolosa e difficile di quanto non sospettassero. Si schiar la
gola.
Passa la parola allaltra nave di dirigersi in mare aperto. Una volta lasciata la baia faremo rotta
per lAfrica.
S, signore.
Mentre il trierarca si portava la mano alla bocca per gridare lordine allaltra nave, Catone si
volt verso la spiaggia. Il senatore e sua figlia erano ancora dove li aveva lasciati e Sempronio alz una
mano vedendo che Catone guardava nella loro direzione. Catone, conscio del suo nuovo rango e della
responsabilit, fece un semplice saluto e poi si volt. Fece voto di dimostrarsi degno della fiducia del
senatore e, cosa ancora pi importante, del suo amico Macrone. Giur che non avrebbe avuto pace fino
a quando il gladiatore non fosse morto, e lui fosse stato finalmente libero di tornare da Giulia.
...
.
...
FINE.
...
.
...
NOTA DELLAUTORE
Questo romanzo ha preso vita durante un viaggio a Creta, qualche anno addietro. Avendo
esaurito la solita lista degli antichi insediamenti greci, ho colto lopportunit di esplorare le rovine della
citt romana di Gortina, distrutta da un grande terremoto nella met del I secolo. Soltanto una piccola
parte della citt  racchiusa nel perimetro del sito ufficiale ai piedi dellacropoli. Il resto si trova nei
campi sullaltro lato della strada principale, ed  soltanto vagando attraverso gli ulivi che si pu capire
davvero quanto fosse estesa e impressionante la capitale della provincia.
Mentre passeggiavo tra le rovine mi  venuto in mente che lepoca del terremoto coincideva con
il periodo in cui Macrone e Catone tornavano dalle loro avventure in Giudea e in Siria. E se fossero
stati coinvolti nel caos che era seguito al terremoto? Quali effetti avrebbe avuto un tale evento in una
provincia come Creta? Mentre pensavo alle varie possibilit ho compreso che una delle conseguenze di
un disastro naturale  il disordine sociale. I sopravvissuti frugano tra le macerie in cerca di provviste,
mentre legge e ordine collassano: nel caso specifico, cera anche la questione di come avrebbe risposto
la popolazione degli schiavi dellisola allopportunit di sfuggire alla loro condizione. Per cui concepii
lidea di una rivolta di schiavi. Se gli insorti volevano ottenere qualcosa dovevano avere un leader
carismatico  un guerriero. Un gladiatore era la soluzione pi naturale. Ma volevo un uomo che odiasse
Roma in generale e Macrone e Catone in particolare. Mi ci vollero un paio di settimane per trovare il
mio antagonista. Come sempre quando mi blocco su un punto dellintreccio, porto il cane a fare una
passeggiata tra le rovine della citt romana di Venta Icenorum, a un chilometro e mezzo da casa mia. A
met delle mura, mi sono ricordato di Aiace, del suo dolore per la morte del padre e del terribile destino
che lo attendeva, condannato alla schiavit alla fine del romanzo The Eagle Prophecy. Adesso avevo
un uomo nel cui petto bruciava selvaggiamente la fiamma della vendetta.
Listituzione della schiavit giocava un ruolo importante nella societ e nelleconomia
dellimpero romano e della precedente repubblica. Lenorme espansione del potere romano nel
Mediterraneo, cominciata nel III secolo a.C., port allasservimento di un gran numero di uomini,
donne e bambini delle popolazioni sottomesse. Alla fine del secolo, un terzo della popolazione
dellItalia era composta di schiavi. Molti venivano fatti lavorare nei possedimenti rurali che stavano
aumentando di numero e trasformando il paesaggio agricolo, poich i ricchi avevano comprato le
piccole fattorie cadute in disuso mentre i loro proprietari rimanevano lontani per anni impegnati in
campagne militari.
Lesistenza di uno schiavo era spesso misera. La grande maggioranza degli schiavi era
condannata a una vita di lavoro in condizioni durissime, sottoposti a una brutale disciplina. Era il caso
soprattutto di coloro che lavoravano nelle miniere, nei cantieri e nei campi  spesso incatenati gli uni
agli altri.
Cerano due categorie di schiavi: quelli che erano di propriet dei privati e quelli che
appartenevano allo Stato. Questi ultimi erano spesso pi fortunati perch era meno probabile che
venissero venduti di nuovo, e avevano il permesso di possedere qualcosa. Gli schiavi dei privati
facevano parte della familia del proprietario; se servivano nella casa erano parte della familia urbana,
mentre se lavoravano nei campi erano annoverati tra la familia rustica. Per tutti gli schiavi le
condizioni di vita potevano essere infernali. Un ricco romano, Publio Vedio Pollione, come
intrattenimento per gli ospiti delle sue feste, era solito gettare degli schiavi in una piscina di anguille
che mangiavano carne umana. Un sadico della peggior specie, senza dubbio. Un esempio pi
rappresentativo del tipico proprietario di schiavi viene fornito dallo storico romano Plutarco, che
descrive un uomo che fustigava spesso i suoi schiavi per ogni piccola mancanza e si sforzava di creare
unatmosfera di gelosia e sfiducia tra di loro.
Non  strano allora che fin dai primordi della schiavit gli schiavi abbiano cercato di resistere
allasservimento con piccole azioni di sfida, tentativi di fuga (spesso coronati da successo) e rivolte
occasionali, alcune delle quali costituirono un grave pericolo per Roma, soprattutto quella che ebbe
luogo in Sicilia e che port Spartaco sulla penisola italiana. Sarebbe sbagliato, tuttavia, presumere che
limpulso alla resistenza e alla ribellione fosse diffuso tra tutta la popolazione di schiavi. La possibilit
che potesse nascere una sorta di consapevolezza di classe era controbilanciata da altri fattori. Innanzi
tutto gli schiavi erano un gruppo eterogeneo per origine e lingua, una caratteristica su cui i loro padroni
puntavano molto, assicurandosi di separare i compatrioti, per quanto possibile. In secondo luogo, quelli
che erano nati in schiavit non avevano alcuna memoria di una vita di libert e nessuna patria in cui
tornare. Infine, la schiavit stessa era organizzata in maniera gerarchica e quegli schiavi che se la
cavavano abbastanza bene cercavano di differenziarsi dagli altri, piuttosto che diventare dei punti di
riferimento.
Di conseguenza le rivolte rimasero quasi sempre episodi isolati e sfociarono nel semplice
brigantaggio. Se, tuttavia, fosse accaduto un evento che riguardava tutta la popolazione, allora le
condizioni sarebbero state mature per una ribellione pi ambiziosa. Ho pensato che il terremoto a Creta
poteva creare le circostanze appropriate per far esplodere una tale rivolta. Con un capo come Aiace, un
rivolta del genere sarebbe stata una grande minaccia per limpero, per lesempio che avrebbe dato a
tutti gli schiavi. La memoria del grande gladiatore, il generale Spartaco, si sarebbe riaccesa nei cuori e
nelle menti degli schiavi di Roma.
I combattimenti dei gladiatori erano una delle tradizioni che i romani avevano ereditato dagli
etruschi. In origine, i gladiatori lottavano nel corso di un sacrificio di sangue rituale durante i funerali,
ma nellatmosfera frenetica dellultimo periodo repubblicano alcuni politici ambiziosi cominciarono a
organizzare combattimenti dei gladiatori per ottenere il sostegno popolare. Fu il primo imperatore,
Augusto, a dare inizio alla pratica di tenere i giochi gladiatori esclusivamente per intrattenere il popolo
romano. In seguito, gli imperatori continuarono sulla stessa scia, e alcuni offrirono spettacoli in cui
migliaia di lottatori venivano uccisi contemporaneamente. I gladiatori venivano reclutati tra le file dei
soldati catturati, tra i criminali condannati e persino tra volontari che aspiravano ad acquisire fama e
fortuna nellarena. Laddestramento veniva svolto in speciali scuole gladiatorie, dove le reclute
dovevano sottostare a un durissimo regime ideato per aumentarne la forza e lagilit prima di essere
destinati a un ruolo particolare  nel caso di Aiace, si trattava di un combattente pesantemente armato.
Solo alcuni gladiatori conquistarono un grosso seguito, come i pugili moderni o le stelle del cinema, e
ottennero a volte la libert, mentre la maggior parte era destinata a essere ferita o uccisa. In tali
circostanze  una ironia gratificante che uomini come Spartaco fossero in grado di usare il loro
addestramento contro i vecchi padroni, con un certo successo.
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SIMON SCARROW.
...
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FINE.